LO SPETTACOLO - "La Guerra di Jak": a Opera Prima un tuffo nella realtà

Protagonisti dello spettacolo Maria Clara Mussa e Daniel Papagni intervistati da Silvia Frisina, per la regia di Agnese Chiara D'Apuzzo e Zahira Silvestri. Due giornalisti indipendenti che ci raccontano la guerra dal loro punto di vista

Parole di Carta è una rubrica che fa parte della rassegna Emergenze e Dintorni della Scena ospitata da Opera Prima, che ad ogni appuntamento permette al pubblico di conoscere un libro e un autore attraverso diversi linguaggi: musica, recitazione e l’intervista giornalistica.

Ogni volta è un viaggio all’interno di un universo, un mondo spesso totalmente sconosciuto, o conosciuto solo in maniera apparente e superficiale. Domenica 31 gennaio il pubblico è stato portato in Afghanistan, non catapultato tra immagini di terrore e guerriglia, ma con dolcezza in punta di piedi.

Ospiti d’eccezione dello spettacolo La Guerra di Jak sono stati la giornalista Maria Clara Mussa e il fotoreporter Daniel Papagni, inviati di guerra indipendenti. Attraverso le foto del libro Afghanistan Impresa Italia e le domande della giornalista Silvia Frisina, autrice del format Parole di Carta, hanno raccontato un mondo quasi sconosciuto al pubblico italiano.

Seguendo la missione di pace dell’esercito italiano hanno conosciuto luoghi e popoli che stanno vivendo una tragedia e hanno raccontato una realtà che per noi è impensabile: la condizione della donna, i bambini, i soldati afghani, gli Insurgents talebani, la vita dei soldati italiani, il glorioso passato culturale di una terra che è stata luogo di turismo, paese all’avanguardia fino agli anni ’70.

Oggi una realtà sempre in bilico, dove tanti ragazzi italiani e non solo hanno trovato la morte nonostante siano andati in quel paese in missione di pace. Una realtà di cui i telegiornali non raccontano sempre tutto, che a noi sembra lontana, quasi fosse un film, sicuramente drammatico ma non reale, ma che invece ogni giorno è fatta di miserie, di condizioni di vita precarie e di lotta continua.

Maria Clara Mussa e Daniel Papagni hanno raccontato solo qualche episodio, alcuni davvero cupi ed emozionanti, altri più gioiosi e leggeri, delle loro vite avventurose, fatte di una passione bruciante, spesso al limite dell’incoscienza, ma che permette loro di testimoniare in prima persona di luoghi, fatti e avvenimenti.

Un modo per osservare ma anche per essere attivi, fare la loro parte, rendersi utili, addirittura salvare delle vite umane. Due personalità fortissime, impegnate ma anche ironiche e solari, due professionisti che hanno dimostrato la vera vocazione giornalistica: l’osservazione della realtà per informare al di là di linee editoriali, di politiche nazionali e via dicendo.

Uno spettacolo che regala tantissime emozioni, ma soprattutto dà uno scossone a chi è comodamente seduto nella sua poltrona ad osservare da lontano; che regala con generosità e comunque leggerezza una serie di spunti di riflessione fondamentali per tornare alla cruda realtà dei fatti, per essere grati della propria condizione, ridimensionare i problemi e avere uno sguardo più critico rispetto a quanto viene propinato dalla televisione.

Un’ora e mezza passata in un soffio, tra un racconto e l’altro, con un pubblico totalmente rapito dalle parole e dalle immagini che Maria Clara e Daniel hanno portato con loro, e nel momento in cui l’Acco Ensemble Quartet ha suonato le note conclusive, è stato palese il rammarico di non poter ascoltare le loro storie ancora, per ore e ore.   

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