Cultura

La vittoria sulla palude e l’edificazione delle città di fondazione nell’Agro pontino

Città nuove che offrono un vissuto articolato e un crogiuolo di culture, sono state protagoniste del ‘900 italiano

fotto tratta da Wikipedia

Ritenute un imponente strumento propagandistico del regime fascista e al tempo stesso un innovativo esperimento sociale, le città di fondazione, Latina per prima, caratterizzano buona parte del territorio pontino.
Per definizione una città di fondazione è un nucleo urbano che non nasce spontaneamente ma su un preciso progetto in un luogo adibito e attrezzato alla vita e al lavoro dell’uomo.  Le città di fondazione erette nel periodo fascista grazie alle imponenti opere di bonifica delle paludi pontine, ne sono un grandioso esempio.

L’agro pontino e la lotta contro la palude

Sin dai tempi dei Romani, si è cercato di bonificare le zone paludose a sud di Roma, tanti tentativi, alcuni dei quali sono riusciti a bonificare parzialmente delle zone dove è poi passata la Via Appia, sono poi falliti per l’insufficiente sviluppo tecnologico del tempo. Anche nel corso del Medioevo diversi papi avevano sovvenzionato progetti di bonifica spesso naufragati per l’alto costo o per mancanza di idee valide. Persino Leonardo Da Vinci, impressionato dalla resistenza di questi luoghi malarici, progettò un sistema di canali e idrovore che non fu messo in pratica a causa della morte di papa Leone X prima degli inizi dei lavori. Il progetto di Leonardo sarà fondamentale per lo sviluppo della bonifica del periodo fascista.

La bonifica integrale delle paludi pontine

I vari tentativi di bonifica avvenuti nel corso della storia non andarono a buon fine, o comunque non furono duraturi, per via della conformazione del territorio, posto sotto al livello del mare. Non era sufficiente creare dei canali di scolo delle acque, occorrevano delle macchine che pompassero l’acqua togliendola dai canali e ne agevolassero il fluire verso il mare. La continua stagnazione dell’acqua facilitava il proliferare della zanzara anofele, causa di epidemie di malaria e di innumerevoli morti, anche durante la bonifica del periodo fascista. Iniziata nel 1928, la bonifica delle paludi pontine di protrasse fino al 1942 quando Arrigo Serpieri, l’allora sottosegretario del ministero dell'Agricoltura dichiarò conclusa la bonifica di oltre 6 milioni di ettari su tutto il territorio italiano, di cui ben oltre 100mila solo nell’Agro Pontino, che era ormai percorso da ben oltre 2000 km di canali di scolo artificiali.

L’edificazione delle città di fondazione

Il progetto della bonifica integrale delle paludi pontine, come di quelle in altre zone d’Italia (Emilia Romagna, Sardegna e Puglia), nasceva per diverse valide motivazioni: la prima era quella igienico sanitaria, la malaria mieteva vittime su vittime e le cure ancora erano sperimentali; la seconda era di ordine economico, l’Italia aveva bisogno di uscire dalla crisi attraverso il lavoro e il fabbisogno di grano e prodotti agricoli era alto; terza e non meno importante era di tipo propagandistico, portare a termine qualcosa in cui tantissimi per secoli non erano stati in grado, sottolineava la grandezza, la forza e l’abilità del regime fascista. Indipendentemente dalle motivazioni, ettari ed ettari di terreni coltivabili furono assegnati a coloni venuti dal nord, soprattutto Veneto, Friuli ed Emilia, oltre 4000 case coloniche sorsero. Il vasto territorio fu suddiviso in modo che i poderi fossero serviti da borghi con i principali edifici pubblici: la scuola, la chiesa, la casa del fascio e il credito agricolo. Il primo borgo edificato in territorio pontino fu Borgo Podgora nel 1927, che a quei tempi si chiamava Sessano per via del rudere della torre di Sessano presente nelle vicinanze. Oltre ai borghi, che avevano una funzione prettamente strumentale e non erano pensati per essere abitati in massa, vennero edificate le cosiddette città di fondazione. La prima a sorgere fu Littoria, oggi Latina, nel 1932 a seguire Sabaudia nel 1933, Pontinia nel 1935 e Aprilia nel 1936. Queste città avevano in comune una pianta lineare e geometrica legata a un concetto di funzionalità degli spazi, secondo i dettami dell’architettura razionalista: edifici squadrati, imponenti torri e ampi piazzali nel centro delle città. Il progetto di Littoria fu affidato a Oriolo Frezzotti che pensò di far nascere la città su due arterie stradali principali: una che da Roma si dirigeva verso Terracina e l’altra che dai Monti Lepini conduceva al mare, e intorno ad esse ha fatto erigere, secondo una geometria perfetta, gli edifici del centro della città.

La popolazione e i dialetti

A Littoria in particolare, ma anche nelle altre città di fondazione dell’Agro Pontino, giunsero dunque coloni da Veneto, Emilia Romagna, Friuli e Marche che si insediarono accanto agli abitanti dei paesi delle zone limitrofe, giunti nelle Città Nuove nella speranza di condizioni economiche e di vita migliori. Si è così attuato un processo difficile di integrazione e formazione di un sentimento di appartenenza che ancora oggi a distanza di oltre 80 anni deve consolidarsi. Dunque Latina, già Littoria, si fonda su un crogiuolo di dialetti, tradizioni e stili di vita che va ad arricchirsi ancor di più negli anni ’70 e ’80 con una nuova ondata migratoria soprattutto dalla Campania per via dell’annessione alla Cassa del Mezzogiorno della provincia pontina, e l’apertura di diverse aziende in svariati ambiti. La città dunque non ha un vero e proprio dialetto, se non un nuovo rielaborato romanesco infarcito di vocaboli mutuati dai dialetti dei paesi montani nel nord della provincia, e del napoletano nel sud pontino. Per questo le città di fondazione sono ancor oggi intese come un incredibile esperimento sociale non ancora concluso.

Questa storia così complessa, questo stratificarsi di tradizioni, la loro architettura e il paesaggio oggi così diverso da un tempo hanno permesso a città così giovani di avere un vissuto tanto corposo da renderle affascinanti e contraddittorie allo stesso tempo. Città ancora da scoprire da un punto di vista turistico, studiate e apprezzate dagli appassionati di architettura e della storia del ‘900. Città che sorgendo hanno cambiato totalmente la connotazione ambientale del passato, con la conseguente perdita, o impoverimento di alcune specie animali e vegetali, che si tenta di preservare con il Parco Nazionale del Circeo, anch’esso istituito in epoca fascista (1934).

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