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Forse non tutti sanno che: leggende mistiche della provincia pontina – parte 4°

In passato i fenomeni naturali a cui non si sapeva ancora dare spiegazione hanno dato lo spunto per racconti e leggende fantastiche o a sfondo religioso

Ci sono tantissimi luoghi della provincia pontina che custodiscono leggende, racconti e suggestioni di vario tipo. Tra questi alcuni sono legati al culto religioso. Nascono dall’osservazione di fenomeni naturali ai quali secoli fa non si sapeva dare spiegazione oppure da racconti popolari e ad ogni generazione si arricchiscono di particolari, fino a cambiare di molto dalla versione originaria.

Leggenda di San Giovanni Battista Formia

La città di Formia è devota a San Giovanni Battista, che lo ha eletto patrono della città. Attorno alla figura del Santo ci sono molte leggende, alcune delle quali relative alla sua morte che, secondo i Vangeli, avvenne per ingiusta decapitazione il 29 agosto per ordine di Erode ma ordita da Erodiade e sua figlia Salomè.
La tradizione popolare formiana collega a questo episodio la maledizione che colpì le due donne, condannate per l’eternità a solcare i mari su una trave infuocata lamentandosi e portando sciagure a chi si fosse imbattuto in questa trave infuocata.
L’episodio è entrato nell’immaginario collettivo tanto che si tramanda che la notte del 29 agosto sia possibile vedere questa trave infuocata galleggiare in mare. Si racconta che addirittura a un pescatore capitò di vedere le vele della sua imbarcazione prendere fuoco proprio come se fossero attraversate dalla trave maledetta. Con il tempo i racconti popolari e le leggende legate alla notte del 29 agosto e alle apparizioni della trave infuocata nelle acque a largo di Formia si sono moltiplicate, parallelamente a quelle più positive legate alla data di nascita di San Giovanni Battista, il 23 giugno, giorno in cui viene celebrato il santo, tanto che si narra che alla vigilia della festa patronale i pescatori di Formia entrano nello specchio di mare più vicino alla città ritenendo che per quella notte le acque del mare diventino taumaturgiche e dolci.

La Montagna Spaccata e la Grotta del Turco a Gaeta

Altro luogo altamente mistico, e non solo per la presenza del santuario della Santissima Trinità, è la Montagna Spaccata le cui vertiginose fenditure, dovute alla conformazione geologica delle rocce e alla presenza di moltissime acque sorgive che vi scorrono nelle profondità e modellano la roccia, sono ritenute miracolose. Si narra infatti che alla morte di Gesù Cristo, il Monte fu squassato da una terribile terremoto che squarciò la roccia, da allora viene considerato un luogo sacro.
A questa credenza si ricollega direttamente la misteriosa e incredibile impronta cosiddetta “del turco” che dà il nome anche alla famosa grotta. Si racconta che in un tempo lontano i pirati saraceni si nascondessero nella spaccatura della montagna per tendere degli agguati alle navi mercantili che passavano nei paraggi. Un giorno un turco, cosiddetto infedele perché non cristiano, non credendo al fatto che la Montagna fosse consacrata a Dio ne ebbe la prova non appena appoggiò la mano su una roccia, che si squagliò sotto il suo tocco lasciando l’impronta che ancora oggi è ben visibile.

Ovviamente ci sono fenomeni scientifici ben precisi dietro le forme delle rocce della montagna, ma questo genere di storie aumentano il fascino di questi luoghi già bellissimi e spettacolari.

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