Domenica, 1 Agosto 2021
Cultura

L’ex carcere borbonico di Santo Stefano verso un nuovo futuro: diventerà un polo culturale all'avanguardia

Proseguono i lavori di recupero e Guido Garavoglia, presidente dell’Associazione per Santo Stefano in Ventotene ONLUS che ha dato l’avvio a tutto, fa il punto della situazione e le prime proiezioni per il futuro

Quando un luogo non solo è una costruzione di fine Settecento che riprende la planimetria del Teatro San Carlo di Napoli, non solo fino al 1965 è stato luogo di detenzione dura dove venivano rinchiusi per lo più dissidenti politici, antifascisti, padri costituenti e futuri presidenti della Repubblica, ma diviene un elemento simbolico e possibile luogo di cultura, è giusto preservarlo, restaurarlo e dargli una nuova vita, una nuova utilità pubblica.

Da questo assunto è partita nel 2010-2011 la fervente attività dell’Associazione per Santo Stefano in Ventotene ONLUS. Un gruppo di privati cittadini con diverse professionalità, non potendo più guardare passivamente il progressivo decadimento di una struttura così importante, con il sostegno dell’amministrazione locale si è battuto per il recupero e la valorizzare l’ex carcere borbonico che si trova a Santo Stefano, l’isoletta satellite di Ventotene. Da allora molta strada è stata fatta, non senza difficoltà, ma sempre con la consapevolezza di non poter abbandonare a sé stessa una testimonianza storica, umana e architettonica del genere.

Ma come è avvenuto tutto ciò? Ce lo racconta Guido Garavoglia, presidente dell’Associazione per Santo Stefano in Ventotene ONLUS.

L’associazione nasce con l’obiettivo di recuperare e valorizzare l’ex carcere borbonico di Santo Stefano. Un percorso che negli anni è stato pieno di ostacoli. A che punto del progetto siamo oggi? Quali sviluppi ci sono stati? Quali le aspettative per il prossimo futuro?

GG: "Ci stiamo impegnano come associazione sin dal 2010-2011 periodo in cui purtroppo di Santo Stefano si parlava poco e questo luogo oramai stava proprio per crollare. La svolta c’è stata all’inizio dell’anno scorso quando è stata nominata commissaria straordinaria dal Governo Silvia Costa che, nonostante le restrizioni dovute al COVID, ha dato un impulso fortissimo al progetto nel giro di pochi mesi. In primo luogo sono stati ultimati i lavori di somma urgenza, è stata bandita la gara per la messa in sicurezza di molte parti del carcere, edifici e sentieri connessi con i lavori che dovranno partire a ottobre. Tra fine giugno e inizio luglio dovrebbe essere bandito anche il concorso internazionale di progettazione, dedicato alle attività che verranno svolte all’interno del carcere, che sono moltissime: dalle residenze artistiche al percorso museale di visita dell’intero complesso, alle iniziative ambientali. Tutta una serie di cose che si sviluppano su tre assi principali: uno è quello storico del carcere, di recupero e di visita, l’altro è quello ambientale e il terzo riguarda gli aspetti europei e mediterranei. In questa ottica, ricordando che Ventotene è stata la culla del manifesto dell’Europa Unita, si terranno una serie di iniziative in ambito euro-mediterraneo. Questo vorrebbe essere un progetto pilota che faccia da battistrada per altre iniziative riguardanti altre piccole isole del Mediterraneo, un progetto importante a cui la commissaria si sta dedicando con grandissima passione e tenacia. C’è un cronoprogramma molto fitto che dovrebbe terminare nel 2025, quindi a regime tutto quanto dovrebbe essere pronto per il 2026. Ad ogni modo in questi anni il carcere si potrà visitare, perché l’idea è quella di consentire ai visitatori, per esempio anche agli studenti di architettura, di seguire questo progetto pilota, che anche dal punto di vista architettonico è una cosa impegnativa e sfidante, che farà scuola. Dovrebbe esserci proprio in questi giorni un’ordinanza di riapertura del Comune dopo il ripristino di alcuni punti pericolanti".

Nel 2016 sono arrivati i finanziamenti governativi: 70 milioni di euro per la messa in sicurezza e poi il restauro dell’ex carcere che diventerà un polo culturale all’avanguardia, con tecnologie sostenibili, che ospiterà un museo, convegni, eventi, residenze d’artista e visite guidate. Una vera e propria rivoluzione che si svolgerà nel rispetto dell’ambiente, in quanto Santo Stefano e Ventotene fanno parte di un’area naturale marina protetta, e nella promozione di un turismo di alto livello e destagionalizzato.

Alle importanti sollecitazioni delle amministrazioni e dei governi che avete portato avanti, e alla campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica come rispondono i cittadini? Sia gli abitanti di Ventotene che i visitatori e turisti?

GG: "Noi abbiamo sempre avuto un rapporto molto stretto con le amministrazioni comunali, sia l’attuale che la precedente. Il problema per le amministrazioni erano principalmente le risorse, dato che per effettuare un recupero del genere si parla di cifre davvero importanti. Ricordiamo che il governo nel 2016 ha stanziato 70 milioni di euro, che saranno appena sufficienti per portare a termine il progetto di recupero. Per cui, nonostante l’interesse e la buona volontà delle amministrazioni locali, non è stato possibile fare passi avanti per anni. Per quanto riguarda la cittadinanza abbiamo cercato di fare opera di sensibilizzazione per far comprendere che il progetto di recupero di Santo Stefano avrebbe avuto ricadute positive anche su Ventotene dal punto di vista turistico e ambientale. È una cosa che abbiamo fatto attraverso colloqui e incontri, perché inizialmente c’era una certa diffidenza. Si tendeva a vedere questo progetto come una cosa diversa dallo sviluppo di Ventotene, come una cosa a sé stante. Adesso le cose sono molto cambiate, grazie a una serie di incontri fatti l’anno scorso, e anche grazie alla commissaria che ha coinvolto tutte le realtà locali. In questo momento c’è un consenso molto ampio, perché si è capito che recuperare questo luogo vuol dire dare un grossissimo aiuto al futuro sviluppo economico, turistico e culturale di Ventotene. Oggi è una cosa assodata, in passato lo è stata molto meno".

Dunque Santo Stefano con l’ex carcere e Ventotene in quanto sede di confino dove è stato redatto il Manifesto di Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni, un documento che ha gettato le basi per l’Unione Europea, si apprestano a diventare, oltre che i luoghi incantevoli che già conoscevamo, anche luoghi di arte, scienza, storia, cultura e memoria, che siano apripista per altri progetti altrettanto ambiziosi e virtuosi.

L’impegno profuso negli anni dall’Associazione per Santo Stefano in Ventotene ONLUS inizia a vedere i suoi frutti, nel 2026 l’ex carcere borbonico di Santo Stefano dovrebbe essere una realtà concreta e pulsante, ma già oggi fa parlare di sé oltre i confini italiani “Il progetto – conclude Guido Garavoglia – è ormai noto a livello internazionale, in questi giorni sono usciti due articoli che lo riguardano sulla CNN e sull’importante quotidiano spagnolo La Vanguardia, in cui si da conto molto dettagliatamente di quanto si sta facendo a Santo Stefano. La nostra ambizione, e quella della Commissaria Costa, è quella di portare all’attenzione dell’Europa e del mondo questo progetto, non limitarlo a un ambito regionale o nazionale, per favorire anche un turismo internazionale di qualità”.  

Il video del regista Salvatore Braca, presente sul sito ufficiale della ONLUS, racconta lo sviluppo del progetto di recupero dell’ex carcere Borbonico di Santo Stefano

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