Tra curiosità e passione: il cantautore Roberto Ventimiglia si racconta

Primo album da solista del giovane cantautore pontino: in uscita il 12 febbraio Bees Make Love To Flowers di Roberto Ventimiglia

Foto tratta dalla pagina Facebook di Roberto Ventimiglia

Uscirà il 12 febbraio l’album d’esordio, Bees Make Love To Flowers, di Roberto Ventimiglia, giovane cantautore pontino che dopo studi classici, militanza in alcune band locali, ha deciso di intraprendere la carriera solista.

Composto tra maggio e ottobre 2017 tra Italia e Inghilterra, Bees Make Love To Flowers consta di sei brani per voce e chitarra registrati in casa, in maniera artigianale. Un album delizioso che si caratterizza per sonorità acustiche, riflessive e rilassanti che presentano spunti di riflessione e nascondono un sostrato da grande appassionato di musica.

Abbiamo incontrato Roberto Ventimiglia e gli abbiamo fatto qualche domanda per conoscerlo un po’ e conoscere la sua musica.

La tua storia con la musica, quando è iniziata? È una passione che ti è stata trasmessa o è nata spontaneamente dentro di te? Quali sono state le tappe fondamentali di questa “unione”?

Roberto Ventimiglia: la passione per la musica mi è stata trasmessa sicuramente, perché a casa i dischi, grazie a mio padre, arrivavano quotidianamente. Non ricordo bene i vinili, ma ricordo perfettamente quando papà portava a casa le musicassette, e soprattutto i primi cd usciti sul mercato. L’amore verso il disco, gli album, il rapporto stretto con la musica mi sono stati proprio tramandati. In famiglia nessuno suonava qualche strumento, ma intorno ai 12 anni ho chiesto una chitarra, e non l’ho mai lasciata. In casa c’è sempre stata una presenza fortissima di musica: mia madre ascoltava moltissima musica italiana, era una grande fan di Renato Zero, con mio padre ascoltavo più musica inglese. Da ragazzino ho cominciato a studiare la chitarra da autodidatta, ma essendo per natura molto curioso, col passare degli anni ho sentito l’esigenza di studiare musica, volevo andare a fondo, smontare gli ingranaggi per capirne il meccanismo. Il mio viaggio nel mondo della musica è iniziato prendendo lezioni private, poi mi sono laureato al DAMS indirizzo musica a Tor Vergata e Diplomato in Composizione qui al Conservatorio di Latina. Io la definirei proprio una storia d’amore che va felicemente avanti.

La tua infanzia è stata dunque influenzata dagli ascolti più disparati e hai una formazione classica. Quale percorso ti ha portato a esprimerti in un determinato genere piuttosto che in un altro? È stata una scelta voluta e ricercata o una naturale evoluzione?

Roberto Ventimiglia: sì, la mia è stata una formazione composita, da autodidatta prima e poi ho seguito studi specifici. Essendo sempre fortemente guidato dalla curiosità nel corso degli anni ho amato scoprire sempre nuove cose, lasciarmi emozionare, in certi periodi anche andare in fissa per qualcosa. Mi sono sempre lasciato condurre dalla curiosità, quindi la mia è stata una naturale evoluzione. Ovviamente c’è sempre un’inclinazione naturale, non mi avventurerei mai a scrivere pezzi dance per esempio, ma mi getto nelle cose in maniera curiosa e spericolata.

Dai Desert Motel alla carriera solista, come ti è sembrato compiere questo passo? Quando hai preso la decisione di lanciarti senza il supporto di una band?  È cambiato qualcosa nel tuo modo di comporre e nel tuo approccio alla musica? Se sì, che cosa?

Roberto Ventimiglia: non è cambiato il mio approccio alla musica e al modo di comporre. Nei Desert Motel l’autore principale era Cristiano (Cristiano Pizzuti, leader dei Black Tail, n.d.r.), noi mettevamo qualcosa di nostro in fase di arrangiamento, ma gli input principali venivano da lui. La differenza più grande ora è che, essendo da solo, faccio tutto da me. Però mi piace, una volta scritto un pezzo, mandarlo a degli amici e confrontarmi con loro. Sono sempre molto recettivo rispetto ai consigli e alle suggestioni che arrivano dagli altri.

Bees Make Love To Flowers è il tuo primo lavoro come solista. Spesso capita che il primo album sia il più rappresentativo. Cosa c’è di Roberto Ventimiglia in queste sei canzoni? In che periodo della tua vita arriva Bees Make Love To Flowers?  Raccontaci la “gestazione” e la realizzazione dell’album.

Roberto Ventimiglia: posso risponderti seguendo due livelli: quello pratico e quello un po’ più romantico. Dal punto di vista pratico il disco è nato molto velocemente, ho seguito un iter lavorativo abbastanza rapido: ideazione e scrittura sono avvenute tra maggio e settembre, a fine ottobre i brani erano registrati e tutto era pronto per andare in stampa. Secondo me, e veniamo al lato un po’ più romantico, il tutto è venuto fuori da un processo molto più lungo: durante il periodo degli studi ho tenuto in sospeso il mio rapporto con questo genere musicale, in quel periodo ho provato a coltivare altri aspetti della mia anima. Quindi questo cd è il risultato di una voglia e un’esigenza che ho tenuto da parte per qualche anno. Quasi come se avessi nascosto la polvere sotto il tappeto, ma alla prima folata di vento si è alzato il tappeto e tutto è volato via, uscito di getto. Il disco, sebbene sia stato realizzato tutto nella seconda metà del 2017, in modo abbastanza rapido, è un qualcosa che si è sviluppato in me in maniera inconsapevole da molto prima, forse anche anni.

Atmosfere intime, dolci, sognanti, con richiami al mondo animale e ai sentimenti: queste le principali caratteristiche di questo lavoro in uscita a febbraio. Come nascono i tuoi brani? Cosa ispira i testi e le musiche?

Roberto Ventimiglia: questo album è una specie di diario. Di solito quando si scrive si mette sempre un qualcosa di autobiografico. In questo caso lo è stato ancor di più, perché mi son trovato a dover comunicare delle cose a una o più persone senza poterlo fare apertamente, la musica è stato il veicolo per farlo.
In questi sei brani ho raccontato dei momenti particolari tra il maggio e il settembre 2017, un periodo di snodo della mia vita, un anno che è iniziato in maniera difficile ma che è poi andato migliorando anche grazie a un soggiorno in Inghilterra. Le canzoni sono una sorta di fotografia di un momento, mi piace pensare alla musica come fotografia di un attimo, gli album musicali come album di foto.
In altri casi invece mi sono state raccontate storie che mi hanno affascinato e ho deciso di parlarne. Per esempio la scelta della figura dell’ape, ormai per me molto importante, per il brano che da il titolo all’album, viene da un episodio che una mattina mia madre mi ha raccontato: mentre stendeva i panni in giardino si è soffermata a lungo a guardare incantata un’ape che entrava e usciva dalla corolla di un fiore, con fare certosino. Questo piccolo aneddoto mi ha affascinato e l’impegno dell’ape nel fare una piccola cosa mi ha fatto riflettere su come spesso ci perdiamo nei grandi concetti, come per esempio l’amore, ma in realtà sono cose che agiscono a livelli, non più bassi, ma più semplici. L’ape dunque è un individuo sociale, che svolge la sua attività in solitudine, ma poi torna all’alveare a condividere il risultato del suo lavoro, come mi piacerebbe che facesse anche la mia musica.

Tu canti in inglese. Come mai questa scelta? Ha a che vedere con la scena musicale italiana?  Ti piacerebbe vivere e lavorare all’estero?

Roberto Ventimiglia: mi piacerebbe molto vivere e lavorare all’estero, per questa curiosità che mi caratterizza. In Inghilterra sono stato benissimo, mi sono sentito a casa da subito, mi sono sentito parte di quella cultura, sebbene non rinnegherei mai le mie radici italiane. Mi sento profondamente italiano, un italiano-europeo.
La scelta dell’inglese non ha niente a che fare con la scena musicale italiana, per me è più un fatto di formazione. I dischi che arrivavano in casa quando ero ragazzino erano per il 95%, anche 98%, anglofoni. Mio padre era un fan sfegatato dei Creedence Clearwater Revival e del grande rock degli anni ’60 e ’70, più tutta l’ondata di gruppi inglesi e americani degli anni ’90 dai Nirvana ai Radiohead, quindi per me è stato naturale comporre testi in inglese. Nella quotidianità sono ovviamente italiano, ma da un punto di vista musicale mi sento di madrelingua inglese, perché quello è il suono che ho avuto nelle orecchie sin da bambino: per me l’inglese è la lingua della musica. Ascolto anche tanta musica italiana, ma mi sento più a mio agio nell’esprimermi in inglese.

Il tuo cd uscirà il 12 febbraio, dove si potrà acquistare? Hai in programma dei live per promuoverlo? Dove potremo sentirti dal vivo?

Roberto Ventimiglia: Sicuramente i primi passi li muoverò in zona, ma sto lavorando per cercare di promuovere il disco anche fuori. Essendo da solo, con la mia voce e la mia chitarra, è una cosa che posso organizzare più facilmente. Il disco può essere acquistato digitalmente nei canali ufficiali e store digitali classici: Amazon, Google Play, Itunes o sulle piattaforme streaming come Spotify, dal 12 febbraio saranno tutti attivi. Il cd potrà essere acquistato sul mio profilo Bandcamp.


Per avere maggiori informazioni e restare aggiornati sui live e future uscite musicali è possibile seguire la pagina facebook di Roberto Ventimiglia.

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