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Bainsizza, l'impianto bio che ha risollevato la sorte dei terreni incolti circostanti

E' il primo della provincia. Usa tecnologie tedesche, leader dell'energia rinnovabile, che permettono di non inquinare e che ha permesso di ricoltivare 140 ettari di terreno rimasto incolto

Produrre biogas ed energia termica a partire da prodotti e sottoprodotti dell'agricoltura è l'attività costante dell'impianto di Agri Power Plus, a Borgo Bainsizza, di proprietà del gruppo Esco Lazio. Il primo in provincia a svolgere tale attività, e periodicamente aperto al pubblico per mostrare la sua attività.

Inaugurato nel 2011, si compone di 2 ettari e mezzo di terreno, acquistato dall'azienda florovivaistica Selecta, vicina di casa, che dall'apertura dell'impianto si rifornisce dell'acqua calda prodotta da Agri Power.

"L'Italia è il secondo Paese al mondo per utilizzo di energia rinnovabile - ha sottolineato l'amministratore delegato Lamberto Gravina, a capo del tour della sua azienda - davanti ha solo la Germania, a seguirla la Cina: per questo i nostri impianti seguono una tecnologia tedesca".  Dopo l'entrata nell'impianto, sono alcuni tecnici a spiegarne il funzionamento, che ricalca il processo di digestione dei bovini: "Si parte dai prodotti e sottoprodotti organici, ma non rifiuti. Si parla di mais, sorgo, cocomeri, cipolle e altra frutta e verdura, integrati dalle deiezioni degli animali allevati nella zona". Dà la precedenza ai prodotti a chilometri zero, dunque, la Agri Power. "Questi vengono fatti fermentare in apposite vasche chiamate digestori. Il tutto avviene in assenza di ossigeno ma in presenza, per il 50%, del metano: in questo modo viene prodotto il biogas. E' un ciclo che dura 50 giorni", hanno spiegato.

"Il biogas alimenta, a sua volta, un generatore, che produce energia elettrica. Questa viene immessa e venduta alla rete elettrica nazionale - ha specificato Lamberto Gravina - Altro nostro prodotto è l'energia termica, in forma di acqua calda, che viene ceduta alla Selecta, vicina di casa, la quale la usa per riscaldare le sue serre".

In più, le biomasse fermentate diventano un ottimo concime e fertilizzante per il terreno. Questo, in gergo tecnico, si chiama 'digestato', hannno spiegato dall'azienda. In questo modo, l'azienda riesce a produrre circa 8 milioni di chilowattora all'anno per la Selecta e altri 7,8 per l'Enel. Per alimentare i digestori, l'azienda utilizza circa 22 mila tonnellate di biomasse ogni anno, tutte della zona.


Una tecnologia all'avanguardia e totalmente green, perciò, "che ha contribuito a ricoltivare 140 ettari di terreno in passato rimasti incolti, diventando autore della rinascita di una zona agricola prima in decadenza - ha aggiunto ancora Gravina - In più, con questa tecnica non consumiamo più del 1,8% dell'energia disponibile, ed è tutta rinnovabile, quindi ha ridotto del 60% le emissioni di gas nocivi per il clima".

"L'utilizzo dell'energia rinnovabile è una novità degli ultimi 20 anni, che permette di risparmiare sui combustibili come il petrolio: ogni anno ne consumiamo, in energia, 88 mila barili, ma la sua riformazione è sempre più lenta, e arriverà a costare sempre di più - ha poi concluso l'amministratore delegato - Alcuni comitati ci contestano, soprattutto per gli odori, ma è tutto inodore. In più, puntiamo a usare il più possibile il 'greening' per non inquinare.  Scegliendo anche di non massimalizzare la produzione, vista la povertà dei terreni circostanti".

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