Giovedì, 18 Luglio 2024
L'audizione

I procuratori di Roma in commissione: "Caso di Aprilia paradigmatico di una mafia autoctona"

Le mafie nel Lazio secondo l'analisi della procura nell'audizione in commissione antimafia, alla luce delle recenti di inchieste che hanno riguardato Aprilia e la Capitale

“In forme diverse, la presenza della criminalità organizzata di tipo mafioso continua a farsi sentire a Roma città, nei centri dell'area metropolitana e in altre province del Lazio, con le caratteristiche delle mafie tradizionali. E si espande in tutte le aree e i settori che consentono di riciclare il denaro nelle attività più diverse, quali l’edilizia, la logistica, la ristorazione e l’attività ricettiva”. Sono le parole del procuratore di Roma Francesco Lo Voi, che insieme alla procuratrice aggiunta Ilaria Calò, ha parlato in commissione parlamentare antimafia del radicamento delle mafie nel Lazio, all’indomani delle operazioni che hanno riguardato Aprilia, con l’arresto di 22 persone tra le quali il sindaco Lanfraco Principi, e con altre 18 misure cautelari scattate a Roma nell’ambito di una seconda inchiesta che costituisce uno stralcio dell’attività di indagine che ha riguardato il nord della provincia pontina.

A proposito del riciclaggio di soldi e delle infiltrazioni della criminalità nelle attività economiche, il procuratore Lo Voi ha precisato che occorre prestare particolare attenzione all’utilizzo delle “facce pulite”. “Quasi mai – ha detto – è un mafioso a trattare direttamente, ma soggetti appunto puliti e senza precedenti che, proprio per questo, possono muoversi liberamente”.

Importante l’approfondimento sulle tipologie di mafie presenti nel Lazio fatto dalla procuratrice Calò. “Esiste nel Lazio una particolare complessità data dalla coesistenza di strutture diverse così ripartite: mafie tradizionali, mafie autoctone, organizzazioni criminali che utilizzano metodi mafiosi. Spesso il legame con la ‘casa madre’ rappresenta un elemento di rafforzamento dei gruppo locali, in altri casi si assiste invece alla costituzione di vere e proprie cellule locali”. Un esempio delle “locali di mafia” citato dalla procuratrice riguarda anche il sud pontino, con una sentenza definitiva che “riconosce un’associazione di tipo mafioso come vera e propria proiezione del clan dei casalesi sul territorio”. Lo stesso esempio riguarda la locale di ‘ndrangheta riconosciuta ad Anzio e Nettuno, confermata da sentenze di primo e secondo grado.

Quanto accaduto poi ad Aprilia, che entra con forza nell’analisi della commissione antimafia, “è paradigmatico della caratteristica autoctona del gruppo creato, che non disdegnava ma anzi andava a cercare i collegamenti con ndrangheta e camorra per rafforzare la propria posizione”.

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