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Venerdì, 14 Giugno 2024
Politica

“Braccianti obbligati a fare il saluto romano nelle aziende pontine”: il caso arriva in Parlamento

L’interrogazione del deputato del Pd Arturo Scotto, dopo l’articolo di Marco Omizzolo e di Sandro Ruotolo sul quotidiano Domani: “Il Governo è a conoscenza di questi fatti? Quali azioni intende intraprendere?”

Emergono dei particolari inquietanti tra le pieghe del fenomeno del caporalato e dello sfruttamento dei lavoratori agricoli nelle campagne della provincia pontina. E vengono alla luce grazie a un articolo del quotidiano Domani a firma di Marco Omizzolo e di Sandro Ruotolo e di un’interrogazione del deputato del Pd Arturo Scotto secondo cui all’interno del sistema di sfruttamento alcuni lavoratori stranieri vengono costretti ad abbassare il capo o a fare il saluto romano davanti all’effige di Benito Mussolini, così come altri braccianti vengono minacciati con armi. 

Uno spaccato agghiacciante di quanto avverrebbe nelle campagne della provincia pontina con imprenditori che troppo spesso vivono del fenomeno del caporalato come le numerose inchieste degli ultimi anni purtroppo raccontano. Raccontano di lavoratori sottopagati, sfruttati, umiliati, costretti a vivere al limite della dignità umana. 

“Diverse importanti operazioni contro sfruttamento, padronato e caporalato condotte dalle forze dell'ordine e dalla magistratura hanno spesso disvelato la complicità di professionisti e dirigenti pubblici, che intervengono a vantaggio di sfruttatori e imprenditori criminali rendendo più sofisticato e articolato il sistema agromafioso vigente - si legge nell’interrogazione che riprende l’articolo di Domani -. Molti studi, ricerche e inchieste, condotte ad esempio da Eurispes, In Migrazione, Cgil, Legambiente, Medu, Emergency, Nazioni Unite e altre organizzazioni denunciano il persistere di forme organizzate di sfruttamento e violenza nei riguardi in particolare dei braccianti di origine straniera che, a partire dall'assunzione di sostanze dopanti per reggere lo sfruttamento, arrivano fino a condizioni di segregazione e schiavitù”. 

E ancora. “Tra le più inquietanti costrizioni cui sono costretti i braccianti, si annovera l'obbligo, imposto dal datore di lavoro o dal caporale indiano, di abbassare il capo o fare il saluto romano dinanzi all'effige o busto del dittatore Mussolini presente in alcune aziende agricole pontine. Si tratta - si legge ancora nel testo - di una forma di un'umiliazione che indica la precisa collocazione di alcuni imprenditori nel quadro di un ‘fascismo agrario’ che è, come sempre, in chiara contraddizione con lo Stato democratico vigente. A quanto si apprende, il loro scopo sarebbe quello di ‘insegnare’, come è stato più volte riferito, l'ordine superiore al quale i lavoratori stranieri devono sottostare, ricordando loro che ‘in Italia comandano gli italiani’ e che ‘il fascismo è la fede politica nella quale credono i padroni’”. 

In alcune delle aziende, prosegue poi l’interrogazione, “secondo alcune testimonianze, sarebbero nascoste armi come pistole e fucili, alcune regolarmente detenute, utilizzate per ricattare e/o impaurire i braccianti stranieri”. 

Alla luce di questi elementi il deputato Scotto chiede ai ministri dell’Interno, del Lavoro e delle Politiche sociali, e dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, se “il Governo sia a conoscenza dei fatti, quali iniziative – per quanto di competenza – intenda intraprendere al riguardo” e anche “se non ritenga che il contrasto allo sfruttamento, al padronato e al caporalato nell'agro pontino, come nel resto del Paese, debba tornare a essere una priorità per la politica nazionale a tutela della dignità di tutti i lavoratori e le lavoratrici, come anche il fondamentale contrasto alle mafie e ad ogni loro declinazione, fino alla loro definitiva sconfitta, e se non ritenga di assumere una ferma iniziativa anche nei confronti dell'inquietante inneggiamento al fascismo che viene perpetrato nei territori del basso Lazio”.

Sul tema nei giorni scorsi è intervenuta anche la Cgil di Latina e Frosinone la quale attraverso una nota ha condannato “fermamente questi episodi, che ci riportano - si legge - al periodo più buio della nostra storia. Tutta la nostra organizzazione è da sempre impegnata nei luoghi di lavoro e non solo nella lotta ai nuovi fascismi, agli atteggiamenti autoritari e a ogni tipo di violenza e discriminazione. La difesa dei diritti dei lavoratori e la promozione di una società giusta e democratica - conclude il sindacato - rimangono al centro della missione della Cgil, che continuerà sempre a battersi per un futuro libero da ogni forma di oppressione”. 

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