Politica

Alternativa Pontina, convegno provinciale dell'area nazional-popolare

Al centro della discussione durante l'incontro che si è tenuto sabato 24 marzo nel capoluogo le modalità per arrivare ad un'unità di azione attorno a progetti condivisi

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di LatinaToday

Il 24 marzo 2012 si e svolto a Latina il convegno provinciale dell'area nazional-poplare organizzato da Alternativa Pontina, raggruppamento che vede unite Forza Nuova e Fiamma Tricolore.

Erano presenti Gianguido Saletnich Coordinatore Regione Lazio per Forza Nuova, Giampaolo Costa Coordinatore di Fondi per Forza Nuova, Marco Tovalieri Coordinatore di Latina per Forza Nuova, Emiliano Ciotti candidato sindaco per Alternativa Pontina nel comune di S. Felice al Circeo, Vincenzo Stravolo in qualità di responsabile Dipartimento politiche Sociali per Forza Nuova Napoli, oltre varie realtà politiche e culturali che si riconosscono nel negli ideali dell'area nazional-popolare.

Il convegno ha voluto essere un "laboratorio politico" che possa essere d'esempio per tutta l'Italia. Si e discusso di come arrivare ad un'unità d'azione intorno a progetti comuni e condivisi, per giungere alla fine a quell'auspicata, ormai da oltre un decennio, unità formale. Segue l'intervento di Vincenzo Stravolo sul tema del convegno:

"All'esito di innumerevoli tentativi di ricompattare la cosiddetta area, dobbiamo prendere atto di quello che è, senza mezzi termini, un fallimento.

In tutta obiettività, occorre convenire su di un dato inoppugnabile: nell'area antagonista sociale ed identitaria ci sono una miriade di partiti, tanti, troppi, soprattutto se rapportati al numero dei militanti. Assistiamo così a casi di movimenti che, nella migliore delle ipotesi, annoverano pochissime decine di attivisti, una o due, e non per questo disdegnano di pretendere un ruolo.

Bisogna essere chiari: un movimento politico deve essere rappresentativo di una pluralità. Nella maniera piu' assoluta. Altrimenti, diversamente, si riduce ad essere autoreferenziale e rappresentativo solo della sua, cosiddetta, dirigenza.

Ebbene, quanti sono i movimenti che possono vantare una presenza su scala nazionale, ovvero in tutte le provincie d'Italia? Uno, due, al massimo tre?
Alla luce di questa sconfortante ma inoppugnabile verità, va da sé il ritenere che l'unità dell'area intesa come accordo di tutte le forze sedicenti dell'area antagonista sociale ed identitaria sarà letteralmente impossibile fin quando non si avrà la modestia di comprendere che rappresentare se stessi è inutile, controproducente e dannoso, nella misura in cui tanto servirà solo a disorientare i simpatizzanti e, in definitiva, l'elettorato.

Ostinarsi a tenere in piedi dei piccoli, quando non piccolissimi gruppi, che sono l'uno la copia dell'altro, che si distinguono dagli altri così come il crine si differenzia dal capello, significa intestardirsi in una esperienza fallimentare e controproducente. Occorre assolutamente capire che in un ora grave come questa, in cui le forze tecnocratiche bancarie stanno definitivamente svendendo l'Italia ai poteri forti, non bisogna assolutamente arroccarsi nelle proprie piccole, se non piccolissime posizioni, non bisogna pretendere di sedersi al tavolo delle trattative. Bisogna solo ed esclusivamente che coloro che rappresentano solo se stessi, comprendano che è arrivata l'ora di aggregarsi.

Senza condizioni, senza preclusioni, arruolandosi nelle fila di quel movimento, che piu' di altri sarà capace di rappresentare le istanze della comunità militante del socialismo nazionale. Non una infinita schiera, uno sterminato cartello di nomi e di movimenti, dunque. Ma uno solo, due, al massimo tre sigle, dotate di un minimo di rappresentatività che non può assolutamente essere disgiunta dalla presenza uniforme su tutto il territorio nazionale.

L'unità dell'area, dunque, avverrà allorquando vi sia un movimento che abbia una forza tale, da fagocitare tutti gli altri, nel supremo interesse della nazione, vincendo così i particolarismi, gli egoismi e, in ultima analisi, gli infiniti casi di microducismo che tanta responsabilità hanno avuto, e tutt'ora hanno, nella frammentazione dell'area e, in ultima analisi, nel disorientamento dell'elettorato e nella letale dispersione delle sue simpatie."
 

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