Sabato, 15 Maggio 2021
Politica

“Quello che fa le indagini lo abbiamo messo noi”: scoppia il caso Durigon al Governo

Il deputato pontino e sottosegretario all’Economia finito al centro di un’inchiesta di FanPage. Chieste le sue dimissioni

Quello che indaga della Guardia di Finanza.. il generale… lo abbiamo messo noi”: a parlare, ripreso con una telecamera nascosta facendo in qualche modo capire di non aver paura degli sviluppi sul caso dei 49 milioni confiscati alla Lega dalla procura di Genova, è il deputato pontino e sottosegretario all'Economia Claudio Durigon finito al centro di un’inchiesta giornalistica di FanPage. Parole pesanti il cui eco politico si sta diffondendo ancora in queste ore agitando anche il Governo.

La questione oggi pomeriggio è emersa, infatti, anche durante i lavori della Camera, dove è nato uno scontro verbale quando Eugenio Saitta del Movimento 5 Stelle ha chiesto che il ministro dell'Economia Daniele Franco riferisse sulle affermazioni del deputato pontino, uomo di spicco della Lega e molto vicino a Matteo Salvini. Dal canto suo, interpellato dall’AdnKronos, che gli ha chiesto se fosse preoccupato per la vicenda del video, Durigon ha risposto: “No, sono tranquillissimo". "Sto lavorando sul dl Sostegni - ha poi aggiunto -, posso dire che siamo a buon punto, lunedì avremo sicuramente una giornata impegnativa su quelle che potranno essere le varie approvazioni".

Sulla vicenda è intervenuta oggi l’esponete pontina del Movimento 5 Stelle Gaia Pernarella. “Tutto potrei essere tranne che sorpresa. La prima puntata dell'inchiesta di Fanpage sul partito della Lega e in particolare sulla formidabile ascesa del dirigente Ugl, il pontino Claudio Durigon, racconta alla ribalta nazionale quanto nella provincia di Latina tanti sanno ma troppi hanno fatto a lungo finta di non vedere nonostante l'incessante lavoro della Magistratura e di pochissimi cronisti, uno tra questi è il blogger di LatinaTu Bernardo Bassoli che nel video di Fanpage compare, che si sono presi l'onere di mettere quotidianamente in fila tutti i tasselli del complicato puzzle costituito da imprenditori, sindacati, politici, tanti soldi e rapporti con pezzi di criminalità organizzata” ha commentato la consigliera regionale.

Nell’inchiesta viene ricostruito il rapporto tra lo stesso sindacato dell’Ugl e la Lega e non mancano i riferimenti anche alle campagne elettorali di Latina e Terracina e ai presunti rapporti con i clan locali. Nel servizio diversi anche i nomi che vengono fuori, come ad esempio quello di Luciano Iannotta, recentemente coinvolto nell’operazione Dirty Glass. “I rapporti della Lega con il sindacato Ugl e con i clan che hanno pesantemente influenzato le campagne elettorali di Latina, Terracina e non solo sono da tempo sotto gli occhi di tutti e noti sin dall’operazione Alba Pontina, e poi nelle operazioni che hanno toccato Aprilia con protagonista l’uomo riconosciuto vicino alla ‘ndrangheta Gangemi, e ancora nella successiva Dirty Glass con al centro l'imprenditore Iannotta, già presidente del Terracina Calcio. Un coacervo di interessi che in provincia di Latina altri prima di me - prosegue Pernarella -, hanno definito come terra della ‘quinta mafia’ ovvero incontro tra gruppi criminali diversi ma associati nella gestione del territorio con l’aiuto di innumerevoli cosiddetti colletti bianchi. Di fronte a tutto questo, e l’inchiesta di Fanpage aiuta a portare alla ribalta nazionale questa drammatica situazione, è quanto mai necessario implementare le indagini, fare ulteriore luce dove necessario. Prima di ogni altra cosa però - conclude la consigliera regionale pontina -, auspico chiarimenti o le dimissioni irrevocabili del sottosegretario Durigon le cui dichiarazioni in questo ruolo sulle attività investigative, come già sottolineato dal gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle, destano profondo sconcerto e imbarazzo”.

Di “profondo sconcerto e imbarazzo” ha parlato il M5S Latina commentando l’inchiesta di FanPage “che, come una bomba, è deflagrata sul suolo pontino". Il movimento auspica “che la video-inchiesta passi al vaglio degli organi giudiziari e amministrativi al fine di verificare la presenza di responsabilità individuali in merito a possibili reati o danni erariali; che venga revocata la delega al sottosegretario Durigon da parte del presidente del Consiglio Draghi; che venga individuato e destinato ad altro incarico, a scopo cautelativo, il generale della Guardia di Finanza citato dal deputato; che si biasimi e censuri il comportamento di un parlamentare che appare palesemente al di fuori dell’alveo stabilito dall’articolo 54 della Costituzione il quale vorrebbe i cittadini, a cui sono affidate funzioni pubbliche, impeccabili sotto il profilo della disciplina e dell’onore".

Sul caso è intervenuto oggi anche Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana, che consiglia al senatore Salvini di “smetterla con le sue ossessioni nei confronti delle Ong e di dedicarsi piuttosto a quanto viene denunciato” su Durigon. "Gli intrecci societari, le commistioni affaristiche tra Lega e società private, il rapporto strano tra Lega e Ugl, i rapporti ambigui con mondi legati alla criminalità organizzata appaiono estremamente preoccupanti e necessitano della massima chiarezza e trasparenza. È per questo che chiediamo al presidente Draghi di fare chiarezza e pulizia. Presenteremo un'interrogazione parlamentare perché il governo risponda alle troppe pagine oscure in questa vicenda. E agli amici del Pd e del M5S chiediamo di non essere silenti”.

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