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Domenica, 27 Novembre 2022
Politica

Elezioni regionali, nel centrosinistra si cerca il nome che metta tutti d'accordo

Pd e M5S sono all'opera per trovare un candidato civico che piaccia a entrambi, ma ci sono incognite che potrebbero far saltare tutto. Nel frattempo D'Amato scalpita, ma nel partito c'è chi si è spazientito

Il tempo stringe, la campagna elettorale è alle porte e anche se Nicola Zingaretti ancora non si è dimesso, la necessità nel centrosinistra è quella di chiudere la partita sul campo largo. Nel pomeriggio di oggi, 3 novembre, il consiglio regionale si riunisce per proseguire la discussione sul collegato al bilancio, ultimo atto della legislatura. Fuori il lavoro prosegue: Pd e M5S sono a caccia di un nome che metta d'accordo tutti. 

Pd e M5S a lavoro per trovare un candidato civico che tenga in piedi il "modello Lazio"

Fino a circa dieci giorni fa il tema principale era questo: il campo largo si fa o no? Dai democratici sostenevano di sì, o almeno filtrava un ottimismo tale da poter considerare la partita ben avviata a livello locale, in attesa di un rasserenamento dei rapporti tra i leader nazionali. Adesso le carte in tavola sono cambiate e sembrerebbe che a distribuirle ci sia soprattutto Giuseppe Conte. La riproposizione del "modello Lazio" che ha governato la regione per un anno e mezzo sarà possibile solo se verrà trovato un candidato civico. Non solo: non deve "pendere" troppo da nessuna delle due parti. C'è chi cita l'ex ministro Andrea Riccardi, ma ha già rifiutato. C'è chi fa il nome dell'ex presidente del Consiglio ed ex presidente del Pd Paolo Gentiloni, ma potrebbe essere visto dai Cinquestelle - soprattutto dalla base - troppo sbilanciato sulla metà campo dem. E allora i vari Bruno Astorre, Enzo Foschi, Sara Battisti, Valentina Corrado e Roberta Lombardi proseguono nell'opera di scouting. 

La posizione di Conte tra smentite e opportunità

Al di là delle fresche smentite arrivate dallo staff di Conte ("la girandola di nomi che viene alimentata ogni giorno è una lotteria a cui non abbiamo mai contribuito e a cui non siamo interessati a partecipare"), l'interlocuzione tra l'ex premier e Francesco Boccia del Pd, preferito al segretario Enrico Letta per i noti dissidi estivi, va avanti. Conte sa benissimo che il rischio di correre nel Lazio da solo - anche se con qualche puntello da parte di esponenti della sinistra extra Pd - sarebbe enorme, anche perché i nomi più forti sul territorio, ovvero le assessore uscenti Lombardi e Corrado, non sono candidabili in virtù del vincolo del doppio mandato imposto dallo statuto del Movimento. C'è poi una questione di opportunità e, se vogliamo, di etica: davvero Giuseppe Conte vuole dare uno schiaffo a Zingaretti e Leodori, i due che hanno permesso al M5S di governare il Lazio con un ruolo di primo piano? Tra le altre cose, l'accordo Pd-M5S aprirebbe a una possibile "diaspora" da parte di quei grillini da sempre avversi al campo largo, vedi l'ex sindaca Virginia Raggi e la sua cerchia ristretta. Il leader del Movimento si libererebbe di personaggi "scomodi", che già ad agosto ha bloccato impedendone la candidatura alle parlamentarie, non senza malumori da parte dei diretti interessati. 

La "scheggia impazzita" D'Amato e il ruolo di Leodori

Passando al Pd, c'è quasi la rassegnazione a dover cedere il passo sul nome: Daniele Leodori, vicepresidente e presidente pro tempore una volta che le dimissioni di Zingaretti saranno ufficiali, durante lo scorso fine settimana ha cercato di dare una smossa all'ambiente: "Ci vuole responsabilità, mettiamo da parte i personalismi e lavoriamo all'unità. Senza questa condizione io mi faccio da parte". Una stoccata nemmeno troppo velata a chi sta sgomitando per trovare uno spazio: Alessio D'Amato, assessore alla salute e candidato ideale di Carlo Calenda, che con lui salirebbe a bordo del campo largo quasi senza esitazioni. Lui, però, di civico non ha niente. Per quanto sia stato mediaticamente esposto per la lotta al Covid e la campagna vaccinale, D'Amato non è la figura sulla quale convergono le correnti democratiche nel Lazio. Anzi, sembra che le sue esternazioni mezzo stampa e il suo mettere in discussione l'alleanza con i Cinquestelle abbiamo spazientito più di un "pezzo grosso", Zingaretti in primis. Da quello che è stato possibile raccogliere da RomaToday, qualora saltasse l'operazione per un candidato civico, Leodori tornerebbe in pole position automaticamente.

Chi decide nel Pd: a qualcuno piace (ancora) Gasbarra

Certo è che nel Pd il dubbio su chi decida veramente, resta. Daniele Leodori è espressione di AreaDem, che nel Lazio fa riferimento al segretario Bruno Astorre. C'è però un movimento abbastanza insistente che fa pressione e non si nasconde neanche, che si riconosce in Goffredo Bettini e ha un filo nemmeno troppo sottile con il M5S. Il "guru" del Pd sponsorizza Enrico Gasbarra candidato e chissà che non stia già provando a farlo digerire a Giuseppe Conte, tra la presentazione di un libro e l'altra. A quel punto cosa dovrebbe fare il Pd laziale? Il cavallo di Troia sarebbe già dentro le mura. 

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