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Martedì, 16 Agosto 2022
Politica

Caos nel PD per le regionali. Interviene Letta e frena sulle primarie: "Lavorare per unità"

Il segretario ha incontrato Bruno Astorre e Francesco Boccia e ha chiesto unità interna, dopo lo scontro tra correnti per la designazione del candidato alle prossime elezioni del Lazio

A tentare di placare gli animi ci pensa Enrico Letta. Il segretario del PD interviene per stoppare la bagarre nel PD del Lazio in vista delle elezioni regionali del 2023, mettendo di fatto un freno all'ipotesi di indire le primarie. Ieri l'incontro con Francesco Boccia e segretario regionale del Lazio, Bruno Astorre, finito al centro delle polemiche di questi giorni. Proprio ad Astorre Letta ha chiesto di "lavorare per l'unità del partito, ricercando le massime convergenze possibili". Già, un'unità che è stata fortemente compromessa nell'ultima direzione regionale dello scorso lunedì. Cos'è accaduto?

La bagarre in direzione

L'incontro sulla carta doveva servire ad analizzare il recente voto amministrativo nei comuni del Lazio. Si è però trasformato in una resa dei conti tra correnti per la scelta del candidato presidente per la successione a Nicola Zingaretti (che lo ricordiamo ha lasciato il posto da segretario del partito più di un anno fa proprio in polemica con la continua guerra interna tra fazioni). Lo scontro aperto è sulle primarie. Quattro ore di dibattito concluse con l'intervento durissimo del segretario regionale Bruno Astorre, finito, con la corrente AreaDem, sostanzialmente isolato nella sua posizione di primarie aperte con più candidati democratici. 

La maggioranza, zingarettiani in testa, sembra piuttosto preferire il candidato unico per il PD, un po' il modello Roma che ha designato Roberto Gualtieri. Con l'ipotesi di far scendere in campo Enrico Gasbarra, ex presidente della provincia. Un nome che in molti danno già come tramontato ma che di fatto continua a circolare. Insomma, da una parte Astorre, dipinto dai più, dopo l'intervento in direzione, come "segretario di minoranza", dall'altro l'asse, ormai saldato, tra chi comanda in Regione e chi guida il Campidoglio. 

Una frattura che si poteva già prevedere dal discorso del ministro Dario Franceschini. Dal palco della tre giorni di Areadem in Toscana, aveva puntato il dito (pur senza nominarlo) contro l'ex segretario Zingaretti: "Le correnti sono un bene se sono luoghi in cui ci si incontra e si discute". Frasi che hanno subito scatenato le reazioni della fronda pro governatore del Lazio. Tensioni poi esplose appunto nella direzione dello scorso lunedì. Con la successiva richiesta di Letta di congelare al momento la corsa sui nomi andando avanti prima nella definizione del programma e della coalizione, per concentrarsi solo dopo l'estate sul nodo candidature. Di fatto una frenata all'ipotesi primarie. 

I nomi già in campo

Intanto lo ricordiamo, anche se non sono state ancora convocate, ci sono già due nomi in campo per i dem: Daniele Leodori, vicepresidente della Regione, esponente di Areadem ma appoggiato anche al di fuori della sua corrente, è colui che ha lavorato per l'ingresso dei 5 stelle in giunta. Cinque Stelle che infatti sarebbero i primi a gradirlo come candidato. Non gradirebbero invece Alessio D'Amato. L'assessore alla Sanità ha conquistato una grande popolarità per l'efficace gestione della pandemia di Covid. Un passato in Rifondazione, non è iscritto al pd, è appoggiato da Carlo Calenda ma anche da diversi esponenti democratici che ne intravedono potenzialità maggiori rispetto a Leodori per vincere la competizione elettorale. 

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