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Sanità / Formia

Manca il neurologo all'ospedale Dono Svizzero: la Asl attinge alla graduatoria a tempo determinato

Il consigliere regionale pontino Giuseppe Simeone: "Ho prontamente interessato la direttrice generale della Asl Silvia Cavalli, che è intervenuta con rapidità"

La figura di un medico, specialista neurologo, assente da oltre un anno a causa del pensionamento del professionista che ricopriva in precedenza l'incarico e che è andato in pensione. La criticità, che riguarda l'ospedale Dono Svizzero di Formia, sarà però presto risolta. Lo annunica il capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale Giuseppe Simeone.

"Ho prontamente interessato della situazione il direttore generale della Asl di Latina, Silvia Cavalli, che con rapidità è intervenuta, e per questo la ringrazio, comunicandomi oggi che la Asl di Latina sta procedendo allo scorrimento della graduatoria a tempo determinato dei neurologi per destinare un professionista in questa disciplina a Formia - spiega il consigliere regionale Simeone - Il tutto in attesa che la Asl Roma 1, che ha una graduatoria a tempo indeterminato, fornisca i nominativi richiesti. Si tratta di un passo avanti importante in termini di qualità dei servizi ed erogazione delle prestazioni all’ospedale di Formia che, in qualità di Dea di I livello, svolge un ruolo centrale nell’offerta sanitaria del comprensorio sud della nostra provincia. A causa dell’assenza di un medico neurologo ospedaliero nei mesi scorsi, nonostante il lavoro svolto da un medico Sumaista, in servizio nei poliambulatori dell’ospedale, si è cercato di tamponare la carenza in atto che ha comportato comunque il blocco, a marzo di quest’anno, delle prenotazioni al Cup per le visite neurologiche ed elettroencefalogramma (Eeg)".

"Il dirottamento dei pazienti a Latina - aggiunge il consigliere di FI - stava creando un surplus di mole di lavoro per l’ospedale Santa Maria Goretti che di questo passo rischiava di andare ulteriormente in sofferenza. Superare la cronica e strutturale carenza di personale medico nelle corsie ospedaliere e nei servizi territoriali è la vera sfida da vincere se vogliamo dare risposte ai cittadini sotto il profilo dell’accesso alle cure e, cosa più importante, per ridurre i tempi lunghissimi di attesa che contraddistinguono da anni e senza valide soluzioni all’orizzonte la nostra sanità. L’attuale carenza del numero di specialisti disposti a lavorare nel sistema sanitario nazionale e la difficoltà di trovarne altri che ne garantiscano il turnover sia nelle strutture territoriali che ospedaliere è ormai palese. Se intendiamo realmente arginare la debacle a cui il nostro sistema sanitario è destinato dobbiamo partire dal rinforzare le piante organiche dei nostri presidi ospedalieri e di prossimità in tutte le discipline. Solo investendo sulle criticità in atto il diritto alla cura verrà davvero rispettato”.

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