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Acqualatina, tutti i dubbi di Fratelli d'Italia sui lavoratori in cassa integrazione

Rampelli e Calandrini chiedono nuovamente delucidazioni sulle scelte della società e sui numeri dei bilanci

Chiedono delucidazioni sulle ragioni che hanno indotto Acqualatina a mettere in cassa integrazione parte dei dipendenti e i numeri dei bilanci che peraltro sono in attivo. Il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli e il senatore Nicola Calandrini tornano sulla vicenda che interessa il gestore idrico dichiarandosi insoddisfatti delle risposte al loro primo intervento.

“Vorremmo sapere quale siano stati gli indicatori economici, ovviamente presunti - scrivono gli esponenti di Fratelli d'Italia - sulla base dei quali Acqualatina ha deciso di mettere in cassa integrazione i dipendenti della società. Sappiamo dalla lettura dei bilanci che dal 2017 al 2018 l’azienda ha risparmiato grazie ai tagli ben 8 milioni di euro e che il bilancio è in attivo.  Peraltro, la società prima di prendere una decisione così importante e drammatica non ha presentato, almeno per senso di responsabilità territoriale e in quanto società con una maggioranza di capitale pubblico, il calcolo delle riduzioni di consumi da parte delle attività commerciali di cui parla che, presumiamo, possono essere abbondantemente compensate dall’aumento dei consumi privati". Rampelli e Calandrini chiedono inoltre i profili dei dipendenti che andranno in cassa integrazione.  "Ci auguriamo che par condicio anche tutto il Cda si decurterà gli emolumenti in sintonia con le decisioni prese per i lavoratori. Desta sconcerto la risposta dell’amministratore delegato Lombardi: crediamo poco probabile che l’Arera abbia consigliato di ricorrere alla cassa integrazione in quanto tale compito non rientra nelle finalità dell’Agenzia. Infine, alla frase secondo cui il ricorso a questo ammortizzatore sociale è – parole dell’ad - cautelativo in un’ottica di continuità del servizio e di mantenimento dell’equilibrio economico-finanziario aziendale” facciamo notare che la cautela non dev’essere fatta sulla pelle dei lavoratori. Non vorremmo che proprio l’applicazione di questo principio cautelativo fosse utile a mantenere l’equilibrio economico-finanziario aziendale. Il che sarebbe comprensibile per un colosso privato americano, ma non certo per una società a maggioranza pubblica - concludono - i cui soci sono i Comuni del territorio servito da Acqualatina”.

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