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Le dimissioni di Draghi non scuotono la Regione. Zingaretti verso il Parlamento. Nel Lazio due scenari per il voto

Escluso l'election day. Due gli scenari che aprono a due possibili date per la consultazione regionale

Ore di confusione in Regione Lazio. La crisi di Governo, sfociata nelle dimissioni di Draghi, e soprattutto la mancanza di un possibile accordo per un esecutivo di transizione, hanno portato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a sciogliere le camere e ad indire le elezioni per il 25 settembre. Cosa accadrà in Regione Lazio? Si sceglierà di andare a votare con le nazionali, con un election day che anticipa di sei mesi la naturale chiusura della legislatura o si andrà avanti?

Zingaretti in Parlamento

Ad alimentare il clima di incertezza quella che da mesi è data da tutti come una certezza, ovvero la candidatura in Parlamento (da decidere se alla Camera o al Senato, ndr) da parte dell'attuale governatore Nicola Zingaretti che, da tempo, ha già prenotato un seggio blindato in un collegio nel cuore di Roma. Lo scenario di un presidente candidato in Parlamento presta però evidentemente il fianco alle critiche del centrodestra che, puntuali, sono arrivate in mattinata. 

Fdi all'attacco

E' la consigliera regionale di Fdi Laura Corrotti a firmare la nota in cui attacca il governatore: "Zingaretti dopo aver tentato più volte di scappare dalla Regione Lazio per fare prima il ministro del governo Conte-bis e poi il sindaco di Roma, ora tenterà la scalata in Parlamento pur di lasciare il ruolo di governatore. Se si vuole candidare in Parlamento la Regione Lazio deve tornare al voto oggi: per Zingaretti il salto senza le dimissioni è formalmente possibile ma moralmente inaccettabile nei confronti dei cittadini laziali che subiscono da ormai dieci anni le conseguenze di una giunta disastrosa".

Smarrimento a sinistra

Se a destra si guarda ad un possibile tema per attaccare Zingaretti, a sinistra lo smarrimento è totale. Da un lato i destini della maggioranza Pd - M5s, dall'altra le possibili elezioni. Sullo sfondo le primarie, per la scelta del successore dell'attuale presidente, che tanto hanno animato il dibattito interno per settimane e che ora i più danno per morte. 

Al telefono in tanti hanno mostrato dubbi sulle future evoluzioni. A fare chiarezza e a tranquillizzare non ha aiutato il post di Zingaretti che su facebook stamattina è sembrato parlare quasi da candidato: "Ora proponiamo agli italiani di scegliere che Paese vogliamo essere. Un'idea di futuro possibile. Chiamiamo le migliori energie e intelligenze del Paese e indichiamo un futuro possibile più giusto, sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale. Con più lavoro, scuola, conoscenza e innovazione. Il Pd ha le carte in regola perché ha messo l'Italia al primo posto nelle scelte politiche compiute in questi anni, nella lotta sanitaria alla pandemia, nell'impegno per la rinascita. Questo ci verrà riconosciuto. Con passione buttiamoci nella battaglia per dare un futuro migliore alla nostra comunità".

"Nessuna crisi nella maggioranza regionale"

A placare le paure e dare una bussola un'agenzia ANSA che in queste ore sta correndo di whatsapp in whatsapp. Si citano fonti della Regione che tranquillizzano precisando il fatto che "non c'è una crisi politica, la maggioranza c'è e l'esperienza prosegue". Inoltre viene escluso un possibile election day con le politiche perché se Nicola Zingaretti dovesse candidarsi alle politiche la norma gli consente comunque di ricoprire la carica di presidente di Regione perchè non incompatibile con una candidatura.

Due scenari, due date per il voto regionale

Gli scenari, in sostanza, sono due. Il primo prevede le dimissioni di Zingaretti una volta ufficializzata la candidatura in Parlamento. A quel punto dovranno trascorrere 90 giorni per le elezioni. Tre mesi che rendono impossibile la concomitanza con il voto regionale. Il secondo scenario, possibile a rigor di legge, è quello di dimissioni a elezione avvenuta, quindi a ottobre, con il voto 90 giorni dopo. I due scenari aprono una forbice di possibile voto, ricadente tra metà novembre (nel caso di primo scenario) e fine gennaio metà febbraio (in caso di secondo scenario).

Mesi in più di vita quindi per l'attuale maggioranza regionale. Mesi di una prevedibile campagna elettorale con al centro l'opportunità da parte di Zingaretti di ricoprire contemporaneamente il ruolo di Presidente e di candidato al Parlamento. 
 

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