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Martedì, 28 Giugno 2022
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Referendum giustizia del 12 giugno: ecco i cinque quesiti per cui si vota

Tutte le informazioni sull'iniziativa popolare, spiegata quesito per quesito, per arrivare alle urne informati

Ill 12 giugno 2022 non sarà solo il giorno delle elezioni comunali. Tutti coloro che hanno diritto di voto potranno recarsi alle urne per votare il referendum sulla giustizia. Dei sei quesiti che erano stati presentati dalla Lega di Matteo Salvini e dai Radicali italiani, sono cinque quelli che hanno passato il vaglio della Corte Costituzionale. 

Vediamo nel dettaglio quali saranno le domande a cui si chiede una risposta agli italiani. Tenendo a mente che un referendum è valido se raggiunge il quorum della maggioranza assoluta, ecco cosa cambierebbe se il Paese votasse “sì” ai quesiti referendari del referendum sulla giustizia previsto per il 12 giugno 2022:

Quesito 1 - Abrogazione della Legge Severino

Il quesito numero uno ci chiede se vogliamo eliminare la legge Severino. Partiamo dunque dal capire che cosa sia questa norma. Chiamiamo col nome “Legge Severino” ( dal nome dell’allora ministro della Giustizia Paola Severino) il Decreto legislativo 235 del 2012, con il quale sono state introdotte delle disposizioni sull’incandidabilità di un politico a ricoprire cariche politiche o che introducono la decadenza del politico dal mandato. È incandidabile chi ha commesso reati per cui è previsto il carcere ed è stato condannato in via definitiva:

  • a più di due anni per i delitti di allarme sociale
  • a più di due anni per i delitti contro le pubbliche amministrazioni (Per esempio peculato, concussione, corruzione).
  • a più di due anni per i delitti non colposi per i quali sia prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni.

Se un politico viene condannato in via definitiva per uno di questi reati mentre ricopre una carica, determina la decadenza dal mandato, ma non prima che si sia espressa la Camera di appartenenza di quel politico. Questo vale per tutti i candidati, dalle comunali al Parlamento. Lo troveremo nella scheda per la votazione di colore rosso e se dovesse vincere il sì, verrebbe abrogato il decreto e si cancellerebbe così l’automatismo. In pratica non c’è più il decadimento o l’ineleggibilità automatica. Torna a essere il giudice che, in udienza, decide, in caso di condanna, di applicare o meno l’interdizione dai pubblici uffici.

Quesito numero 2: misure cautelari

Il quesito numero 2 vuole limitare le misure cautelari, cioè le limitazioni alla libertà personale che, in fase di indagine, il pm può chiedere di applicare su un indagato. Il giudice per le indagini preliminari può acconsentire o respingere. Le misure cautelari si dividono in personale e reali. Le prime agiscono sulla persona (per esempio custodia in carcere, arresti domiciliari, ma anche la sospensione della potestà genitoriale), le seconde vanno ad agire sui beni (per esempio sequestro di somme di denaro, di conti correnti o di altri beni di proprietà di qualcuno). Il quesito è contenuto nella scheda di colore arancione e se dovesse vincere il sì verrà abrogata la motivazione della possibile reiterazione del reato. Resterebbe in vigore la carcerazione preventiva per chi commette reati più gravi, ma si porrebbe un freno alla carcerazione preventiva.

Quesito numero 3: separazione delle carriere dei magistrati

Il quesito numero 3 riguarda la separazione delle carriere dei magistrati. Il nostro sistema giustizia di basa tutto su una separazione delle parti. C’è il pm che accusa, ci sono gli avvocati che difendono e poi ci sono i giudici che sono super partes e devono giudicare chi ha ragione fra accusa e difesa. Al momento però c’è un problema. Cioè c’è permeabilità fra chi accusa e chi giudica. Per cui, in teoria, ci sono magistrati che, dopo aver passato un decennio a fare indagini, diventano poi quelle figure neutre che dovrebbero guardare con distacco e equilibrio il dibattimento in cui si formano le prove. E' la scheda per la votazione di colore giallo e se dovesse passare il sì il magistrato dovrà scegliere all’inizio della carriera che ruolo vuole avere: se la funzione giudicante o requirente, per poi mantenere quel ruolo durante tutta la vita professionale.

Quesito numero 4: valutazione dei magistrati

Il quesito numero 4 punta ad abrogare le norme sulle competenze dei membri laici nei Consigli giudiziari. Il Csm ha fra le sue funzioni quello di valutare l’operato dei magistrati. Lo fa sulla base delle valutazioni che arrivano dai Consigli giudiziari, che sono organi ausiliari composti da cariche appartenenti alla magistratura e laici (professori universitari e avvocati) sparsi nei territori. Ad oggi la valutazione della professionalità e della competenza dei magistrati viene fatta solo dai magistrati che compongono i Consigli e non dai laici. La scheda è di colore grigio e se dovesse passare il sì anche i professori universitari e gli avvocati potrebbero dire la loro nel giudizio dei magistrati, incidendo sulle relazioni che poi arrivano sulla scrivania del Csm. 

Quesito numero 5: riforma Csm

Il quesito numero 5 va a modificare le modalità con cui si eleggono i membri del Csm. Il referendum vuole dunque cambiare il sistema di elezione della maggioranza togata. Ad oggi infatti un magistrato che vuole essere eletto, deve trovare dalle 25 alle 50mila firme per essere eletto. La scheda per la votazione sarà di colore verde e se dovesse vincere il sì verrebbe eliminata la raccolta firme e si tornerebbe alla legge originale del 1958, che prevedeva che tutti i magistrati in servizio potessero proporsi come membri del Csm presentando semplicemente la propria candidatura. 

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