Rischio idrogeologico del Rio Capodacqua, Legambiente: “No a progetti obsoleti”

L'intervento a pochi giorni dal Consiglio provinciale straordinario che si riunisce in maniera congiunta con i Consigli dei Comuni di Formia, Minturno e Spigno Saturnia

E’ fissata per lunedì 16 dicembre a Formia la seduta del Consiglio provinciale straordinario che si riunirà in maniera congiunta con i Consigli dei Comuni di Formia, Minturno e Spigno Saturnia: al centro il problema del rischio idrogeologico del Rio Capodacqua-Santacroce. Arriva a pochi giorni da quell’importante seduta l’intervento di Legambiente che ha inviato una nota al presidente della Provincia Carlo Medici e ai sindaci dei tre Comuni, Paola Villa Gerardo Stefanelli e Salvatore Vento. 

"Apprendiamo - scrive Dino Zonfrillo, presidente di Legambiente Circolo Comprensoriale Sud Pontino nella nota - che lunedì prossimo si riunirà a Formia, in seduta straordinaria, il Consiglio Provinciale congiuntamente ai consigli comunali dei tre comuni del basso Lazio, Formia, Minturno e Spigno Saturnia, per sollecitare interventi finanziati dalla Regione Lazio per affrontare il rischio idrogeologico costituito dal Rio Capodacqua-Santacroce che, alla luce delle recenti esondazioni avvenute in un tratto fortemente antropizzato, necessita, riportando affermazioni espresse da più parti, di interventi di messa in sicurezza. 

Pur astenendoci da entrare nel merito della vostra pubblica iniziativa, apprezzando però il metodo adottato orientato alla massima condivisione e trasparenza,  per ragioni di dovuto rispetto dei ruoli e competenze delle diverse istituzioni interessate come anche  per la molteplicità e complessità delle tematiche sul tavolo meritevoli di approfondimento prima di un giudizio complessivo - prosegue la nota -  non possiamo astenerci dal sottolineare che il Rio Capodacqua - Santacroce, per altro costantemente monitorato da Goletta Verde per le problematiche relative alla qualità delle acque, classificato di interesse comunitario per la presenza di specie a rischio di estinzione, è da decenni oggetto di incuria e degrado ambientale. Rappresenta infatti un esempio di errata gestione di un bene di straordinaria bellezza che poteva essere, e deve ridiventarlo, motivo di sviluppo ecosostenibile per l'intero comprensorio”. 

“Su un aspetto ci teniamo a ribadire la nostra ferma posizione ed è questo il motivo del nostro intervento. Qualora si arrivasse a programmare gli auspicati lavori di sistemazione - precisa Legambiente - riteniamo con convinzione che sia necessario adottare in sede progettuale le più recenti tecniche di ingegneria ambientale scartando sin da ora scelte proposte ed attuate negli ultimi anni, anche nel nostro territorio, che hanno scelleratamente portato alla cementificazione sistematica degli argini preceduta dal taglio indiscriminato di specie arboree fluviali. A ciò ha fatto seguito la desertificazione delle sponde in conseguenza di una grave compromissione ed impoverimento di habitat, spesso unici, trasformando così i fiumi in canali. Un esempio per tutti a noi vicino è il Rio Ausente, affluente minore del Garigliano, nel tratto tra Minturno e Santi Cosma e Damiano. 

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In definitiva questi rimedi- conclude Legambiente  - si sono rivelati costantemente peggiorativi anche sotto l'aspetto della sicurezza che era l'obiettivo ispiratore, favorendo una innaturale regimentazione del deflusso delle acque, come ormai riconosciuto anche da autorevoli studi, tra essi i rapporti dell'Enea,  provocando effetti distruttivi ed incontrollabili”.

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