Mercoledì, 20 Ottobre 2021
Politica

Province, Cusani: “Di nuovo il tormentone sull’abolizione”

Il presidente della Provincia torna sulla questione dell'abolizione delle Province che tocca molto da vicino anche la realtà pontina

Torna a ribadire il suo no all’abolizione delle Province. Il presidente di via Costa, Armando Cusani, in questi giorni è ritornato sulla delicata questione della soppressione e dell’accorpamento degli Enti provinciali tornando ancora una volta a sottolineare, ma lo aveva fatto più volte anche durante il governo Monti quando il decreto Salva Italia stava per essere messo in atto, come non siano le Province “il male” dell’Italia.

Di seguito la nota integrale del presidente della Provincia di Latina, Armando Cusani

Il tormentone sull’abolizione delle province, sulla sua inutilità non perde il suo slancio, anzi continua a tenere banco neanche fosse la riforma per salvare l’Italia. Contrariamente a quanto l’Europa ci suggerisce con la Carta delle autonomie locali, ratificata tra gli altri dall’Italia, e in senso opposto ad altre esperienze europee, che avvalorano la essenzialità per un buon governo del territorio di una istituzione intermedia di area vasta, l’Italia della crisi e delle indecisioni pone come priorità un provvedimento volto ad una cancellazione immediata dell’Ente provinciale, dimenticando che le Province sono l’1,26% della spesa totale, contro il 20% delle Regioni e il restante  è il costo dello Stato nella sua mastodontica complessità.
Così come ci si dimentica dello stuolo di costosissimi parlamentari dai quali attendiamo da anni risposte e fatti concreti, un rilancio agli occhi del mondo o che solo spazzassero via i 3127 enti strumentali, agenzie, Ato, Bacini Imbriferi Montani, che nel 2012 sono costati ai cittadini più di 7,4 miliardi di euro.  
Tutti contro le Province, ma nessuno si chiede perché le Regioni Ordinarie costino 404 euro l’anno a cittadino, mentre quelle a Statuto speciale arrivino ad oltre 4 mila euro l’anno pro capite. Eppure questi dati sono pubblici. Mi chiedo se chi continua a sostenere che bisogna cancellare il costo degli organi istituzionali delle Province sappia che questo è pari ad  1,77 euro l’anno a cittadino, contro gli oltre 14 euro l’anno, delle Regioni. O se qualcuno abbia mai cercato di vedere il lato positivo dell’Ente di area vasta, che non tocca la vita del cittadino in via immediata, ma laddove  l’interesse si fa interesse collettivo. E’ guardando il recupero dell’Opificio della Rossi Sud, che concretamente emerge l’impegno di idee e di risorse. Un sito dismesso, inquinato dall’Eternit, abbandonato alla sporcizia ed al degrado, alle porte del capoluogo è tornato ad essere un punto di riferimento importante proprio in questi giorni, in cui si è popolato di famiglie, bambini, giovani  della Provincia a gremire la piazza dell’agorà. Una kermesse che durerà l’intero anno, destinata a soddisfare il gusto di giovani e meno giovani, a supportare le tante aziende, imprese che godranno di una importantissima vetrina per il loro rilancio sul mercato.
Certo il dispendio di risorse non è stato indifferente, non può essere negato, ma diviene ragionevole laddove si consideri che si è trattato di un recupero di una superficie di 20 mila metri quadrati, conclusasi in 15 anni circa di lavori, per i quali la Provincia ha ricevuto critiche dagli scettici che non hanno creduto nella possibilità e nella concretezza dell’azione messa in campo.
Agli scettici come Striscia la Notizia, intervenuta per documentare l’asserito spreco, abbiamo risposto con i fatti, e non con fumose chiacchiere a malcelare la non conoscenza dei numeri della Rossi Sud, per risorse e spazi recuperati, per le destinazioni, per le competenze impiegate, per il tempo profuso per la realizzazione, per la mano d’opera impiegata.
L’opificio è solo un esempio di come la buona amministrazione delle Province può innescare processi virtuosi e condurre a raccogliere i frutti  del lavoro speso. Il porto canale di Rio Martino, è ancora un’altra realtà, annosa per la parte burocratica ed amministrativa, ma che prende corpo giorno dopo giorno sotto gli occhi di tutti: le risorse spese, tante e tante ancora ne serviranno per il suo completamento. Le nostre scuole tutte  investite, chi più chi meno, da interventi di messa a norma ed ammodernamento per offrire scuole che non siano solo un banco dove studiare ma luoghi dove crescere. Qualcuno sarà scontento, non tutte le buche sulle strade saranno state sistemate e non manca la consapevolezza in noi di dover fare di meglio, fare di più ed in fretta, migliorare i servizi resi intercettando il fabbisogno di tutti. Questo è un livello di governo che non entra in casa dei nostri cittadini,  non tocca il loro vivere quotidiano ma ne resta più lontano, ciononostante contribuisce al loro benessere anche se di natura più propriamente collettiva. Pensare di farne a meno, o mortificare il lavoro sinora fatto  non ci aiuterà, ne aiuterà i nostri 33 Comuni a stare meglio ma solo a rimpiangerlo quando sarà troppo tardi.
Allora possiamo dirci soddisfatti di qualcosa o restare delusi,  ma apprezzare comunque che qualcosa si è mosso, è già un atteggiamento certamente più costruttivo. All’Italia non serve più la superbia qualunquista che fa tutti gli italiani dei 'mister”' della nazionale, ma piuttosto la voglia di fare più che parlare; dare il proprio contributo  piuttosto che restare a guardare; imparare a distinguere per non continuare ad essere solo dei 'saputelli' da bar
”.

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