Giovedì, 18 Luglio 2024
Politica

In piazza per Satnam, Celentano dal palco: “Quella al caporalato è una guerra di civiltà da vincere tutti insieme”

Le parole della sindaca di Latina che ha partecipato alla manifestazione promossa dalla Comunità indiana del Lazio dopo la morte del bracciante 31enne che aveva perso un braccio in un incidente sul lavoro ed è stato abbandonato in strada senza essere soccorso

“Sconfiggere il caporalato è una guerra di civiltà. E le guerre di civiltà si vincono tutti uniti, perché nessuno può farcela da solo”: si è concluso così il discorso della sindaca di Latina Matilde Celentano che ieri, martedì 25 giugno, ha partecipato alla manifestazione che la Comunità indiana del Lazio ha promosso per Satnam Singh, il bracciante morto dopo aver perso un braccio in un incidente sul lavoro e abbandonato in strada senza essere soccorso.

Migliaia di persone, tra cui tantissimi lavoratori indiani, hanno preso parte al corteo che dalle autolinee è arrivato in piazza della Libertà da dove ha parlato anche la prima cittadina. “Noi parteciperemo a tutti i tavoli istituzionali che si faranno per contrastare il caporalato” ha detto Celentano nel corso della manifestazione tornando a sottolineare l’importanza anche della concessione dei permessi di soggiorno per regolare l’immigrazione clandestina. 

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Il discorso integrale della sindaca Celentano 

“Saluto le comunità indiane presenti a questa grande manifestazione contro il caporalato e lo sfruttamento in agricoltura che ho voluto fortemente sostenere, insieme agli assessori, ai consiglieri comunali, e ai numerosissimi cittadini presenti in questa piazza.
Ringrazio il presidente della Provincia, i sindaci del territorio e le loro amministrazioni comunali, che partecipano con convinzione e determinazione. Così come ringrazio le organizzazioni sindacali, in particolare la Fai-Cisl e la Uila, che hanno aderito a questa mobilitazione, al fianco della Comunità indiana del Lazio.
La morte di Satnam Singh ha profondamente toccato tutta la nostra comunità, perché sono stati lesi i diritti umani con azioni di crudeltà e violate le norme sulla sicurezza del lavoro. Il caporalato è una forma di schiavitù che non fa parte della nostra cultura, che non appartiene alla nostra città e alla nostra nazione. Intendiamo in ogni modo possibile impedire che domani ci sia un altro Satnam. Ma anche un’altra giovane donna come Soni, stravolta dal dolore e dalle atrocità subite dal marito. 
Non dimenticherò mai il suo sguardo perso nel vuoto. Una tragedia quella che l’ha colpita che non può lasciarci indifferenti. Una giovane donna privata del suo affetto più caro, lontana dalla famiglia. Per questo mi sono subito interessata affinché nell’immediatezza fosse seguita dai servizi sociali, richiedendo anche alla Asl un sostegno psicologico.
Soni mi ha espresso il desiderio di volere i genitori al suo fianco in questo momento così doloroso e con lei ho preso un impegno, ovvero che mi sarei attivata personalmente per far venire qui dall’India la madre e il padre. Per questa ragione, ieri mattina, ho preso contatti con il ministro degli Esteri Antonio Tajani e con la Farnesina per verificare se ci fossero le condizioni per favorire l’ingresso in Italia dei genitori della ragazza. E’ arrivata la buona notizia: la Farnesina si è attivata per il rilascio dei visti per la madre e la sorella di Soni per le quali è previsto un incontro nella sede diplomatica di New Delhi per organizzare il viaggio. 
Allo stesso tempo mi sono interessata affinché la giovane donna avesse nel nostro Paese una tutela legale, necessaria perché nessuno possa approfittarsi della sua fragilità, in questo momento particolare. Il presidente dell’Ordine degli avvocati di Latina, l’avvocato Giovanni Lauretti, da me contattato, si è reso disponibile a fornirle l’assistenza legale di cui necessita.
Per quanto riguarda il lutto cittadino preannunciato: confermo che ci sarà. Siamo in attesa di capire quali saranno le modalità con cui si svolgerà il rito funebre e le relative tempistiche per intervenire con un’apposita ordinanza che interpreterà il sentimento dell’intera città. 
La morte di Satnam ha toccato tutti noi e quello che possiamo e dobbiamo fare perché tutto ciò non accada mai più è un lavoro di squadra che non deve avere un colore politico. Il Comune di Latina ha dato un buon esempio, approvando all’unanimità un ordine del giorno finalizzato a promuovere la costituzione di parte civile nel futuro processo contro l’imprenditore attualmente indagato. Ci riserveremo, qualora sussistano i presupposti, di costituirci parte civile – come Comune – anche in altri procedimenti giudiziari per caporalato. 
Contro il caporalato e anche contro le morti sul lavoro – in questa provincia in una settimana ci sono state tre vittime - serve una rete istituzionale, una sinergia tra associazioni e sindacati. Soltanto così possiamo abbattere il muro dell’illegalità, che non rappresenta tutte le aziende ma che alimenta un’economia malata e che trova terreno fertile nella disperazione di chi viene da lontano e che finisce preda dello sfruttamento. 
Oggi siamo tutti qui, per fare proposte e per ascoltare. La mobilitazione contro il caporalato e per la sicurezza sul lavoro deve seguire il principio della partecipazione, a riprova che non servono gli steccati politici. Mi rivolgo anche alle organizzazioni sindacali che da anni assistono i lavoratori immigrati: la nostra porta è sempre aperta. 
Sconfiggere il caporalato è una guerra di civiltà. E le guerre di civiltà si vincono tutti uniti, perché nessuno può farcela da solo”.

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