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Mercoledì, 7 Dicembre 2022
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Coletta dopo il Consiglio della sfiducia: “Spettacolo indegno e offensivo. Lascio da vincitore”

L’ormai ex sindaco ha parlato al temine di una seduta sofferta: “Il centordestra avrebbe potuto prendersi la responsabilità delle sue scelte in Aula. Da loro un gesto da branco. Ho vinto tre volte e potremmo giocarcela una quarta per vincere ancora”

Venti firme hanno sancito ieri la fine a Latina della seconda Amministrazione guidata dal sindaco Damiano Coletta. Tanti sono stati i consiglieri che nel tardo pomeriggio si sono recati nello studio del notaio a due passi dal Comune per firmare le proprie dimissioni qualche minuto dopo la convalida degli eletti nel primo Consiglio comunale dopo il voto del 4 settembre, scrivendo così la parola fine alla consiliatura dopo un solo e travagliato anno. 

Ad uscire dall’Aula i consiglieri di Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, Latina nel Cuore e Udc che già qualche ora prima dell’inizio della seduta con una nota avevano confermato la loro volontà di sfiduciare il primo cittadino; a loro, a sorpresa, si è unita anche Annalisa Muzio di Fare Latina. E’ il suo il nome che non ci si aspettava alla vigilia di quello che si sapeva sarebbe stato un Consiglio comunale sofferto e che non ha regalato colpi di scena; Muzio con il suo movimento era entrata nella maggioranza di Coletta (insieme a Forza Italia) nella prima parte della consiliatura (quella precedente alla sentenza del Tar dell’8 luglio e al voto del 4 settembre per intenderci) portando a casa anche qualche risultato e ieri ha deciso di schierarsi dalla parte del centrodestra. “Ognuno fa le sue scelte” ha commentato a caldo l’ormai ex sindaco Coletta che al termine di un pomeriggio lungo, durante il quale ha raccolto anche l’abbraccio dei tanti cittadini che erano in Aula non nascondendo un po' di commozione, ha incontrato la stampa.

Prima del Consiglio con una diretta Facebook aveva parlato nuovamente alla città annunciando che non si sarebbe dimesso: “Ho la coscienza a posto e la schiena dritta. Il centrodestra si assumerà la responsabilità” aveva detto. Poi in serata la conferenza nel corso della quale l’ex sindaco ha parlato di uno “spettacolo indegno” facendo riferimento al metodo scelto dal centrodestra per recarsi dal notaio a firmare le dimissioni, vale a dire la richiesta di 10 minuti di sospensione della seduta. Salvo poi non fare più ritorno in Aula. 

“Chiedere una sospensione e poi non rientrare è stato un gesto offensivo nei confronti dell’Assise comunale, delle Istituzioni e della città - ha detto l’ex sindaco -. Sarebbe stato più coerente prendersi la responsabilità delle proprie scelte davanti ai cittadini. Io mi sono preso la responsabilità di essere in Aula, non mi sono dimesso prima per il rispetto che si deve alla città e alle scelte democratiche. Il modo in cui mi hanno sfiduciato e il comportamento del centrodestra mi lascia una sensazione di violenza nei confronti della città. E aver impedito il giuramento del sindaco è un altro gesto di violenza e annullamento. Un gesto da branco”.

Parole dure quelle dell’ormai ex primo cittadino che non nasconde l’amarezza per un finale che forse poteva essere scritto diversamente. “Oggi è una giornata triste per le Istituzione per come si sono svolte le cose. Nella mia diretta Facebook di martedì sera avevo invitato le forze della coalizione di centrodestra a fare una riflessione riguardo un senso di responsabilità necessario in certi momenti in cui la politica deve anteporre necessariamente il bene comune. Tante cose devono essere portate a compimento e con il commissariamento mancando di una guida politica la città ne subirà le conseguenze - ha detto Coletta ribadendo una posizione più volte espressa anche negli ultimi giorni -. L'invito era di trovare un accordo su punti programmatici condivisibili con una scadenza per poi fare il punto della situazione e procedere eventualmente con la sfiducia lasciando però la città per un minore tempo nelle mani di un commissario, e la risposta è stata questa. Il centrodestra può mettersi la stelletta di quattro commissariamenti in poco tempo. 

Ripeto - ha incalzato ancora l’ex sindaco -, io sono con la coscienza a posto perché ho fatto tutto quello che dovevo fare nell’interesse del bene comune. Rispetto tutti i punti di vista diversi ma non condivido la critica che in questi dieci mesi di consiliatura sia stato fatto poco o nulla perché le responsabilità sono anche attribuibili a chi ha volutamente rallentato la formazione delle Commissioni e nonostante tutto siamo riusciti a fare partire i progetti del Pnrr con l’arrivo di 60-70 milioni di euro nelle casse comunali. Sono con la coscienza a posto anche perché lascio, temporaneamente, da vincitore. Ho vinto tre volte - nel 2016, nell’ottobre del 2021 e il 4 settembre - e siamo pronti anche per giocarcela una quarta volta e per vincere una quarta volta. Qui c’è un lavoro da portare a termine e il mio dispiacere è per la città. Aver governato per sei anni ed essere decaduto in un momento particolare come questo è un messaggio negativo dato alla città perché la politica sceglie di negare a Latina delle opportunità per un mero calcolo e per mostrare i muscoli. Continuo a battermi per i valori che ho sempre affermato in questi anni, quelli del bene comune e della partecipazione. E' finita l'era clientelare e si è respirata un'aria più leggera. In linea teorica sono quindi pronto anche a rigiocare; conosco i loro difetti e quindi a giocare anche per rivincere”. 

“La città - ha detto ancora Coletta - in questi anni è cambiata e il palazzo ora è trasparente; non dobbiamo dimenticarci di quello che era nel 2014. E su questo punto voglio ribadire che nel corso del mio intervento su La7 per il quale sono stato criticato io non ho mai offeso la città; le mie parole sono state travisate; io mi riferivo al periodo 2015 e 2016 e non ho mai detto che quello di Latina sia un popolo di fascisti”. 

Rispetto alle settimane intercorse fra il voto del 4 settembre e il Consiglio comunale di ieri l’ex sindaco ha poi ricordato di aver chiesto, anche attraverso un comunicato, un confronto alle forze del centrodestra per cercare di trovare una sintesi ma che questo è stato negato. “Ho chiamato personalmente i segretari ma ho avuto risposte evasive o negate. Evidentemente era una decisione già presa dal 4 settembre. Le sconfitte vanno accettate con stile, mi è dispiaciuto solo avere dal centrodestra questo atteggiamento con il ricorso al Tar o i tentativi di ricorsi prima della proclamazione dell’8 settembre. Il mio pensiero ora va ai più giovani che oggi hanno avuto una brutta pagina della politica. Mi auguro che tutto il lavoro fatto con la testa sott’acqua e con le mani nel fango arrivi a loro perché si è lavorato davvero per il bene della città”.

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