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L'auto della strage di Capaci per ricordare il valore della legalità

L'iniziativa del Comune di Terracina: in piazza i resti della Quarto Savona 15, la macchina sulla quale viaggiava la scorta del giudice Giovanni Falcone

Una giornata della legalità all'insegna del ricorso di una delle più sanguinose stragi compiue dalla mafia, quella di Capaci. Terracina ha infatti celebrato tale  icorrrenza con l’iniziativa “Io Donna, Io Mamma, Noi CAPACI” che ha visto per un'intera giornata in piazza Garibaldi la teca della Quarto Savona 15, quello che resta dell’auto della scorta del giudice Giovanni Falcone sulla quale viaggiavano Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo. L’evento, per commemorare le vittime delle stragi di mafia e al tempo stesso celebrare la figura della mamma, è stato organizzato dall’Associazione nazionale Polizia di Stato – Sezione di Terracina in collaborazione con il Centro nazionale sportivo Libertas di Latina con il patrocinio del Comune di Terracina.

La cerimonia solenne in piazza alla presenza del Prefetto Maurizio Falco, delle autorità e dei rappresentati di tutte le forze dell’ordine. Sul palco Tina Montinaro, la moglie del caposcorta Antonio, che ha lanciato un appello al rispetto delle istituzioni. "Dietro ogni poliziotto - ha sottolineato - c’è una famiglia". E le scelte di suo marito Antonio sono quelle che le permettono oggi di camminare a testa alta e con la schiena dritta. Dopo la cerimonia gli ospiti sono stati ricevuti dagli studenti dell’istituto Filosi. La serata si è conclusa con il “Gran Concerto della Banda Musicale” città di  Terracina. In piazza, durante la giornata, erano presenti anche la Lamborghini della polizia di Stato e il Camper Azzurro della Polizia Stradale.

"Il mio primo grazie va a Tina Montinaro, la moglie del caposcorta Antonio morto nella strage di Capaci. Grazie per il suo impegno - ha dichiarato il sindaco di Terracina Francesco Giannetti - perché continua a percorrere chilometri in tutto il Paese per affermare il valore della memoria e dell’impegno contro la criminalità organizzata. In questa giornata ho voluto ricordare una frase del Giudice Falcone a me molto cara: “𝑪𝒉𝒆 𝒍𝒆 𝒄𝒐𝒔𝒆 𝒔𝒊𝒂𝒏𝒐 𝒄𝒐𝒔𝒊̀, 𝒏𝒐𝒏 𝒗𝒖𝒐𝒍 𝒅𝒊𝒓𝒆 𝒄𝒉𝒆 𝒅𝒆𝒃𝒃𝒂𝒏𝒐 𝒂𝒏𝒅𝒂𝒓𝒆 𝒄𝒐𝒔𝒊̀. 𝑺𝒐𝒍𝒐 𝒄𝒉𝒆, 𝒒𝒖𝒂𝒏𝒅𝒐 𝒄’𝒆̀ 𝒅𝒂 𝒓𝒊𝒎𝒃𝒐𝒄𝒄𝒂𝒓𝒔𝒊 𝒍𝒆 𝒎𝒂𝒏𝒊𝒄𝒉𝒆 𝒆 𝒊𝒏𝒄𝒐𝒎𝒊𝒏𝒄𝒊𝒂𝒓𝒆 𝒂 𝒄𝒂𝒎𝒃𝒊𝒂𝒓𝒆, 𝒗𝒊 𝒆̀ 𝒖𝒏 𝒑𝒓𝒆𝒛𝒛𝒐 𝒅𝒂 𝒑𝒂𝒈𝒂𝒓𝒆, 𝒆𝒅 𝒆̀ 𝒂𝒍𝒍𝒐𝒓𝒂 𝒄𝒉𝒆 𝒍𝒂 𝒔𝒕𝒓𝒂𝒈𝒓𝒂𝒏𝒅𝒆 𝒎𝒂𝒈𝒈𝒊𝒐𝒓𝒂𝒏𝒛𝒂 𝒄𝒉𝒆 𝒑𝒓𝒆𝒇𝒆𝒓𝒊𝒔𝒄𝒆 𝒍𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒂𝒓𝒔𝒊 𝒑𝒊𝒖𝒕𝒕𝒐𝒔𝒕𝒐 𝒄𝒉𝒆 𝒇𝒂𝒓𝒆”. Tutti abbiamo il dovere morale di rimboccarci le maniche.  Quelli che mi sono vicino sanno che è stata mia intenzione fin dal primo giorno di intitolare un luogo della nostra città alla memoria dei Giudici Falcone e Borsellino. E su questo continuerà il mio impegno. Perché ritegno giusto e doveroso che nella nostra Terracina ci sia un luogo che ricordi sempre questi due grandi uomini, le loro scorte, e tutti quelli che hanno dato la loro vita per il bene di tutti noi".

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