Il ministro al Lavoro Nunzia Catalfo chiama il bracciante picchiato: "Una vicenda inaccettabile"

L'episodio accaduto nei giorni scorsi a Terracina. Il lavoratore era stato licenziato, malmenato e gettato in un canale dai titolari dell'azienda per aver chiesto una mascherina

Foto: Facebook

E' arrivata anche la telefonata del ministro del Lavoro e delle Politiche sociale al bracciante indiano vittima, a Terracina, della violenza dei suoi datori di lavoro. L'uomo, solo per aver chiesto mascherine di protezione per poter lavorare, era stato licenziato e poi, quando ha preteso di essere pagato per il lavoro già svolto, è stato preso a calci e pugni dai titolari dell'azienda e gettato in un canale. Il caso, l'ennesimo che arriva dalla provincia di Latina, è rimbalzato sulle cronache nazionali e anche il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo è intervenuta chiamando al telefono il bracciante per sincerarsi delle sue condizioni e per esprimergli solidarietà e vicinanza. 

"A Terracina - ha scritto il ministro in un post pubblicato sulla sua pagina Facebook - un bracciante è stato aggredito e gettato in un canale dal datore di lavoro per aver chiesto una mascherina e i dispositivi di protezione personale. È una vicenda gravissima e inaccettabile. Proprio per questo nelle scorse ore ho voluto telefonargli per esprimergli tutta la mia vicinanza, assicurandogli che continuerò a seguire la sua vicenda.
Episodi come questo rafforzano ancora di più la mia convinzione che la lotta allo sfruttamento e la sicurezza sui luoghi di lavoro sono temi prioritari per il nostro Paese, soprattutto in questo momento delicato. Da senatrice e da ministro mi sono sempre fermamente battuta per mettere al centro la tutela della salute e della dignità dei lavoratori. Sia nel lavoro in agricoltura, come dimostrano il Piano triennale di contrasto al caporalato approvato recentemente al Ministero del Lavoro e la norma inserita nel Decreto Rilancio, sia in tutti gli altri comparti. Principi che tutti devono rispettare, oggi ancora di più".

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Nei giorni scorsi sulla vicenda sono intervenuti anche i sindacati, Flai Cgil e Fai Cisl e anche la Uila Uil che ha offerto al lavoratore assistenza e tutele. L'episodio è stato duramente condannato anche dal ministro alle Politiche agricole Teresa Bellanova

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