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Ponza, anche alla centrale dell'isola finiscono i sussidi che paghiamo nelle bollette

Dal dossier di Legambiente emerge che la bolletta media annua è di 516 euro, 93 dei quali finiscono in sussidi vari, come quello per mantenere centrali vecchie e inquinanti sulle isole minori

Sapete leggere la vostra bolletta dell’elettricità? Sapete che cosa sono quei codici che sembrano nomi di autostrade o di robot alla Guerre Stellari? Bene, pagare senza sapere neppure cosa ormai per l’italiano è diventato qualcosa di normale da accettare quasi passivamente. Analizzando punto per punto la bolletta ci si imbatte in vere e proprie “donazioni” che ci vengono imposte, e che vanno a nostro discapito non solo perché alleggeriscono il portafoglio, ma perché appesantiscono anche l’aria che respiriamo.

Secondo i dati dell’OCSE, pubblicati nel dossier di Legambiente “Come ridurre le bollette degli italiani”, l’Italia nel solo 2010 ha sostenuto il settore energetico fossile con oltre 1,6 miliardi di euro. Molti consumatori non sanno che oltre a pagare il reale consumo di energia del quale usufruiscono, in bolletta ci sono diverse voci di spesa che, a volte, assai poco hanno a che fare con la produzione di energia elettrica come il decommissioning del nucleare, o addirittura a sconti per i trasporti su ferrovia.

Per quanto riguarda ad esempio le isole minori, tagliate fuori dalla rete energetica nazionale, gli italiani pagano in bolletta un costo alla voce UC4 definita dall’AEEG- Autorità per l’energia elettrica e gas- “a copertura delle integrazioni tariffarie alle imprese elettriche minori”. Cioè, si continuano a finanziare vecchie e inquinanti centrali, spesso ancora a diesel, in un sistema praticamente di monopolio, che fornisce energia alle isole minori. Così avviene anche nell’arcipelago delle Isole Ponziane con Ponza e Ventotene che producono la loro energia grazie a queste vetuste centrali. In pratica per consentire agli isolani di pagare i loro consumi allo stesso costo di chi vive in terra ferma, nella bolletta di ogni italiano (isolano o no) c’è una somma aggiuntiva, attraverso la quale i gestori incamerano dalle bollette di tutti gli utenti una somma di 21,5 milioni di euro, come compensazione della produzione rispetto al prezzo di vendita.

Il dato sorprendente è che su queste isole minori, secondo Legambiente, il solare e l’eolico basterebbero a soddisfare larga parte del fabbisogno, energia che oltre ad essere pulita abbatterebbe il sistema monopolistico.

Secondo i dati AEEG un’utenza domestica media si trova in bolletta 516 euro l’anno, in costi non di consumo, divisi tra: oneri per energia e approvvigionamento, ovvero il prezzo delle “consegna” all’utente; i servizi di rete, ovvero tariffe di trasporto e distribuzione; oneri di sistema, ovvero componenti create per finanziare altri servizi statali, come ad esempio incentivi e tariffe speciali di trasporto; imposte nazionali, ovvero accise e IVA.

Analizzando gli “oneri di sistema” si evince che questi pesano sulla bolletta per circa il 18%, ovvero 93 euro l’anno. La componente principale tra queste voci è la cosiddetta A3, utilizzata per incentivare lo sviluppo delle fonti rinnovabili e assimilate. Se per fonti rinnovabili intendiamo fonti diverse da quelle combustibili di origine fossile, quali energia eolica, idrica, solare, geotermica e biomasse, un po’ più complessa è la definizione di fonti assimilate. In questa categoria rientrano quelle fonti di cogenerazione, cioè di produzione combinata tra energia elettrica e calore, ovvero quelle che usano gli scarti di lavorazione e quelle che utilizzano fonti fossili prodotte solo da piccoli giacimenti isolati. Così facendo il ventaglio dei soggetti che hanno diritto ai sussidi si allarga notevolmente, includendo di fatto fonti che di rinnovabile hanno ben poco, come impianti a energia fossile, a carbone, raffinerie e termovalorizzatori.

Focalizzando l’attenzione sugli ultimi 10 anni l’aumento della spesa nella bolletta degli italiani è dovuta principalmente alla crescente dipendenza dall’estero. L’Italia importa il 97% di petrolio, gas e carbone che utilizza per il proprio fabbisogno. Scorrendo le varie sezioni della bolletta è palese notare – spiega il dossier Legambiente -come il fattore dell’importazione di fonti fossili sia assai più rilevante di quello che viene concesso come incentivo alle rinnovabili, su cui spesso i media focalizzano le proprie attenzioni.

Il dato che mostra come le politiche energetiche hanno sempre favorito lo sviluppo delle energie fossili è quello che certifica come nell’ultima decade siano stati rilasciati sussidi per le fonti fossili pari a 39,8 miliardi, e di come 14,5 miliardi di questi provengano direttamente dalle tasche dei contribuenti. Sempre l’ AEEG afferma che il sussidio alle centrali da fonti assimilate nel 2012 è stato pari a 1,4 miliardi di euro e continuerà ad esser erogato almeno fino al 2020.

Il governo Letta, nel cosiddetto “Decreto del Fare”, ha modificato i sistemi di riconoscimento delle varie quote incentivanti destinate alle fonti fossili. Grazie anche all’importante esclusione dei sussidi per gli inceneritori introdotti nelle ripartizioni dell’A3 a seguito delle emergenze rifiuti, si arriverebbe ad un risparmio in bolletta complessivo di circa 300 milioni per quest’anno.

Per una notizia buona ce ne sono altre molto poco rassicuranti. Sempre dal dossier di Legambiente si legge che nel luglio 2012 sono stati inseriti dei sussidi per vecchie centrali al fine di scongiurare gli eventuali pericoli seguiti alle chiusure delle forniture di gas dalla Russia. Questo possibile pericolo ha portato ad un vero far west normativo, dove non solo gli impianti obsoleti funzioneranno al di fuori dei controlli ambientali, con deroghe per quanto riguarda le emissioni inquinanti, ma usufruiranno anche di un sussidio pari a 250 milioni di euro, preso ovviamente dalle famiglie. Altra voce “originale” è quella che spetta alle aziende che hanno accettato il servizio di “interrompibilità”. Questi sussidi vengono erogati a quelle aziende che si sono rese disponibili ad interrompere la propria produzione, subendo interruzioni di energia per ragioni di sicurezza della rete nei momenti di crisi. Nel 2012 è costato ai cittadini 736,5 milioni di euro. Altri sussidi sono: l’esenzione degli oneri di dispacciamento, tra i 100 e 150 milioni di euro; l’import virtuale, per incentivare interconnessioni, 330 milioni di euro; esenzioni degli oneri di sistema sui consumi superiori i 12 gigawattora pari a 400 milioni.

Insomma, su una bolletta sono molte le voci di spesa, e alcune anche particolarmente curiose, che entrano direttamente nelle tasche degli italiani, gli unici per i quali, quando si parla di sussidi si intende solo nel senso di dare e mai di ricevere.

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