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Giovedì, 19 Maggio 2022
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Prezzi del latte, occorre dare sicurezze

Ieri è scaduto il contratto sui prezzi del latte, ora occorre trovare celermente una soluzione che tuteli gli allevatori.

Tra le tante questioni che mettono a repentaglio l’economia agroalimentare pontina, tra le più controverse vi è quella che riguarda il prezzo del latte vaccino. Gli allevatori in questi anni hanno sempre cercato di portare avanti le proprie battaglie appoggiate ovviamente dalla più importante associazione di categoria.

La Coldiretti  è scesa in campo più volte anche con azioni molto forti in nome della tutela della qualità e dell'origine del nostro latte, come nel caso dell'annosa questione della Centrale del Latte di Roma, sulle cui vicende proprietarie e gestionali Coldiretti si è espressa con l'obiettivo di arrivare ad un maggiore protagonismo del mondo allevatoriale ciociaro, pontino e laziale. Ieri sono scaduti i contratti per il conferimento del latte vaccino e quindi risulta quanto mai urgente accelerare il percorso concordato con la Regione Lazio nell'ultimo tavolo di filiera per arrivare quanto prima ad un accordo sul prezzo del latte che permetta di favorire un quadro di concorrenza che tuteli la competitività delle imprese del settore che nelle province di Frosinone e Latina oltre ad avere una storicità importante costituiscono dei numeri significativi in termini di occupazione e indotto”.

Nei giorni scorsi la sede regionale di Coldiretti Lazio ha scritto al governatore del Lazio Nicola Zingaretti e all’assessore all’agricoltura Sonia Ricci per sollecitare la Regione ad agire in tempi brevi, tenuto conto dei dati allarmanti che riguardano la situazione in cui versa il settore e che stanno creando grande preoccupazione sia negli allevatori che nella stessa Coldiretti. “Pertanto - hanno sottolineato Savone e Crocetti – attraverso la lettera invita alla Regione Lazio vogliamo ribadire l'urgenza che l'Assessorato all’Agricoltura giochi il ruolo di impulso e mediazione che le è proprio e che riunisca con la massima sollecitudine i rappresentanti della filiera del latte vaccino. In mancanza delle risposte adeguate questa Organizzazione sarà costretta ad assumere le dovute conseguenti azioni a tutela dei propri associati”.

Nel Lazio, si contano 1413 aziende in produzione, 1401 quelle che consegnano il proprio latte e 65 quelle che lo vendono direttamente. Le vacche in lattazione sono 54.000.

Ebbene dal 2008 al 2012, il numero delle aziende è calato del 36,8% e quello delle vacche è diminuito del 25%. L’unico dato con il segno più davanti, purtroppo è quello relativo ai costi di produzione che ammontano in media a circa 48€ /100Kg di latte, con un incremento del 17,5%. Nella Tuscia il settore esprime numeri di tutto rispetto muovendo un indotto considerevole. Del resto il mercato del latte vaccino alla stalla si muove in un contesto di concorrenza mondiale all'interno del quale giocano diversi fattori legati ai meccanismi della domanda e dell'offerta nonché alla destinazione (latte alimentare, formaggi, burro, ecc) del latte stesso. Importante, a riguardo, è stata la decisione annunciata qualche tempo fa dal Ministro della Salute, On. Beatrice Lorenzin che ha accolto la richiesta presentata dal presidente di Coldiretti, Roberto Moncalvo, di togliere il segreto e di rendere finalmente  pubblici i flussi commerciali delle materie prime provenienti dall’estero, per combattere inganni e sofisticazioni.

Finora, infatti, una complessa normativa doganale ha impedito l'accessibilità ai dati, con una mancanza di trasparenza sulla provenienza degli alimenti provocando gravi turbative sul mercato ed ansia e preoccupazione nei consumatori. Una mancanza di trasparenza che ha arrecato danno ai prodotti simbolo del Made in Italy. Tutto questo si traduce in perdita di qualità e della specificità del nostro latte con il rischio di chiusura di centinaia di imprese zootecniche nel Lazio.  “Esigenza primaria- commenta e conclude Viola - è quella di tutelare con un'azione sinergica, di cui le Istituzioni devono farsi protagoniste, la qualità del nostro latte, dei territori e la competitività delle imprese che vi operano”.

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