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L'INTERVISTA - Tuono Sanderra: “Dopo vent’anni, in B: finalmente”. È la gavetta che paga

A due giorni dalla sbornia da B Sanderra si confessa: "Nel calcio non c'è meritocrazia". Il 'non nuovo' tutto italiano tocca anche il dorato mondo del pallone

Mister, non c’è da meravigliarsi se le cose in Italia vanno male. Che il sistema paese brancolasse nel buio era cosa nota, come pure il fatto che la cooptazione sia uno dei requisiti ‘richiesti’ per andare avanti e per fare carriera (in Italia). E che anche il mondo del pallone sia contaminato da questo fastidioso modo di fare (e di concepire il lavoro) ne avevamo avuto sentore. Basti dare uno sguardo in serie A e riflettere. C’è chi viene lanciato alle redini di squadre ‘fuori serie’ senza aver sudato un minimo di gavetta e fa flop (e di riflesso le società fa harakiri). E poi tocca ‘ammirare’ quei bravi allenatori che rimangono sulle panchine di provincia ‘a vita’ perché lì trovano la loro dimensione e non sono interessati alle luci della ribalta visto che probabilmente non hanno gli agganci giusti per entrare nei circoli che contano. È un mal costume tutto italiano. Il dorato mondo del pallone ne risente, ma perdonateci se pensiamo che il rapporto della forza lavoro ivi presente è ben poca cosa rispetto al numero di disoccupati che in Italia tocca picchi stratosferici (il tasso di disoccupazione è al 12% della popolazione attiva). È giusto denunciare, giustissimo. Il passo successivo dovrebbe essere automatico, e cioè fare qualcosa di concreto per invertire la rotta. Ovvero utopia.

Chiusa la parentesi è anche giusto tornare a parlare di football. Del Latina in B in particolare. A più di 48 ore dalla fine delle ostilità fra Latina e Pisa in città c’è ancora euforia. C’è chi ancora non ci crede (io personalmente non ho ancora ben realizzato). In società si prevedono ancora giorni di festeggiamenti  prima del rompete le righe. Poi ci si dovrà accordare (mister società e dirigenti) per decidere il Latina che verrà. I tempi in effetti non sono poi così lunghi.

Buona sera mister. Innanzitutto vogliamo sapere se la sbornia è passata e se si è ripreso dall’emozione … Come ha passato la nottata del 16?

(Risata, ndr) Bene, bene … Abbiamo fatto grande festa. Ci siamo ritrovati in un locale e abbiamo fatto le ‘ore piccole’.

Quale è stato il suo primo pensiero dopo il fischio finale e poi a chi ha dedicato la vittoria?

Più che altro ho pensato ai miei familiari, che mi sono stati vicini nei momenti più difficili: è a loro che dedico questa vittoria.

Ha avuto, anche solo per un attimo, paura di perdere questa difficile sfida?  In particolare ha avuto più paura dopo la sconfitta di Nocera o dopo il vantaggio di Barberis al “Francioni”?

Paura no. Questa volta non mi è capitato (altre sì, ndr). Sono sempre stato fiducioso perché avevo una grande squadra a disposizione. La tensione è stata controllata perché non si è mai verificata la situazione di dover recuperare un gol in extremis. Per fortuna c’è sempre stato tempo per riordinare le idee.

Ha un messaggio per quanti davano il Latina per spacciato già prima di cominciare?

Nessun messaggio in particolare. Abbiamo risposto sul campo. Il Latina può vantare un organico di tutto rispetto. Non so perché i bookmakers ci dessero per spacciati. Forse per il poco blasone …

Mister che voto si dà e che voto dà alla squadra?

Un bel 10 e lode! A tutti. Stiamo parlando di un’impresa. Ho letto in giro pagelle striminzite (7, 7,5). Se non si mette 10 quando una squadra va in serie B allora lasciamo perdere. Uno cosa deve fare per prendere un 8 o un 9? Avrei messo almeno un uno o due punti in più a tutti. Vincere finali play-off non è da tutti i giorni.

È corretto dire che questa vittoria è stata voluta fortemente e che questo Latina è stato più forte di tutti e di tutto?

Direi di sì. Se parliamo degli arbitraggi non mi è sembrato che abbiano riservato un trattamento di favore al Latina. Ma al di là di questo sì, direi che è stata una vittoria voluta soprattutto perché la squadra veniva da un periodo in cui è stata prima in classifica. Poi ha subito un contraccolpo cadendo in terza, quarta posizione. E allora non è facile riprendersi in tempo. Ragazzi e società l’hanno fatto. Sono stati bravi a ribaltare la situazione a loro favore.

Ora si spalancano le porte della B. B come stadio Barbera … Come si aspetta questa nuova serie mister? Pensa che affrontare una serie superiore comporti apprendere cose nuove o è richiesto lo stesso approccio ‘da Lega Pro’?

La B è un mondo nuovo, un mondo diverso: è l’elite del calcio. Però noi ci entriamo senza paura. Io sono vent’anni che alleno; guardavo un po’ a chi allena adesso in B ed è tutta gente che ho incontrato in anni passati. Non penso che in giro ci siano dei fenomeni. Penso invece che con l’umiltà e il lavoro si può affrontare tutto. Personalmente dopo vent’anni di gavetta non mi sono mai sentito inferiore a nessuno e non ho paura di nessuna categoria.

Non dimentichiamoci che qui c’è gente (ex giocatori) che smettono di giocare e allenano subito in serie A. Alla fine io dico che un’esperienza di vent’anni in Lega pro e nei campi minori è significativa. Non si può pensare di smettere di giocare e mettersi ad allenare subito. Il ruolo del giocatore è una cosa, quello dell’allenatore un’altra. Purtroppo dispiace constatare che chi è veramente bravo rimane ai margini. E il trend ultimamente è peggiorato. Non vedo Meritocrazia, ma per provare un minimo a invertire la rotta bisogna incominciare a denunciare le cose.

Mister quando si inizierà a pensare alla prossima stagione?

Entro questa settimana si definiremo i dettagli del mio contratto e s’incomincerà a parlare di pianificazione. A guardare bene non siamo neanche così lontani dalla data per il ritiro.

Guardando alla bella figura fatta dalla Berretti è ipotizzabile qualche innesto in prima squadra per la prossima stagione?

Sì, direi di sì. Ci sono 2 o 3 elementi che possono essere dirottati in prima squadra tranquillamente. I giovani vanno messi dentro, specialmente quelli locali e per tanti motivi; per motivi economici, per motivi d’immagine, per far risaltare il lavoro fatto sul settore giovanile. Bisogna metterli dentro senza nessuna paura.

Per quanto riguarda la squadra che ha allenato fino a adesso necessiterà di qualche ritocco importante per affrontare la serie B?

Bisogna vedere quali sono gli obiettivi fissati dalla società. Per competere in serie B comunque, bisognerà ritoccare e migliorare, ma non certo rivoluzionare. La squadra è buona. Andrà solo adeguata alla categoria superiore.

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