Il Latina tranquillizza sul futuro, difende le scelte e attacca Scaglia: “Ha raccontato un sacco di bugie”

Al termine della sessione invernale del mercato e alla vigilia del derby col Frosinone la società ha parlato di campagna acquisti e di fallimento, con una serie di precisazioni sulla vicenda Scaglia

Domani sarà tempo di derby, che giunge al termine di una settimana convulsa, iniziata con la sconfitta di La Spezia, e proseguita con l’ultima giornata di mercato che ha visto i pontini perdere elementi importanti come Scaglia, e (almeno sulla carta) indeboliti considerevolmente.

Sul mercato il responsabile dell’area tecnica Lucchesi ha però voluto mettere le cose in chiaro. A cominciare dalla vicenda Scaglia: “Il problema è che non potevamo fare operazioni importanti in entrata prima di farne in uscita, quindi non avendo dismissioni funzionali dei titolari eravamo in equilibrio. Alle 22.20 si è materializzata un’azione in cantiere, nella testa del giocatore, da una settimana. Scaglia aveva chiesto con grande insistenza di andare via e aveva ricevuto la stessa risposta dei suoi compagni. Nel corso delle settimane la sua pressione è cresciuta, a pari merito con quella del Parma che lo voleva a tutti i costi. Noi abbiamo detto che non lo avremmo dato, ma come succede nella vita e nelle aziende serie, nulla è impossibile. Se la Juventus ha venduto Zidane e il Milan Ibrahimovic, anche il Latina può cedere Scaglia. Ma alle nostre condizioni. Così ho detto al Parma: “O ci date mezzo milione o non va via”. È una cifra straordinariamente fuori mercato, ma è una cosa che mi era successa anche ai tempi della Fiorentina. Scaglia minacciava di non venire più e di mandare certificati medici, ma il Parma ha capito che non avremmo mollato. Il Parma si è presentato, la cifra si aggira intorno ai 600.000 euro e dal mio punto di vista è quasi immorale. In quel momento non eravamo pronti alla sostituzione, ci siamo subito attivati per un ulteriore soluzione”.

Lucchesi dunque difende le scelte della società: “Acosty è stata un’operazione importante, Amadio non ha lasciato tracce, Boakye è un’operazione drammatica perché in B non si possono spendere 2 milioni per un cartellino a darne uno a stagione al giocatore. Non può permetterselo neppure l’Atalanta. È un’operazione che nel suo insieme fa più fatturato del fatturato complessivo del Latina. Criscuolo non mi pare abbia lasciato segni, D’Urso non è funzionale al modulo, Gilberto è un giocatore che cresce, ma è voluto tornare in Brasile. Moretti è stato sfortunato, mentre Paponi ha giocato molto e segnato poco”. E sugli acquisti precisa: “È arrivato un giovane (Negro), uno di età media e conosciuto dall’allenatore (Buonaiuto) e uno esperto (De Giorgio). Non si sta parlando di operazioni programmate, ma di funzionalità. A giugno avremo la possibilità di decidere il nostro futuro: meno legami sportivi ci sono e meglio è. Abbiamo dismesso complessivamente 12 tesserati, di cui uno – Brosco -, solo sulla carta perché rimane a giocare con noi e non ha impatto sportivo immediata”.

Nulla da fare su Zivec (“La società polacca ha sbagliato una procedura”), per cui a giorni si provvederà all’acquisto di una prima punta svincolata. Ma intanto c’è da gestire una situazione piuttosto complessa: “Questa cappa che tutti noi respiriamo, c’è. Dobbiamo avere la forza di considerare i nostri giocatori i migliori al mondo e loro devono prendere forza. Una buona gestione e il recupero degli equilibri è più importante di avere valori importanti. Sicuramente c’è stata una scossa, bisogna dire la verità”. E su Scaglia continua evidenziando i comportamenti a suo dire scorretti del giocatore. “Voleva andar via e lo ha fatto alle nostre condizioni. I nostri tifosi meritano il massimo rispetto. Scaglia ha raccontato un sacco di bugie, tra l’altro, e io le so tutte. Ho delle telefonate registrate e l’ho avvisato. Davanti a queste posizioni non ce ne frega niente, perché a casa nostra comandiamo noi. Alla fine si è fatta un’operazione quasi da 600.000 euro, un’operazione più importante di quella di Acosty. Non ci voleva una partita così difficile tra tre giorni, ma questa non può condizionarci le prossime diciotto”. 

FINANZE – In conferenza stampa si è parlato anche dello stato delle finanze societarie. Il prossimo 16 gennaio si discuterà in fallimento dell’istanza di fallimento. Sulla vicenda Ferullo e Mancini hanno le idee chiare: “Il notaio ci ha comunicato poco prima della conferenza che è stata formalizzata l’iscrizione anche alla Camera di Commercio. Tutte quelle illazioni che c’erano, sul fatto che potessimo scappare, non sono fondate. Era solo un problema tecnico che è stato formalizzato, ma non era un problema. Proseguiamo nell’opera di risanamento della società nella quale abbiamo creduto il 27 dicembre. Voglio ricordare che se non avessimo acquisito la società in quella data, il 28 dicembre il Latina Calcio sarebbe stato coi libri in tribunale. Solo noi abbiamo avuto coraggio e convinzione di poter salvare la società. Lo stiamo facendo con tanta passione, ci stiamo mettendo faccia, impegno economico e strutture finanziarie per far sì che il progetto prosegua più forte. Il 16 febbraio ci presenteremo con tanta serenità, prepareremo documentazione e adempimenti per dimostrare che il Latina Calcio non è un’azienda in stato fallimentare. Si tratta di un’udienza prefallimentare, quindi bisogna dimostrare attraverso una relazione tecnica che le operazioni di mercato hanno permesso di risistemare i conti anche a livello di Federazione, di Co.vi.soc. Contiamo sulla stessa fermezza, certezza e convinzione. Vorrei ringraziare tutti i ragazzi rimasti, che hanno dimostrato attaccamento alla maglia e alla società. Hanno sgomitato, fanno i professionisti e pretendono di fare carriera. Davanti a una società che ha dimostrato di essere tale, e non un supermercato, hanno aderito a un progetto e sono rimasti da veri professionisti. Ringrazio anche mister Vivarini”.

Smentita l’ipotesi concordato: “Non ci interessa. Non siamo mai partiti con quest’idea, è un’extrema ratio che non ci piace e non prendiamo in considerazione. L’operazione Boakye che vale più del fatturato mi sembra davvero folle: è tutto bello, ma significa che il giocattolo non funziona. Non facciamo un’azienda per portare debiti, ma utili e soddisfazione sportiva. Il derby è la partita, quello che daremo alla squadra e quello che chiediamo all’ambiente è di aiutarci. Sulla parte extracalcistica continuiamo a lavorare con i nostri professionisti per arrivare al 16 con adempimenti e garanzie”.

In società, nonostante tutto, filtra ottimismo: “Quella del 16 febbraio è una tappa nel percorso di risanamento della nostra società. Andremo a spiegare e dimostrare negli uffici competenti che quello che stiamo facendo e faremo è coerente con una gestione aziendale. Non abbiamo altro da fare. Rispettando le istituzioni e le attività, dimostreremo che il Latina non è in una situazione fallimentare. Questa società arriverà serenamente a quel giorno, non ci sono motivi diversi. Il giudice fallimentare deciderà su dei numeri veri e su delle certezze che saranno chiarite”.

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