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Sfuma l’impresa sul Nanga Parbat, Daniele Nardi rinuncia e torna a casa

L'alpinista di Sezze rinuncia alla scalata solitaria e in inverno, mai tentata da nessuno, del Nanga Parbat. Tante e diverse le motivazioni che hanno portato a questa scelta, tra cui le proibitive condizioni meteo

Sfuma l’impresa; Daniele Nardi torna a casa. Le avverse condizioni meteo, e tanto altro, hanno reso proibitiva la sfida lanciata dall’alpinista setino al Nanga Parbat, la scalata solitaria e in inverno sul versante Diamir.

Un impresa mai riuscita, tentata dopo l’esperienza fallita dello scorso anno, sempre sull’unica montagna dei quattordici 8mila a non essere mai stata scalata in inverno.

Nardi era partito lo scorso 20 gennaio e oggi è proprio lui a spiegare, con l’amarezza di chi credeva nel sogno, il perché; e lo fa con un lungo post sul suo blog in cui con il cuore in mano, e un po’ di delusione, racconta quali sono le motivazioni che lo hanno spinto a mollare tutto.

Una decisione difficile ed inevitabile a questo punto, si torna a casa – scrive -. Non solo le condizioni del tempo e della montagna, ma tanto altro difficile da spiegare via mail che ha influito al campo base, dettagli e un racconto che spero di fare nei prossimi giorni appena rientrato o alla conferenza stampa. Così ho deciso senza ripensamenti di non aspettare e andare via, ed anche velocemente.
Potrei attendere mille finestre di bel tempo, ma il fatto che la condizione per cui da solo potrei con un ragionevole margine di sicurezza tentare una salita, ebbene quelle condizioni semplicemente non ci sono e non ci saranno. Non solo questo, anche il tempo ha deciso di cambiare regime rispetto a dicembre e gennaio e di diventare instabile. Dopo essere salito verso la via Kinshofer per test ho capito che queste condizioni del ghiaccio mi impongono uno stile più pesante sullo sperone e quindi più lento il che mi richiederebbe almeno 5 o anche 6 giorni di bel tempo….veramente rari da queste parti”.
Sicuramente un esperienza grandiosa che lascia il segno ed insegna tanto. Non nego che il crollo del seracco dell’altro giorno mi abbia toccato in particolare modo. La conclusione di questa spedizione arriva prematura, lo so, anzi me lo sento dentro. Ma, la salita di Punta Piccola e il tentativo sulla Via Kinshofer e l’osservazione continua dello sperone Mummery mi hanno fatto capire che quest’anno proprio le condizioni per una solitaria sullo “sperone maledetto” non ci sono”.
Sono molto dispiaciuto per tutti coloro che mi stanno seguendo e che mi hanno incoraggiato, e che ci hanno creduto insieme a me, ma sono consapevole che a tutto c’è un limite e che questo tipo di scalata deve incontrare una serie di fattori e farli coincidere, capacità, meteo, condizioni della montagna, stato fisico e mentale ed un pizzico di fortuna, cosa che non è sempre facile far coincidere tutto insieme, anzi…. -
prosegue ancora Nardi sul suo blog -. Potrei aspettare ancora altri giorni, forse una finestra si aprirà, forse la montagna in prossimità della primavera si aggiusterà un po, ma ho preso la decisione di andare via senza ripensamenti e rimanere fedele alle mie mete e allo scopo per cui ero qui: solo, ed in stile alpino sullo sperone Mummery…un sogno difficile, lo so! Meglio però essere saggi e aspettare un altro tempo e pensare già da subito ai futuri progetti”.

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