Omicidio Coviello, Anna Magistri voleva uccidere la collega: processo da rifare

Le motivazioni della Corte di Cassazione dopo la riduzione della pena da 16 a sei anni per la donna di Sperlonga

Anna Magistri voleva uccidere la collega Anna Coviello quando, il 14 giugno 2016 a Sperlonga, l’aveva spinta dalle scale all’interno del parcheggio multipiano.

Queste le motivazioni con le quali la Corte di Cassazione ha annullato  il processo di appello relativo a conclusione del quale l’imputata era stata condannata a sei anni di carcere a fronte dei sedici anni del verdetto di primo grado con la derubricazione del reato da omicidio volontario a omicidio preterintenzionale.

La Cassazione ha accolto dunque il ricorso del procuratore generale e delle parti civili, rappresentate dall’avvocato Dino Lucchetti, che avevano impugnato il pronunciamento di secondo grado sottolineando come nel comportamento della Magistri c’era la volontà di uccidere la collega.

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“Per configurare l’omicidio volontario – spiegano i giudici della Cassazione nella motivazione - è sufficiente la consapevole accettazione da parte del medesimo anche solo dell’eventualità che dal suo comportamento possa derivare la morte del soggetto passivo. Le modalità brutali con cui l’imputata ha aggredito la Coviello fino a spingerla per le scale – spiegano - dimostrano senza dubbio che la concreta possibilità dell’evento mortale fu ben presente nell’imputata come rischio realisticamente possibile, previsto ed accettato”. La suprema Corte ha dunque annullato la sentenza della Corte di Assise di Appello e disposto il rinvio ad un’altra sezione per un nuovo processo nel quale dovrà valutare “tutte le risultanze probatorie disponibili e confrontandosi con le considerazioni svolte nella sentenza di primo grado, adottando una decisione adeguatamente motivata”.

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