Alpinismo, l’ultima avventura di Daniele Nardi sul Thalay Sugar

La spedizione su una delle montagne più affascinanti del Garhwal indiano e del mondo; Nardi: “Non abbiamo raggiunto la vetta e quindi non ce la sentiamo di pensare concluso il nostro progetto. Ma è stata un’esperienza meravigliosa”

Si è conclusa lo scorso 16 settembre l’ultima avventura di Daniele Nardi sul Thalay Sugar. L’alpinista di Sezze è partito il 20 agosto con i compagni Alex Txikon Txus Lizarraga, Adrian Legarra, Ekaitz Maiz e Felix Criado; anche se la vetta non è stata raggiunta la squadra si dice comuque comunque soddisfatta per il lavoro svolto lungo la via nel pilastro sul versante nordovest, a destra della via tedesca (Harvest Moon, 2004), chiamata "Beats of Freedom" (Battiti di libertà).

Situato alla testata dei ghiacciai Kedar e Kirti, il Thalay Sagar è una delle montagne più affascinanti non solo del Garhwal indiano ma del mondo; è la seconda montagna più alta sul versante meridionale del ghiacciaio Gangotri ma è più noto per le sue linee caratteristiche e spettacolari.

“Il Thalay Sagar è una montagna che non si concede facilmente e si capisce guardandolo che non c’è un modo semplice per raggiungere la sua vetta di 6904 metri - si legge in una nota -. L’arrampicata è esposta e impegnativa e percorrere ogni sua via rappresenta un premio prezioso per qualsiasi alpinista”.

“La parete scalata è alta circa 900/1000m e la via ha un nuovo sviluppo circa 1200m. Il ghiacciaio inizia a 5300m, subito sopra il campo1, quest’ultimo fissato come base di appoggio per raggiungere la vera parete e ridurre il lungo avvicinamento a piedi dal campo base. La parete è composta di due parti: la prima parte è un pendio di ghiaccio con pendenze tra i 60 e gli 80 gradi poggiato su una parete di granito; la seconda parte è una vera e propria parete di roccia verticale ed a volte strapiombante. C’è una terza parte di parete che si ricongiunge alla via normale della montagna che la squadra non ha scalato terminando cosi la via all’imbocco della via normale e cioè sul colle a 6450m”.

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DANIELE NARDI - “Per me è stato entusiasmante aprire le danze sul primo tiro della parete rocciosa sapendo che avevo compagni molto più bravi di me a scalare su roccia, con i quali ho fatto dei tiri di corda bellissimi - ha commentato Daniele Nardi -. Notevoli, tra gli altri, sono il fantastico tetto di 30m del 4° tiro, con uno strapiombo incredibile, il 7° tiro con la fessura “off-width” (fuori misura) e il tetto nero dell’8° tiro, che è stato il nostro punto di riferimento per individuare la linea di salita”.

Non abbiamo raggiunto la vetta e quindi non ce la sentiamo di pensare totalmente concluso il nostro progetto. Anche se in cuor mio penso che è stata un’esperienza meravigliosa con persone fantastiche. Mi sono aggregato all’ultimo momento ed è stata una scelta saggia. La parete Nord del Thalay Sagar è una di quelle pareti che hanno segnato la storia dell’alpinismo con salite pazzesche. Una parete lunga e in alta quota esposta a Nord! 11 tiri nuovi con alcuni tratti veramente esposti e aggettanti ben oltre i 6000m. Mi sento fiero di aver potuto partecipare a questa spedizione e di aver condiviso quest’avventura con nuovi amici” ha concluso l’alpinista pontino.

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