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Fermo biologico e investimenti nel comparto ittico, vertice tra Coldiretti e coop dei pescatori

L'incontro si è tenuto sul monte del Tempio di Giove Anxur. Hanno partecipato Aldo Mattia e Pietro Greco, Coldiretti Lazio e Latina, e Dario Venerelli, presidente della cooperativa. Obiettivo: fare il punto sulle iniziative a sostegno del settore

Un tavolo di lavoro in uno dei luoghi simbolo di Terracina. Sul monte del Tempio di Giove Anxur il direttore della Coldiretti del Lazio, Aldo Mattia, ha incontrato il presidente della cooperativa dei pescatori, Dario Venerelli, per un aggiornamento sul quadro delle iniziative che il prossimo autunno verranno messe in campo a sostegno della pesca e della marineria locale, ma anche per gestire i disagi del blocco delle attività per via del fermo biologico che, nel bacino del Tirreno, scatterà l’undici settembre.

“Le rassicurazioni istituzionali che anche recentemente ci sono state rinnovate autorizzano ad un cauto ottimismo. Questo – commenta Mattia della Coldiretti – dovrebbe essere l’ultimo anno di applicazione di un provvedimento, il fermo biologico, che si è rivelato fallimentare sotto tutti i punti di vista. Il nuovo sistema di ecosostenibilità marina, che dovrebbe essere introdotto già dal 2018, dovrà effettivamente contemperare le esigenze di riproduzione e di tutela della specie ittiche con quelle economiche delle marinerie locali composte in larga parte da aziende familiari e da cooperative medio piccole che hanno un legame di profondo rispetto per il mare, la loro primaria fonte di reddito”.

“Anche la cooperativa dei pescatori di Terracina, affiliata alla Uecoop, ha accettato la scommessa del rinnovamento. È qui – spiega Pietro Greco, direttore della Coldiretti di Latina – che ha debuttato il segmento della lavorazione e trasformazione del fresco che, dopo l’invasettamento nei barattoli di vetro, viene commercializzato sui mercati di Roma e del Lazio. Qui a Terracina si fa la filiera corta del pesce. La vendita diretta, oltre ad essere la migliore garanzia di qualità e sicurezza per i consumatori, è la strada obbligata per valorizzare, in termini di reddito, il pescato di Terracina”. 

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