Contromano sulla Pontina uccise un uomo: condannato a cinque anni

Il giovane guidava con un tasso cinque volte superiore a quello consentito e sotto l'effetto di cocaina. Questa mattina la sentenza per omicidio colposo

Stava andando a prendere un amico per poi andare a caccia. Ma alle 5,50 di quella mattina, del 17 novembre dello scorso anno, la vita di Roberto Di Luzio, imprenditore di 63 anni di Pomezia, si spezzò improvvisamente all’altezza dello svincolo per via del Tufetto.

Un giovane di 30 anni, Roberto P., di Roma, alla guida di una Ford Mondeo in stato di alterazione psicofisica dovuto all'assunzione di sostanze alcoliche con valori oltre 5 volte i consentiti e dopo aver fatto uso di cocaina, aveva imboccato contromano la carreggiata. Dopo poche centinaia di metri si era scontrato frontalmente con un’Honda Civic condotta da un ragazzo di Anzio che trasportava a bordo altri due ragazzi, tutti feriti, uno anche in modo grave. 

A seguito dell'urto e proseguendo la marcia in avanti, la Ford era entrata in collisione con una Fiat 600, condotta dal 63enne, deceduto durante il trasferimento presso il pronto soccorso della casa di cura citta' di Aprilia. E ancora l’auto del 30enneaveva impattato contro una Renault Clio condotta da una straniera.

Questa mattina il giovane è stato processato con rito abbreviato al tribunale di Latina. Il pubblico ministero Eleonora Tortora ha chiesto una pena a cinque anni e sei mesi, il giudice per l’udienza preliminare Laura Matilde Campoli ha emesso una condanna a cinque anni per omicidio colposo aggravato. I familiari della vittima si sono costituiti parte civile.

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Il 30enne era stato ricoverato in ospedale, e dopo due mesi dall’incidente era stato arrestato. Da giugno si trova agli arresti domiciliari. Ad occuparsi dei rilievi e delle indagini gli agenti della polizia stradale di Latina. Nell'ordinanza di custodia cautelare il gip aveva evidenziato la "condotta inosservante e sprezzante di fondamentali precetti di legge in materia di circolazione e sicurezza stradale" dell'indagato individuando la "spiccata capacità a deliquere" del medesimo, il quale e' risultato recidivo per il reato di guida sotto l'effetto di sostanze stupefacenti.

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