Alba Pontina, secondo atto: dopo le dichiarazioni del pentito nuovo scacco al clan Di Silvio

La misura cautelare richiesta dalla Dda di Roma riguarda ancora Armando Di Silvio, la moglie e i figli Ferdinando, Samuele e Gianluca. In manette anche un trafficante di Roma

Un momento dell'arresto di Armando Di Silvio lo scorso giugno

Le dichiarazioni del collaboratorie di giustizia Agostino Riccardo, arrestato a giugno scorso insieme al clan Di Silvio nell’operazione Alba Pontina, portano i primi risultati. Nelle prime ore della mattinata la squadra mobile di Latina insieme a quella di Roma e al Servizio centrale operativo della polizia di Stato ha dato esecuzione a una nuova misura cautelare emessa dal gip di Roma su richiesta della Dda a carico di sei esponenti del clan.

Si tratta appunto del secondo atto di Alba Pontina, reso possibile grazie alle dichiarazioni di Agostino Riccardo, che era finito in carcere con l’imputazione di associazione a delinquere di stampo mafioso, contestata anche ad altri sette esponenti della famiglia rom del capoluogo. I suoi racconti sono stati incrociati con quelli del primo pentito del clan, Renato Pugliese. 

Gli arrestati e le accuse

La nuova ordinanza di custodia cautelare è stata emessa a carico di Armando Di Silvio, il capo clan detto Lallà, della moglie Sabina De Rosa, dei figli Ferdinando (detto Pupetto), Samuele e Gianluca. Insieme a loro, già detenuti in carcere, è stato arrestato anche un sesto uomo: Yuri Lupparelli, esponente di un pericoloso gruppo criminale romano dedito al traffico e allo spaccio di stupefacenti nel quartiere di Tor Bella Monaca. I sei sono considerati responsabili, a vario titolo, di spaccio di droga, in particolare cocaina, e di gravi episodi di estorsione, commessi con l’aggravante del metodo mafioso.

Le partite di droga acquistate e non pagate

Le dichiarazioni del collaboratore di giustizia e le indagini conseguenti hanno fatto emergere modalità  criminali, utilizzate dal clan per l’acquisizione violenta di consistenti partite di cocaina da altri gruppi criminali, senza corrisponderne il prezzo. Lo stupefacente, una volta acquisito, veniva distribuito tra i componenti dell’organizzazione per essere piazzato sul mercato locale, senza che i trafficanti avessero la possibilità di attuare ritorsioni per il mancato pagamento. Una circostanza che, già nel corso delle prime indagini, aveva confermato la forza mafiosa esercitata dai Di Silvio sul territorio.

La forza mafiosa del clan: la cocaina rubata ad un gruppo romano

Estorsioni a un avvocato e a un imprenditore di Latina

Nella nuova ordinanza di custodia cautelare vengono inoltre contestati altri episodi di estorsione commessi con metodi particolarmente pesanti e sotto la minaccia delle armi. In particolare, è emersa l’estorsione ai danni di un avvocato del capoluogo pontino, al quale il clan aveva garantito protezione dopo aver prospettato falsamente vendette da parte di esponenti della camorra napoletana per fatti inerenti l’attività del professionista. Il legale era stato costretto a sborsare considerevoli somme di denaro a favore del clan, versate in diverse tranche, nonostante avesse dimostrato di essere stato costretto a subire minacce da parte di un congiunto di una donna alla quale aveva fornito assistenza legale.

Un’altra estorsione contestata nel provvedimento si è invece concretizzata in pesanti richieste economiche rivolte ad un importante imprenditore florovivaistico del territorio, terrorizzato dalla famiglia Di Silvio e costretto a consegnare, a più riprese, grosse somme di denaro, a seguito delle continue visite di alcuni degli indagati, nonostante l’uomo avesse tentato di farsi proteggere da un sorvegliato speciale amico del capo clan.

Alba Pontina, estorsioni e minacce agli avvocati

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