Lunedì, 27 Settembre 2021
Cronaca

Rifiuti radioattivi, quasi 1.800 metri cubi nella ex centrale di Borgo Sabotino

Il rapporto di Legambiente sui depositi provvisori. Nel sito del Garigliano ci sono quasi 3mila metri cubi

Dei 9.284 metri cubi di rifiuti radioattivi presenti nel Lazio una parte è custodita nella ex centrale nucleare di Borgo Sabotino. E’ quanto emerge dal rapporto ‘Rifiuti radioattivi’ di Legambiente in vista del decimo anniversario di Fukushima.

Secondo l’associazione ambientalista nella nostra regione c’è il 30% del volume totale di tutti quelli presenti in Italia. Nel deposito provvisorio della ex Centrale di Borgo Sabotino a Latina c’è un volume di 1.794,44 metri cubi di rifiuti radioattivi e un’attività radioattiva di 27.139,67 Giga Becquerel mentre nel Centro Ricerche Enea Casaccia a Roma ci sono 7.489,81 metri cubi di rifiuti radiottivi e una radioattività di 28.091,43 GBq. La radioattività totale nel Lazio sui 2 siti è di 55.231,1 GBq, il 2% del totale nazionale di 2.881.754,50 GBq. Pochi metri oltre il confine sud regionale c’è anche l’ex Centrale del Garigliano a Sessa Aurunca in Campania con 2.967,64 metri cubi di scorie e 358.425,82 GBq di attività.

“Il territorio del Lazio è stato sempre centrale, purtroppo, nella storia dell’energia nucleare italiana e oggi sono stoccati nella nostra regione quasi un terzo dei rifiuti radioattivi presenti in Italia per metri cubi - commenta Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio - in grandissima parte a bassa radioattività. C’è stata nel Lazio la centrale nucleare di Borgo Sabotino, si sarebbe voluta costruire la nuova centrale nucleare di Montalto fermata dalle vittorie referendarie, pochi metri a sud del confine con la Campania c’è la centrale del Garigliano e oggi ci sono due siti provvisori di rifiuti radiottivi. A dieci anni dal disastro di Fukushima ancora abbiamo un sito pieno di rifiuti radioattivi a pochi metri dal mare, nella ex Centrale di Borgo Sabotino a Latina, e un secondo al centro Enea Casaccia a Roma. La pubblicazione della Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee ad ospitare il deposito nazionale di rifiuti radioattivi è arrivata nello scorso gennaio con un ritardo mostruoso: ora il tema della gestione dei rifiuti nucleari a media e bassa attività deve essere accompagnato, da parte delle istituzioni, da una comunicazione e informazione chiara e trasparente nei confronti dei cittadini. Il processo nazionale di scelta del luogo, per realizzare il deposito nazionale rifiuti radioattivi, deve avere tempistiche certe, scelte, progetti e programmi che non siano calati dall’alto ma inseriti in percorsi partecipati e di dibattito pubblico, e su tutti i territori la cittadinanza attiva deve accompagnare questa scelta con dibattiti e documenti, non per evitare che venga fatto nel proprio territorio ma perchè il sistema paese scelga il luogo più giusto”.

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