Cronaca

Maxi evasione fiscale scoperta a Brescia: coinvolte anche società pontine

L'indagine ha coinvolto 104 persone, tra imprenditori, commercialisti e professionisti, e 126 società in diverse province italiane

Maxi operazione della guardia di finanza a Brescia contro l'evasione fiscale. L'indagine ha coinvolto 104 persone, tra imprenditori, commercialisti e professionisti, e ben 126 società, alcune cartiere altre realmente operanti con sedi in diverse province italiane. Dal Piemonte alla Sicilia nel mirino degli investigatori sono finite società di Brescia, Bergamo, Milano, Monza -Brianza, Torino, Pavia, Alessandria, Parma, Genova, Firenze, Roma, Salerno, Bari, Trapani e anche Latina. Come riporta Brescia Today il sistema ruotava attorno a uno studio contabile di Sirmione, considerato un vero e proprio "laboratorio di ingegneria fiscale”, dove venivano ideate e messe in atto false operazioni per frodare il fisco

Il sistema consisteva nella creazione di falsi crediti tributari per diversi milioni di euro, che venivano poi venduti ai clienti, ovviamente previo pagamento di una somma, per compensare i debiti maturati con l’erario.

Dall’alba di martedì 19 gennaio, più di 350 unità operative delle Fiamme Gialle stanno eseguendo 26 ordinanze di custodia cautelare, emesse dal giudice per le indagini preliminari di Brescia nei confronti di altrettanti indagati che devono rispondere, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere finalizzata all’evasione fiscale (indebite compensazioni), al riciclaggio e all'autoriciclaggio. Per 24 persone sono scattate le manette: 8 sono finite in carcere, 16 ai domiciliari. Per gli altri due indagati è stata disposta la misura dell’interdizione dalla professione. Nell'ambito della stessa operazione sono scattati anche i sequestri di proventi illeciti per oltre 21 milioni di euro. 

Ma il sodalizio criminale si occupava anche di 'ripulire' i proventi illeciti delle frodi tributarie attraverso il trasferimento di ingenti somme di denaro su conti correnti a loro riconducibili, aperti in banche maltesi, slovacche, ungheresi e croate. Somme che poi venivano prelevate da ‘spalloni’ per essere restituite agli evasori fiscali. In un’occasione la finanza ha bloccato due degli indagati mentre rientravano dalla Slovacchia con ben 230.000 mila euro in contanti appena prelevati.

Un giro d’affari da quasi 300 milioni di euro: stando a quanto ricostruito, gli indagati avrebbero emesso fatture per operazioni inesistenti per circa 270 milioni di euro, che hanno consentito di abbattere un debito Iva per circa 47 milioni, evadere l’Ires per oltre 58 milioni di euro e di cedere crediti fittizi per 21 milioni. 

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