Cronaca

Passione di Cristo di Maenza a rischio, 350 attori pronti alla protesta

La sacra rappresentazione in bilico a causa della mancata erogazione dei fondi da parte della Regione Lazio. I 350 figuranti disposti anche scendere in piazza per rendersi "visibili"

(foto postata su facebook)

La Passione di Cristo di Maenza è a rischio. La tradizionale manifestazione del Venerdì Santo che da 43 anni viene vissuta con intensità e passione da tutto il paese pontino - per tutto il corso dell’anno fino all’epilogo finale della messa in scena, quando Maenza si trasforma in una piccola Gerusalemme con 350 attori  e migliaia di persone che accorrono anche dai paesi vicini per assistere alla rappresentazione - rischia di non potersi ripetere quest’anno a causa dei mancati finanziamenti della Regione.

“La Regione Lazio non ha ritenuto quest’anno di finanziare la Passione di Cristo di Maenza perché ‘di non elevato valore artistico’” scrive il direttivo dell’associazione che cura la sacra rappresentazione.

“L’elenco delle manifestazioni ammesse a finanziamento (con relativi importi) rende forse l’idea dell’ingiustizia perpetrata, ancora una volta, ai danni di questa nostra rappresentazione che uomini di cultura, di teatro, di cinema e di spettacolo hanno unanimemente definito 'fra le più belle d’Italia'".

“L’improvvisata via crucis negli anni è diventata una vera e propria manifestazione teatrale, mantenendo intatto il suo spirito di rievocazione religiosa e la genuinità dei suoi protagonisti, ma con colonne sonore, costumi ed effetti scenici, che ne fanno oggi una delle manifestazioni di maggior pregio, nel campo, in ambito nazionale – continua il direttivo -. Ma mai come quest’anno, purtroppo, la Passione di Maenza, il ripetersi di questa tradizione storica importante e sentita, è in bilico”.

Da qui è nata la volontà di far sentire la loro voce. “I 350 attori, rigorosamente locali per la precisa scelta di non intaccare il carattere genuino dell’evento, che interpretano in cinque postazioni strategiche le scene finali della vita di Gesù, sono pronti a scendere in campo” E ancora, “siamo determinati, però, a non far morire la nostra tradizione e con essa il nostro Paese, conosciuto in tutto il mondo proprio grazie alla Passione”.

“Ecco il nostro appello alla futura Regione Lazio e alle istituzioni tutte: basta figli e figliastri. Noi vogliamo esserci. Abbiamo il diritto di esserci. E se oggi alziamo la voce è perché davvero siamo disposti a tutto pur di difendere una tradizione che nobilita noi e l’intero territorio pontino e che non chiede altro che di perpetuarsi, al di là dell’essere o meno appetibile elettoralmente. Se c’è da scendere in piazza per renderci "visibili" siamo pronti a farlo. Gireremo in costume per le vie dell’intera regione per far vedere che ci siamo”.

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