Cronaca

Pennacchi e la “Pianura Blu”, navigare l’agro pontino è possibile

Presentato il progetto dello scrittore vincitore del Premio Strega 2010; obiettivo, valorizzare le ricchezze del territorio pontino per restituirlo alla fruizione dei cittadini e dei turisti

Rendere navigabili i corsi d’acqua, valorizzare le ricchezze del territorio pontino al fine di restituire quest'ultimo alla fruizione dei cittadini e dei turisti.

Questo il leit motiv del progetto "Pianura Blu - le vie dell'acqua della regione pontina" di Antonio Pennacchi che è stato presentato nei giorni scorsi presso la sala del Palazzo della Cultura di Latina, con il presidente della Camera di Commercio Vincenzo Zottola, il sindaco di Latina Giovanni Di Giorgi e quello di Cisterna Antonello Merolla, e Fabio Massimo Frattale Mascioli del Pomos- il polo della mobilità sostenibile della Sapienza.

E come fare? Realizzando parchi fluviali e archeologici che attraversino il territorio fino al mare, nodi di scambio, aree sosta, campeggi, piste ciclabili e aree dedicate alla ristorazione. Tutto rigorosamente eco-sostenibile, come pure i battelli ecologici che sono allo studio dei ricercatori del centro Pomos di Cisterna.

Si tratta quindi di un piano volto a ridisegnare e a dare un nuovo volto al panorama agrario e urbanistico dell’agro pontino che, nato come tutti sanno dalla bonifica, conta 300 chilometri di canali e fiumi.

Il progetto del grande scrittore pontino vincitore del Premio Strega 2010 con “Canale Mussolini” è ambizioso sia dal punto di vista pratico che da quello sociale e culturale, ma si può effettivamente concretizzare.

Con antiche e moderne cartine e piante alla mano, Pennacchi ha spiegato come “Pianura Blu” può essere realizzato buttando un occhio alla difesa e tutela dell’ambiente, alla sua valorizzazione, ma anche allo sfruttamento turistico degli antichi percorsi romani lungo la via Appia, compreso il ponte romano di Tor Tre Ponti, che ancora oggi resiste al passaggio di auto e tir. 

"Dopo la bonifica - spiega alla platea - ci siamo improvvisamente vergognati della nostra acqua, tanto da tombinare dei corsi d'acqua che attraversavano le città. La percezione che abbiamo del nostro territorio è di tutta terra. Ma noi eravamo palude e l'acqua è una risorsa che dobbiamo utilizzare e valorizzare. I tempi sono cambiati, se c'é la volontà politica, si possono rendere navigabili gran parte dei nostri corsi d'acqua, creando dei percorsi dalle montagne fino al mare".

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