Processo al clan Di Silvio, associazioni e Regione Lazio si costituiscono parte civile

Prima udienza del processo Alba Pontina: al gruppo di Campo Boario viene contestata per la prima volta l'associazione di stampo mafioso

Prima udienza questa mattina davanti al Tribunale di Latina – presidente Gianluca Soana – del processo con giudizio immediato cautelare a carico di otto esponenti del clan Di Silvio finiti in carcere a giugno dello scorso anno nell’ambito dell’operazione Alba Pontina coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia e dai pm Luigia Spinelli e Claudio De Lazzaro.

Sul banco degli imputati Armando Lallà Di Silvio, la moglie Sabina De Rosa, Angela, Genoveffa e Giulia Di Silvio, Francesca De Rosa, Tiziano Cesari e Federico Arcieri: ai primi sei viene contestata l’associazione per delinquere aggravata dal metodo mafioso: i componenti del gruppo di Campo Boario avrebbero messo in piedi una organizzazione criminale dedita al traffico di droga e alle estorsioni ai danni di commercianti, avvocati e commercialisti che venivano minacciati e intimiditi. Nel corso dell’udienza odierna, alla quale Armando Di Silvio, Arcieri e Sabina De Rosa assistevano in videoconferenza dalle carceri dove sono detenuti, sono state depositate una serie di richieste di costituzione di parte civile.

La prima è stata quella dell’associazione Caponnetto, presente in molti dei processi in corso nel capoluogo pontino compreso Tiberio. In aula anche l’avvocato Carlo D’Amata per conto della Regione Lazio che ha voluto esserci. “E’ la prima volta - spiega il Presidente dell’Osservatorio per la Sicurezza e la Legalità della Regione Gianpiero Cioffredi - che a questo clan autoctono viene contestato il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso e la nostra costituzione di parte civile ha il valore di dimostrare concretamente di essere dalla parte dello Stato, dei cittadini e delle vittime delle mafie. Il clan Di Silvio ha rappresentato per anni una seria minaccia per la vita sociale, economica e politica del capoluogo pontino diventando nel tempo, attraverso l’uso cruento della forza e dell’intimidazione il gruppo criminale egemone a Latina. Le indagini della squadra mobile della Questura di Latina, in particolare l’Operazione Alba Pontina, hanno consentito di ricostruire la natura criminale del sodalizio dei Di Silvio e di accertare che tale clan è risultato molto attivo, in primis nella gestione di numerosissime attività di carattere estorsive, consumate in danno di imprenditori, commercianti avvocati e liberi professionisti, in secondo luogo nel settore del traffico delle sostanze stupefacenti. Grazie all'impegno delle forze dell’ordine, della procura di Latina e della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Roma – conclude Cioffredi -  possiamo dire che la storia criminale del clan Di Silvio sta arrivando al capolinea”.

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A chiedere di essere parte civile nel procedimento anche l’associazione siciliana Addiopizzo rappresentata da Daniele Marannano e dall’avvocato Salvatore Caradonna che da qualche tempo ha avviato un percorso di sensibilizzazione nel capoluogo pontino rispetto a fenomeni di criminalità.  Su sollecitazione della difesa il Tribunale ha poi preso atto della mancata citazione delle parti offese nel decreto con il quale è stato disposto il giudizio immediato: l’udienza è stata così rinviata al 15 maggio prossimo per consentire la notifica alle pareti offese. In quella sede gli avvocati degli imputati presenteranno le proprie eccezioni anche sulla costituzione delle parti civili e il collegio  deciderà sulla loro ammissione.

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