Cronaca Centro / Viale Umberto I

Teatro di Latina chiuso, Pernarella: “Dopo il clamore iniziale è calato il silenzio”

L'intervento, anche per fare il punto della situazione dopo che la riapertura del teatro D'Annunzio era stata annunciata per fine gennaio, di Clemente Pernarella: "Quando la risposta è un muro". Il palazzo della Cultura chiuso a settembre

Dopo tanto clamore, nessuno ha più parlato della situazione del teatro di Latina chiuso dall’amministrazione comunale nel settembre dello scorso anno per motivi di sicurezza. L’intervento, a distanza di mesi e per fare il punto della situazione, di Clemente Pernarella: “Io continuo a tenere d’occhio la situazione e quanto sta accadendo mi preoccupa molto”. 
Stato dei lavori, conseguenze della chiusura del teatro di viale Umberto I, le scelte per superare quella che era stata definita “una situazione di emergenza”: in una nota Pernarella ha cercato di riassumere quanto sta accadendo dopo la chiusura del Palazzo della Cultura, "quando la risposta è un muro".

LA NOTA DI CLEMENTE PERNARELLA

Da pochi giorni è passato il termine indicato dal Commissario relativamente alla data di apertura di almeno una delle sale teatrali del Palazzo della Cultura, quella del Teatro “D’Annunzio” (evento annunciato in un primo momento per la fine di Dicembre, in seconda battuta posticipato alla fine di gennaio e attualmente previsto, probabilmente, per la fine di marzo). In questo tempo, tolto il clamore iniziale, abbiamo visto scemare l’interesse e l’attenzione per la vicenda. Ad oggi il danno che la chiusura delle sale ha comportato è irrimediabile, gli operatori per salvare le attività e i bilanci sono stati costretti a soluzioni di emergenza, per non dire disperate. Sfumata quindi anche l’ipotesi di una apertura a Gennaio rimane ben poco da fare. 
Riassumendo: le stagioni teatrali possono dirsi definitivamente saltate, in tutto il paese, e in questo Latina non fa eccezione, le stagioni durano in media otto mesi e si concludono tra aprile e maggio. Potrebbe ancora essere possibile garantire lo svolgimento degli spettacoli di fine anno delle scuole di danza, appuntamento, che dobbiamo sperare possa non essere disatteso. Il condizionale è d’obbligo, cosi come la speranza poiché anche in questo caso le scuole di danza hanno bisogno di una risposta certa e definitiva che arrivi tempestivamente, prima che le stesse siano obbligate a percorrere strade diverse e trovare soluzioni alternative. 
In tutto ciò per la riapertura prevista sono stati annunciati interventi e lavori, per ora avviati solo parzialmente. Alla ricerca disperata di notizie riesco a trovare la relazione generale delle opere dei lavori di adeguamento alla normativa antincendio del teatro “G.D’Annunzio” CIG 6575707D11 pubblicata due giorni fa sul sito del Comune di Latina. 
Il totale dei costi dell’operazione è di 130.000,00 € , procedura “a cottimo”. Rilevante appare la natura dell’intervento che prevede, tra le altre cose, la riduzione delle dimensioni del palcoscenico del Teatro “D’Annunzio”, portandolo ad una superficie agibile di 150 mq, costruendo un muro, all’interno dello stesso, sui tre lati: destra, sinistra e fondo. Un muro, una sorta di scatola all’interno del palcoscenico.
L’accesso al palco sarebbe garantito da quattro porte posizionate sui lati. La misura di queste porte, definite “ampie” ( m 1.80 L x 3.00 h e m 2.40Lx2.00h ), garantirebbe il passaggio di persone e attrezzature (scenografie, attrezzerie etc). Portando, come si evince dalle planimetrie, un muro al limite della zona attualmente agibile lo spazio praticabile sarebbe incredibilmente ridotto. Per intendersi, considerato l’ingombro delle quinte, diventerebbe di poco maggiore del palcoscenico del teatro “Cafaro”. Le porte previste inoltre impedirebbero ogni allestimento di una certa importanza (sarebbero ovviamente esclusi allestimenti con scenografie di rilievo che necessitino uscite ed ingressi). Quindi solo spettacoli le cui scenografie passino per il buco di una porta. 
In sostanza verrebbe meno l’idea alla base della costruzione del Teatro stesso: uno spazio che portasse la città di Latina ad avere un teatro all’altezza delle aspettative di crescita e delle sue aspirazioni. Posto che la firma del progetto è di un ingegnere di assoluto valore e competenza ci si domanda: è questa l’unica soluzione possibile? E quali sono le valutazioni che hanno condotto a questa scelta? 
Insomma: se non esiste più un carattere d’urgenza è opportuno un tale intervento? 
La modifica che si apporta alla struttura è una modifica sostanziale che avrà ricadute sull’utilizzo stesso della sala limitandone fortemente il potenziale. Il progetto previsto ha un pericoloso carattere di irreversibilità, il Teatro ne risulta deturpato o comunque snaturato e depotenziato.
A mio avviso qualora fosse possibile una soluzione diversa, in grado di salvare la natura originaria dell’opera pubblica più importante che abbiamo visto realizzare a Latina negli ultimi quarant’anni (costata alla comunità 30 miliardi di lire), la prossima Amministrazione non sarebbe comunque più in grado di intervenire o dovrebbe farlo affrontando oneri assai maggiori di quelli necessari per sistemare l’esistente. 
L’ intervento in questione a mio avviso ha, infatti, il peso di una scelta politica e non solo amministrativa. Riguarda la città, il suo potenziale e le aspirazioni dei suoi abitanti. Credo che una soluzione così radicale debba comportare maggiore condivisione anche perché, sottolineo, non ha più carattere di urgenza e ha un costo. 
La prospettiva giusta sarebbe che il prossimo Sindaco si facesse carico di un problema, che il Commissario ha avuto il merito di sollevare, cercando una soluzione migliore di quella proposta, lasciando alla città il diritto di avere uno dei palcoscenici più grandi e più belli della Regione.
Potrei fare un elenco lunghissimo di spettacoli che non avremmo mai potuto vedere a Latina se le dimensioni e l’accesso al palco fossero state quelle che si prevede di realizzare, è davvero inevitabile impoverire quella struttura? Limitare le possibilità di programmazione di una sala come il “D’Annunzio” mi pare un rischio eccessivo per un solo mese di apertura. Si tratta di stabilire una priorità: la soluzione più veloce, o la migliore. 
Questo muro ha un senso che va ben al di là del cemento e dei mattoni. Il palcoscenico del Teatro D’Annunzio ha il suo punto di forza proprio nelle dimensioni, negli spazi e nella possibilità di utilizzare le ampie aree esterne allo spazio scenico. Rinunciare a quel palcoscenico, così com’è, significa rinunciare ad una prospettiva ad una idea ad una visione del futuro.
A coloro i quali dovessero pensare che “almeno il teatro sarebbe aperto”, mi sentirei di rispondere che è una ben magra consolazione, un accontentarsi. Credo che Latina possa e debba smettere di accontentarsi. Spero che questo intervento possa aprire un confronto, spero ci sia ancora lo spazio di discussione, spero che altri operatori vogliano intervenire. Potrebbe essere utile un incontro pubblico con il Commissario e con i progettisti per capire quali siano le motivazioni amministrative e tecniche della scelta in atto e quali strade siano ancora percorribili dal punto di vista tecnico per ovviare ad una soluzione che appare davvero drastica
”. 
 

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