Far rinascere il centro di Latina, per Forte serve un “Patto per lo sviluppo cittadino”

Il consigliere comunale del Pd: “Le possibilità di sviluppo sono ancora concrete, ma serve un mix di scelte che impattino sull’aspetto economico e residenziale. Reti di impresa e rigenerazione per ripartire”

“La mancanza di programmazione da parte del Comune sta producendo un vero e proprio stallo nel centro storico, sia sotto l’aspetto sociale, sia sotto quello commerciale. Le possibilità di sviluppo sono ancora concrete, ma serve un mix di scelte in grado di impattare sull’aspetto economico e residenziale”. A parlare è il consigliere comunale e regionale del Pd Enrico Forte che oltre ad analizzare la situazione nel centro storico di Latina, dopo la chiusura di storici negozi, cerca di delineare una ricetta per il rilancio del cuore della città. 

“Nel quadro di un vero e proprio ‘Patto per lo sviluppo cittadino’, occorre puntare, ad esempio, sulla creazione di reti d’impresa, l’implementazione dell’arredo urbano, l'attrazione di nuovi residenti e imprese. Penso che il modello del mercato natalizio, ad esempio, sia un modello ormai obsoleto”.

Commercio in centro: i numeri 

“La desertificazione commerciale del centro storico di Latina, inoltre, meriterebbe maggiore attenzione da parte dell’Amministrazione Coletta - prosegue Forte -. Basterebbe un serio studio delle dinamiche locali e di quelle nazionali per orientare il Comune verso scelte incentivanti per commercianti e artigiani. Si capirebbe meglio, confrontandosi e studiando, che il fenomeno delle serrande abbassate nei centri storici è certamente un tema comune nelle città Italiane, ma che in generale è il commercio al dettaglio a soffrire, con una maggiore difficoltà proprio nei centri storici. Una recentissima indagine su ‘Imprese e città’ della Confcommercio ha analizzato 110 comuni di medie dimensioni capoluoghi di provincia e 10 comuni non capoluogo più popolosi con la distinzione Centri Storici /Non Centri Storici. Quello che ne esce è che nei centri storici si registra un saldo di attività (commercio dettaglio in sede fissa commercio ambulante alberghi, bar, ristoranti) che segna il -2,2% negli ultimi dieci anni. Al di fuori dei centri storici le chiusure di attività segnano invece il -1,5.%. Una differenza che si assottiglia se si considerano le chiusure al Sud, e quelle del Centro Nord. Non stupisce che il 70-80% della riduzione del totale numero di negozi nei centri storici italiani è attribuibile a razionalizzazione e scelte imprenditoriali relative all’insufficiente redditività e alla competizione di commercio elettronico, centri commerciali, parchi commerciali e outlet. Ma la vera sorpresa, è che una città come Latina viene valuta da Confcommercio come una realtà ad alta vitalità commerciale”.

Una nuova vocazione per il centro 

Sono questi per il consigliere del Pd su si dovrebbe riflettere. “Per questo occorre un serio confronto con le categorie imprenditoriali e professionali, con i cittadini, cercando soluzioni di ‘sistema’ e non riducendo la discussione al semplice, ma non banale dilemma ‘Ztl sì-Ztl no’. Quello della rinascita del commercio nel centro è da considerare solo il punto di arrivo a fronte di un piano complessivo per le aree centrali, e quelle adiacenti.

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Oggi - prosegue Forte - occorrerebbe attribuire una vocazione chiara al centro urbano, rifuggendo dalla tentazione di musealizzarlo, studiando forme di incentivazione per riportare, innanzitutto, i residenti a vivere nel cuore di Latina. Penso, in particolare, agli studenti e le giovani famiglie. Intorno a questo tessuto si possono immaginare spazi dedicati alle start up, alla cultura e l’intrattenimento ( ed in tal senso l’idea per riqualificare il vecchio cinema Giacomini è interessante). Si può immaginare una nuova agorà sul modello del foro Portoghesi, una biblioteca. La rigenerazione urbana è una grossa opportunità non ancora sperimentata non solo per il centro, ma per l’intera città. Occorre immaginare una intesa tra Comune ed Ater per recuperare gli spazi commerciali al Nicolosi, senza contare il mercato annonario, il recupero dello stallino già finanziato. Il rilancio, dunque, non può prescindere da un nuovo strumento urbanistico del centro urbano, contemplando anche  la rigenerazione. Solo così - conclude il consigliere - avremo lo sviluppo di nuovo  commercio, l’arrivo di nuova linfa, di imprese e famiglie. Ma di questo non si vede traccia nei programmi dell’amministrazione”.

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