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Venerdì, 24 Maggio 2024
Cultura

Latina Bonum Facere: presentato il dossier per la candidatura a Capitale Italiana della Cultura

L’incontro oggi in Comune per parlare del dossier, ancora secretato, che valorizza il territorio pontino

Ormai è ufficiale, lo scorso 27 settembre la candidatura di Latina come Capitale Italiana della Cultura per il 2026 è stata consegnata e accettata dal Ministero della Cultura insieme con altre 15 proposte di altrettante città italiane.

Ora occorre aspettare un altro paio di mesi, ovvero il 15 dicembre, per conoscere i nomi delle dieci città che passeranno alla fase successiva, prima delle audizioni pubbliche che si terranno a marzo 2024.  Nel frattempo l’amministrazione comunale di Latina ha voluto dare maggiori informazioni circa il dossier presentato, finora secretato, e che potrà essere ampliato e perfezionato in vista degli step successivi dell’iter di candidatura.

Una città dalle caratteristiche uniche

La sindaca Matilde Celentano ha chiarito che questa candidatura, per quanto sia una gara, non è una competizione tra città che hanno più teatri, biblioteche, musei e luoghi della cultura di altre. In questo iter si parla di peculiarità dei luoghi, di eventi di valore, di strategie che facciano conoscere la città e invitino a visitarla e conoscerla meglio. Come per il primo incontro, è stata ribadita la ricchezza di storia, scenari naturali e architettonici di Latina, dei suoi borghi e della provincia che permette di spaziare tra mari, monti, laghi, periodi storici differenti fino ad arrivare al ‘900, peculiarità che rende unica la nostra città. Ma anche l’incredibile vivacità culturale delle tante associazioni che lavorano da tanti anni sul territorio spaziando nelle arti, offrendo eventi di portata e valenza nazionale e non solo.

Un lavoro quello svolto nel redigere questo dossier che ha voluto valorizzare le caratteristiche di Latina e il suo territorio, unendo zone urbane e periferiche, città e campagna, attività produttive e agricole passando per il buon cibo, la salute, l’eco sostenibilità e molto altro ancora. L’archittetta Daniela Cavallo, coordinatrice del progetto di candidatura, parla infatti di “città diffusa”, non si può pensare a una Latina che si esaurisce nel suo centro storico, ma intenderla come un unicum che dai Monti Lepini arriva al Mar Tirreno.

L’iter di redazione del dossier

L’architetta Cavallo e Alberto Gottardi, ceo dell’agenzia di comunicazione P.G.&W, a cui l’amministrazione comunale ha affidato l’incarico per la redazione del dossier, hanno illustrato le varie fasi che hanno condotto alla redazione del dossier. Si è partiti dall’idea che le persone, cittadini e non, hanno della città, della sua identità, e si è approfondito il tutto con un’attenta analisi del contesto. Si sono formati dei comitati scientifici in maniera spontanea e non a fini di lucro che hanno redatto le tre linee guida che sono state già ampiamente illustrate (il modello sociale, quello  che unisce impresa, agricoltura e industria e il modello che si focalizza su architettura, urbanistica e arte). Dal titolo del dossier, Latina Bonum Facere (etimo latino di bonifica), si vuole infatti sottolineare come sin dalla nascita della città il fare per bene e per il bene collettivo sia stato peculiarità della città che per prima ha affrontato tante sfide riproposte poi nel resto d’Italia.  

La consapevolezza dei cittadini

Sia la sindaca Celentano che l’architetta Cavallo hanno ribadito che la mappatura di caratteristiche e punti di forza della città è stato un lavoro approfondito e necessario, non solo alla presentazione del dossier per la candidatura di Latina a Capitale Italiana della Cultura, ma che, indipendentemente da come andranno le cose, sarà utile anche in vista delle celebrazioni del centenario di Latina nel 2032.  Un lavoro capillare che non era ancora stato fatto in maniera sistematica e che ora permetterà all’amministrazione comunale di avere una idea più chiara delle grandi potenzialità della città. Potenzialità che vanno fatte conoscere in maniera più ampia possibile in modo che tutti, in particolare i residenti, siano consapevoli del reale valore della propria città e innescare così un circolo virtuoso di rispetto dei luoghi, creazione di identità e di attività finalizzate al benessere di tutti.

Comunicazione e condivisione

Da qui l’ampio progetto di divulgazione del programma che consterà in 48 macro eventi affiancati da una serie di eventi più piccoli che saranno poi definiti nel corso del tempo attraverso una completa campagna di comunicazione che prevede canali classici come un sito dedicato, video, social media e la creazione di un “magazine partecipativo” denominato la "Fabbrica dei Contenuti" al quale tutti sono invitati a partecipare per raccogliere e valorizzare le varie voci del territorio. A questo proposito l’appello dell’architetta Cavallo alle scuole di Latina: è in progetto di affidare nei prossimi due mesi la gestione della pagina Facebook di “Latina candidata a Capitale Italiana della Cultura 2026” a quattro istituti superiori della città per 15 giorni ciascuno, in modo che possano divulgare il progetto e raccogliere testimonianze attraverso video, post, immagini e fotografie. Al fine di coinvolgere tutta la cittadinanza la sindaca Celentano ha lanciato anche l’hashtag #iosonolatina.

Al di là di ogni entusiasmo (e polemiche) per una grande opportunità per la nostra città, non solo di essere riconosciuta per le sue bellezze, ma di ricevere ben un milione di euro da utilizzare per migliorare le condizioni dei luoghi della cultura e non solo, c’è la speranza che questa candidatura vada a buon fine. La speranza che questo dossier, ancora secretato, abbia saputo cogliere davvero l’anima di una città che paga lo scotto di essere giovane, una giovane quasi centenaria, che manca ancora di identità ma soprattutto di chi creda davvero in lei, senza sfruttarla, svenderla o depredarla come in passato è stato fatto.

Rimane una certa amarezza sul fatto che, a quanto pare, le bellezze pontine, le sue peculiarità e le sue grandi potenzialità ancora destino stupore sia in chi arriva da fuori, come i redattori del dossier che in questo periodo stanno imparando a conoscere Latina e la sua provincia, sia in chi ci vive da sempre e che ancora non conosce bene le realtà culturali che operano da anni sul territorio. Ci auguriamo che, comunque vada, questo lavoro di mappatura non vada perduto e sia messo a frutto comunque.

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