Venerdì, 19 Luglio 2024
Gli omicidi

Vittorio Iacovacci e Luca Attanasio uccisi in Congo: condanna all'ergastolo per i sei imputati

Il carabiniere originario di Sonnino e l'ambasciatore italiano uccisi nel 2021 in un attentato. L'accusa aveva chiesto la pena di morte

Sono state condannate all'ergastolo le sei persone accusate dell'omicidio dell'ambasciatore italiano in Congo Luca Attanasio, del carabiniere Vittorio Iacovacci e dell'autista Mustapha Milambo, tutti uccisi in un attentato avvenuto a febbraio del 2021. La procura militare di Kinshasa aveva chiesto la pena di morte per i sei. Il tribunale ha anche riconosciuto all'Italia un risarcimento equivalente a due milioni di dollari "in via equitativa", ossia stabilito dalla corte, a carico dei condannati. La sentenza è stata letta oggi, 7 aprile, in una seduta pubblica presso il carcere militare di Gombe, un quartiere della capitale congolese.

Cinque gli imputati alla sbarra, mentre un sesto è tuttora ricercata. L'accusa aveva chiesto la pena di morte, che tuttavia nel Paese non si applica da 20 anni e viene di fatto commutata in una sentenza all'ergastolo. La difesa aveva chiesto invece un'assoluzione per non aver commesso il fatto o almeno per dubbi sulla responsabilità degli accusati. Gli arrestati, dopo le prime ammissioni, si erano poi dichiarati innocenti sostenendo di essere stati spinti a confessare con la violenza, circostanza questa negata dall'accusa. L'Italia, parte civile e Paese fortemente contrario alle esecuzioni, aveva chiesto che venisse inflitta una giusta pena detentiva.

l 43enne Attanasio, il carabiniere Iacovacci, originario di Sonnino, e l'autista Milambo erano stati uccisi da colpi di arma da fuoco nel corso di un'imboscata tesa da criminali a un convoglio del Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite (Pam) che viaggiava in un'area ad alto rischio per la presenza di decine di milizie. Processati per omicidio, associazione a delinquere e detenzione illegale di armi e munizioni da guerra, i sei congolesi durante il processo sono stati descritti dall'accusa come componenti di una "banda criminale" dedita alle rapine di strada e che voleva rapire l'ambasciatore a scopo di riscatto ma che poi l'ha ucciso insieme ai suoi collaboratori.

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