Giovedì, 28 Ottobre 2021
Cronaca Cori

Bretella Cisterna-Valmontone, gli oppositori: “No all’ecomostro”

L'amministrazione di Cori, insieme ad altri Comuni e Comitati contrari, durante un incontro sulle rive del lago di Giulianello, hanno ribadito le ragioni del loro "no" alla realizzazione dell'infrastruttura

“No all’ecomostro”. Questo l’appello lanciato domenica pomeriggio, nel corso del dibattito pubblico di chiusura della  XXI edizione de “Il Lago Cantato” a Cori.

Durante l’incontro di ieri è stato così ribadite le ragioni della contrarietà alla realizzazione della Bretella autostradale a pagamento Cisterna – Valmontone, prevista, insieme alla Roma – Latina, dal progetto di completamento del Corridoio Tirrenico, e che dovrebbe passare a pochi chilometri dal Monumento Naturale Lago di Giulianello.

Oltre ai rappresentanti dell’amministrazione comunale di Cori, erano presenti anche i delegati degli altri Comuni e dei Comitati contrari, che propongono come alternativa un potenziamento/ammodernamento del piano complessivo della mobilità regionale (trasporti stradali, ferroviari, marittimi ed anche aerei) che con meno risorse garantirebbe maggiori benefici collettivi.

“Il Corridoio costa oltre un miliardo di euro, per il 35% a carico della finanza pubblica, il resto a spese dei privati. La quota pubblica è interamente stanziata per la Roma – Latina, senza alcun finanziamento per la Bretella Cisterna – Valmontone.

L’aggravante possibilità di poter procedere per lotti, data l’insufficienza delle risorse disponibili, determinerà l’apertura di un altro cantiere incompiuto per anni. Gli organizzatori dell’incontro – spiegano in una nota - sono fermamente convinti che si tratti un’opera inutile per le comunità e i territori coinvolti, a solo vantaggio delle aziende che si aggiudicheranno l’appalto; che non risolverà l’attuale crisi industriale che obbliga a guardare anche a modelli di sviluppo alternativi.

Ci saranno conseguenze disastrose sia dal punto di vista economico che paesaggistico - concludono -: distruzione ed espropriazione di aziende agricole, soprattutto biologiche, con conseguente perdita di posti di lavoro; deturpazione di importanti aree di pregio naturalistico e storico – archeologico, di interesse comunitario; aumento dell’inquinamento acustico ed atmosferico. Oltre ai danni, la beffa del pedaggio a pagamento. 

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