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Sangue infetto, paziente di Cisterna contagiato da epatite C: risarcimento da 700mila euro

L'uomo aveva subito negli '80 almeno 10 trasfusioni all'ospedale San Camillo di Roma. Oggi la sentenza del tribunale

Aveva iniziato una causa nel 2015 ed è morto nel 2018, dopo aver contratto il virus dell'epatite C che, rimasto silente per decenni, si è trasformato in cirrosi epatica e poi in tumore. Arriva ora, con una sentenza del tribunale di Roma, un risarcimento agli eredi dell'uomo pari a 700mila euro per i danni subiti dal loro congiunto. Il caso è stato seguito dall'avvocato Renato Mattarelli. Il paziente era originario di Cisterna. Nel 1983 gli vennero somministrati una decina di flacone di sangue presso l'ospedale San Camillo di Roma. Su 10 trasfusioni, tre non sono risultate controllate e tracciabili. "L'ipotesi non remota - sostiene l'avvocato Mattarelli - è che il sangue trasfuso sia stato importato negli anni '80 da paesi del terzo mondo".

Allora l'uomo aveva 44 anni e 30 anni dopo, nel 2013, apprese di essere stato contagiato dal virus dell'epatite C. Nel 2015 aveva iniziato quindi una causa contro il Ministero della Salute per il mancato controllo delle trasfusioni effettuate dal San Camillo. Nel frattempo però l'epatite C, rimasta asintomatica per anni, si è trasformata prima in cirrosi epatica e poi in tumore al fegato che nel 2018 ha ucciso l'uomo di Cisterna, arrivato a 79 anni nonostante non avesse più il fegato.

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