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Intimidazioni, pestaggi e minacce: Fabrizio Marchetto maturava la sua vendetta

I risvolti dell'indagine "Tacita muta", condotta dalla squadra mobile di Latina. Tutto era nato nel 2018 ma le intimidazioni sono andate avanti fino a novembre

La storia nasce nel 2018 e da allora Mario C. aveva subito violenze e minacce, atti persecutori e intimidazioni di vario genere che lo avevano fatto vivere in uno stato di profonda frustrazione e di ansia, temendo per la sua incolumità e per quella dei suoi familiari. La vittima si era trovata costretta a modificare le sue abitudini di vita, aveva smesso di frequentare suo figlio per timore di metterlo in pericolo. E' quanto emerge dalle carte dell'indagine "Tacita Muta", che questa mattina all'alba ha portato all'arresto di Fabrizio Marchetto e di Remo Favero e dei figli di Marchetto, Angelo e Luca, tutti accusati di estorsione, lesioni personali e stalking.

All'aggressione del 7 luglio scorso, avvenuta nei pressi di una tabaccheria del capoluogo, era seguita una minaccia di morte il giorno successivo. Poi l'11 ottobre la vittima si era ritrovata nella cassetta della posta la linga di un animale, un chiaro simbolo che "richiama modalità tipiche - scrive il gip nell'ordinanza - di organizzazioni criminali più strutturate, dimostrando di portare avanti le proprie pretese persecutorie, evidentemente connesse a un assurdo e pervicace programma di vendetta". L'ultimo episodio di aggressione risale infine al 26 novembre 2020, quando i figli di Marchetto avevano inseguito Mario C. cercando di speronarlo metre era alla guida della sua auto. Dal finestrino gli avevano mostrato il segno di una pistola urlando che lo avrebbero ucciso. Ma la vicenda risale in realtà al 2018 e solo le indagini successive condotte dagli investigatori del vicequestore Giuseppe Pontecorvo sono riuscite a fare luce sull'antefatto che aveva portato Marchetto a maturare il proposito di vendetta nei confronti della vittima. Già nel 2018 infatti l'uomo era stato contattato da Favero e da Marchetto che chiedevano informazioni su una persona da cui Favero pretendeva somme di denaro e che era sparita dalla circolazione. Ne era nata una colluttazione e Marchetto aveva avuto la peggio. Quest'ultimo si era quindi allontanato con una chiara minaccia: "Questa sera vengo a casa, te sparo a te, tutta la famigia tua, a tuo padre e sparo a tuo figlio". 

Le indagini successive sono state condotte attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, che hanno consentito di dare riscontro a tutti i sospetti e di chiarire nel dettaglio ogni aspetto di questa vicenda. La vittima invece, proprio per timore e per la caratura criminale dei personaggi coinvolti, si era sempre mostrata reticente e poco collaborativa a fornire informazioni.

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