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Omicidio di via Palermo, i ladri: "L'avvocato ha sparato molti colpi mentre avevamo le mani alzate"

Davanti alla Corte d'Assise due componenti della banda raccontano l'uccisione di Domenico Bardi da parte di Francesco Palumbo

Ha sparato una lunga serie di colpi senza fermarsi nonostante le mani alzate dei ladri che non erano armati. E’ il racconto di due componenti della banda della quale faceva parte Domenico Bardi, ucciso a colpi di pistola dall’avvocato Francesco Palumbo il 15 ottobre 2017 nel cortile di una palazzina di via Palermo, in lottizzazione Cucchiarelli.

Salvatore Quindici e Antonio Bellobuono hanno ricostruito questa mattina davanti alla Corte di Assise di Latina - davanti alla quale è in corso il processo al professionista per omicidio e tentato omicidio - quella domenica pomeriggio raccontando nei minimi particolari la dinamica degli eventi che si sono conclusi con la morte di Bardi rispondendo alle domande del pubblico ministero Simona Gentile e degli avvocati della difesa Tommaso Pietrocarlo e Leone Zeppieri.

Quindici, in collegamento dal carcere dove è detenuto, ha raccontato che lui e la vittima erano all’interno dell’appartamento del padre di Palumbo quando avevano sentito delle voci nel giardino sottostante mentre Bellobuono, che era rimasto giù per fare da palo, aveva chiamato Bardi per avvisarlo che c’era una persona armata. Quindici era sceso con le mani alzate utilizzando la scala a pioli grazie alla quale erano entrati nella casa ma Palumbo aveva iniziato a sparare colpendolo al braccio sinistro e di striscio ad una gamba. Era riuscito a scappare con Bellobuono e aveva saputo soltanto a distanza di ore della morte di Bardi che era sceso dopo di lui.

Una versione confermata anche da Bellobuono che in aula ha spiegato di avere visto arrivare l’imputato pistola alla mano e di avere pensato che potesse essere della Polizia. Così aveva chiamato Bardi sul telefonino per avvisarlo e dirgli di scendere: il primo ad arrivare giù era stato Quindici ma nonostante tenesse le mani alzate l’avvocato aveva iniziato a sparare tanti colpi nonostante gli avesse detto di non usare l’arma perché gli altri componenti del gruppo – nessuno dei quali era armato - stavano scendendo. Poi la fuga insieme a Quindici che era rimasto ferito.

Il processo è stato aggiornato al 28 maggio prossimo quando saranno ascoltati altri testi.

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