Trasfusioni di sangue infetto al Goretti dopo l'incidente: doppia condanna del Ministero

La paziente, ora 50enne, aveva subito una trasfusione nel 1985: dopo 35 anni altro risarcimento da 50mila euro

Il tribunale di Latina aveva condannato ad inizio febbraio lo Stato Italiano ad indennizzare una 50enne di Latina con 220mila euro di arretrati e un assegno di 800 euro al mese per tutta la vita per un contagio da epatite C dopo una trasfusione di sangue infetto necessaria dopo un incidente in motorino avvenuto nel 1985. Ora arriva un'altra condanna a carico del ministero della Salute per la paziente, oggi 50enne.

Tribunale di Roma ha infatti disposto un risarcimento ulteriore per non aver controllato il sangue trasfuso nel 1985 alla ragazzina, allora 15enne, dopo un incidente in motorino. Alla donna pontina dovranno essere risarciti altri 50mila euro circa, per un totale 270mila euro con gli arretrati già riconosciuti dal tribunale di Latina, oltre all'assegno mensile di 800 euro a vita. L'avvocato Renato Mattarelli che ha assistito la donna nelle due cause di Latina e Roma, non esclude un appello alla sentenza capitolina nella parte in cui non riconosce il principale danno patitosubito: sindrome depressiva reattiva alla consapevolezza del contagio: "E' il danno alla salute psichica - spiega il legale - che, forse più dell'epatite C trasmessa dal sangue infetto del 1985, rappresenta per la donna pontina il maggior pregiudizio. Come tutti i soggetti infettati da virus patogeni come l'epatite B, l'epatite C e l'aids, per la donna di Latina il più grande disagio è quello di convivere con se stessa e con i familiari che possono rischiare di essere contagiati a loro volta. Fra le più insopportabili conseguenze c'è anche la paura di informare gli altri di essere positivi ad un virus infettivo".

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L'avvocato Mattarelli sta intanto preparando una class action di diversi danneggiati da sangue infetto per chiedere alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo di condannare l'Italia per la violazione dei diritti fondamentali della persona umana: oltre al grave ritardo nel riconoscimento del danno alla salute in Tribunale (nei casi di emotrasfusi anche fino a 50 anni dopo) si registra infatti il ritardo nei pagamenti delle condanne statali, a cui il Ministero della Salute provvede dopo 4/5 anni dal passaggio in giudicato delle sentenze. "Sussiste inoltre - aggiunge l'avvocato - la temerarietà dello Stato che resiste ai giudizi di risarcimento pur sapendo della correttezza della richieste di risarcimento di quanti, nel trentennio ricompreso fra metà degli anni '60-'90, hanno subito trasfusioni di sangue notoriamente non controllato, a volte anche dolosamente pur di favorire il mercato delle fabbriche farmaceutiche produttrici di plasmaderivati. L'esempio della ragazzina di 15 anni di Latina che cade dal motorino e viene trasfusa ed infettata nel 1985 per essere indennizzata e risarcita dopo 35 anni è un esempio emblematico di questa ingiustizia". 

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