Cronaca

Scandalo fallimenti in tribunale, la Cassazione nega all’ex giudice Lollo l’affidamento ai servizi sociali

Richiesta respinta per “la personalità negativa del condannato che non ha mai dato segnali convincenti di revisione critica del passato”

Sulla scorta di quanto deciso a luglio dello scorso anno dal Tribunale di sorveglianza di Perugia, la Corte di Cassazione ha respinto la richiesta dell’ex giudice fallimentare del Tribunale di Latina Antonio Lollo di scontare il resto della pena in affidamento ai servizi sociali. Il magistrato dovrà quindi restare agli arresti domiciliari fino a giugno 2023, data alla quale si sarà estinta la condanna a due anni e dieci mesi che ad agosto dello scorso anno lo ha portato ai domiciliari.

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I giudici della Suprema Corte richiamano ampi stralci della decisione del Tribunale di sorveglianza che non aveva ritenuto utile “la misura dell'affidamento in prova al servizio sociale a perseguire la risocializzazione del condannato. Dopo aver preso meticolosamente in esame la gravità dei reati oggetto di condanna (corruzione in atti giudiziari con conseguimento di profitti quantificati in un milione di euro) – si legge nella sentenza - e gli aspetti negativi della personalità del condannato (il quale aveva scelto di delinquere nonostante fosse dotato di tutti gli strumenti sociali e culturali per astenersi dalla consumazione di reati) nonché le complicità fornitegli dal suo nucleo familiare (la moglie e la suocera sono state condannate per varie ipotesi di favoreggiamento nell'ambito delle stesso procedimento definito dalla sentenza in esecuzione), ha passato in rassegna le condotte successive al reato, evidenziando l'assenza di segnali convincenti di revisione critica del passato, a prescindere dalla confessione finalizzata ad ottenere un trattamento sanzionatorio più mite".

"Lollo – scrivono ancora i giudici - lungi dallo svolgere attività riparativa in favore della collettività, non aveva neanche preso la distanza dai reati lasciando spontaneamente l'appartamento confiscato preferendo attendere la definizione del procedimento esecutivo che certamente non aveva agevolato". L’ex giudice, arrestato nel 2015 nell’ambito di un’inchiesta su un diffuso sistema corruttivo sull’assegnazione dei fallimenti a professionisti amici in cambio di denaro e costosi regali. Lollo ha scelto di patteggiare la pena e nel 2018  è stato condannato dal gup di Perugia a tre anni e sei mesi di carcere. Il ricorso in Cassazioni era stato presentato dopo che il Tribunale di sorveglianza umbro aveva negato l’affidamento ai servizi sociali concedendo i domiciliari, ma gli ermellini hanno confermato quella decisione condannando anche Lollo a pagare le spese processuali.

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