In piazza la teca con i resti dell'auto della scorta di Falcone. Tina Montinaro: "Non ci hanno fermato"

La moglie del caposcorta del giudice sul palco per ribadire il valore dell'esempio e della legalità

Possono i resti di un’auto blindata fatta esplodere sull’autostrada di Capaci con a bordo tre persone, il simbolo del male assoluto e della morte, diventare invece il simbolo non soltanto della memoria ma il veicolo per diffondere un messaggio di legalità?

Tina Montinaro, moglie di Antonio, caposcorta di Giovanni Falcone lo ha reso possibile e oggi pomeriggio alla presenza delle massima autorità civili e militari ha scoperto in piazza del Popolo, sotto i portici dell’Intendenza di Finanza, la teca che custodisce i resti della Croma blindata su cui viaggiavano gli uomini della scorta di Giovanni Falcone: Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo.

Scoperta la teca con i resti dell'auto della scorta di Falcone - Il video

Sul palco accanto a lei c’erano oltre al sindaco Damiano Coletta il Prefetto Maria Rosa Trio, il Questore Rosaria Amato, il Presidente dell’Osservatorio per la Sicurezza e la Legalità della Regione Lazio Gianpiero Cioffredi, l’assessore regionale Paolo Orneli,  il Comandante Provinciale dei Carabinieri Gabriele Vitagliano, il Comandante Provinciale della Guardia di Finanza Michele Bosco, i sostituti procuratori Daria Monsurrò Giuseppe Bontempo e Valerio De Luca oltra a numerosi sindaci della provincia.

“Non ci hanno fermato e non hanno vinto – ha detto Tina Montinaro – perché questa macchina continua a percorrere chilometri e a viaggiare in tutta Italia e noi andiamo avanti, a testa alta”. “Latina è una delle città che ha reagito meglio e di più alla presenza della criminalità organizzata,- ha detto Cioffredi - quindi, esporre qui, la teca della Quarto Savona, l’auto di scorta del giudice Falcone a bordo della quale viaggiavano tre agenti di polizia morti, rappresenta la testimonianza di una città che ha gli anticorpi per il contrasto alle mafie”. Commosso anche l’intervento del Questore Amato. “Commozione e orgoglio per gli uomini che hanno sacrificato la propria vita - ha detto - sperando che questa teca sia di stimolo alle coscienze e perché non si debba diventare eroi soltanto dopo le tragedie”. “Ognuno di noi deve fare la sua parte – ha aggiunto il Prefetto Trio – ed essere di esempio con i comportamenti e l’azione quotidiana”.  “Dobbiamo insegnare ai ragazzi il valore della memoria racchiusa nella nostra storia - ha esortato il sindaco Coletta - anche quella dei momenti più tragici e delle vite sacrificate per servire lo Stato”.

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La "Quarto Savona Quindici”, questo il nome in codice della scorta che rimarrà in esposizione fino al 3 dicembre, rappresenta un monito perenne per non dimenticare la strage di Capaci e tutte le vittime innocenti delle mafie.

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