Uccise la convivente a colpi di piccozza, ora una perizia psichiatrica

La difesa di Emanuele Riggione, in carcere per l’omicidio di Elena Panetta, punta a farlo dichiarare incapace di intendere e volere

Forse era incapace di intendere e volere Emanuele Riggione, l’autotrasportatore di Terracina che il 5 agosto scorso ha ucciso a colpi di piccozza la convivente in un appartamento di Roma e poi si è costituito nella caserma dei carabinieri di Latina.

Il legale del 42enne, l’avvocato Angelo Palmieri, sta infatti per richiedere una perizia psichiatrica per accertarne le condizioni di salute. La vittima, Elena Panetta, 57 anni,  con la quale Riggione conviveva da otto mesi, era stata trovata morta nella sua abitazione in via Corigliano Calabro mentre l’autore del brutale omicidio, fuggito dalla capitale, era arrivato nel capoluogo pontino e aveva confessato di averla uccisa.

Agli investigatori aveva raccontato che la donna non aveva voluto dargli i soldi per una dose di cocaina e così lui, colto da un raptus, l’aveva colpita più volte in testa e sul corpo con una piccozza, un racconto che aveva trovato conferma nel rinvenimento del cadavere con accanto l’arma utilizzata per l’omicidio. Ai carabinieri aveva anche raccontato che intendeva suicidarsi ma alla fine non ci era riuscito.

Ora la difesa cercherà di dimostrare che Riggione, originario di Terracina, è incapace di intendere e volere attraverso una perizia psichiatrica.

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