Cronaca Aprilia

Questione rifiuti, le precisazioni della Rida Ambiente di Aprilia

Dopo che nei giorni scorsi alcuni Comuni pontini avevano segnalato delle "criticità" in merito al conferimento dei rifiuti urbani indifferenziati presso l'impianto della Rida, la società ha voluto fare alcune precisazioni

Il caso era esploso alcuni giorni fa, quando alcune amministrazioni comunali della provincia di Latina, avevano segnalato delle “criticità” in merito al conferimento dei rifiuti urbani indifferenziati presso l’impianto della Rida di Aprilia.

Del caso si era interessato anche il prefetto di Latina Antonio D’Acunto che aveva scritto alla Regione affinchè facesse chiarezza sulla situazione.

Oggi la stessa società di Aprilia, ha voluto fare delle precisazioni in merito “all’aggiornamento della tariffa regionale di accesso che Rida Ambiente deve praticare ai comuni conferenti i propri RSU”.

DI SEGUITO LA NOTA DELLA RIDA AMBIENTE

Com’è noto, una minoranza dei comuni pontini che conferiscono i propri RSU presso il nostro impianto (in tutto cinque), tra cui il Comune di Latina, ha sollevato obiezioni sul provvedimento di aggiornamento della tariffa di accesso che le amministrazioni locali devono versare, in base alla normativa regionale vigente, quale corrispettivo della prestazione di trattamento e recupero dei loro rifiuti urbani con produzione di combustibili (CDR/CSS), avviati a termovalorizzazione con recupero di energia, e smaltimento degli scarti residui in discarica.
Nelle notizie riportate, tuttavia, non si trova alcun cenno alla circostanza che la RIDA ha ottenuto nel 2013 il dovuto aggiornamento tariffario (la precedente tariffa era ferma ai valori del 2010) soltanto grazie ad una sentenza del TAR Lazio, passata in giudicato, che ha riconosciuto il gravissimo ritardo accumulato dalla Regione Lazio.
È comprensibile, quindi, il disagio dei comuni nell’affrontare in un’unica soluzione un aumento che, in condizioni di normalità sarebbe dovuto essere graduato nel tempo. La responsabilità è tuttavia esclusivamente da attribuirsi ai ritardi accumulati dall’amministrazione regionale (soprattutto sotto la passata gestione), non certo alla scrivente che, anzi, ha continuato e continua ancora  a lavorare in perdita  nel tentativo di assicurare,  finché possibile la prestazione ai comuni conferenti. Peraltro, la RIDA, ben comprendendo le difficoltà in cui versano le amministrazioni locali, ha spontaneamente offerto ai comuni di concordare le modalità più opportune e ragionevoli per assorbire in maniera non traumatica il pur dovuto aggiornamento tariffario.
Ciò premesso, la suddetta minoranza di amministrazioni locali, piuttosto che adeguarsi al dovuto aggiornamento tariffario, comunque sopportabile, ha preferito conferire i propri rifiuti fuori dell’ATO di appartenenza ad un impianto (quello della SAF di Frosinone) la cui tariffa di accesso (122,26 Euro/ton) è superiore a quella della RIDA Ambiente (114 Euro/ton), senza considerare l’aggiunta dei maggiori costi di trasporto (circa 20 Euro/ton), con oneri che andranno a gravare inevitabilmente sui rispettivi cittadini.
Lasciamo ai lettori, e agli elettori, di valutare la ragionevolezza di tale comportamento in tempi di crisi della finanza pubblica e di grande sofferenza economica delle famiglie.
Appurato che l’aggiornamento era dovuto (per sentenza passata in giudicato), la suddetta minoranza di comuni ne ha contestato anche le modalità applicative, con particolare riguardo alla decorrenza e all’indice ISTAT applicabile.
Anche in questo caso, non abbiamo trovato menzione della circostanza che la decorrenza dell’aggiornamento è stata fissata dal relativo provvedimento regionale, in ossequio alla giurisprudenza amministrativa formatasi sull’argomento (TAR Lazio, Roma, n. 6097/2002; Cons. Stato, sez. V, n. 66/2014), così come del fatto che la scrivente ha applicato un indice ISTAT di rivalutazione, già concordato lo scorso anno con i medesimi comuni senza alcuna obiezione da parte loro, e peraltro conforme alla giurisprudenza in materia (Cons. Stato, sez. V, n. 3119/2012).
Non solo: la RIDA si è comunque resa disponibile ad inserire nei contratti una clausola di garanzia per i comuni, e così ha fatto, obbligandosi all’immediata restituzione di qualsiasi somma che, ad un eventuale vaglio giurisdizionale, si dovesse riscontrare non (più) dovuta.
Nessun comportamento “arbitrario” né “monopolistico” dunque da parte della scrivente – visto che tra l’altro in questi mesi i comuni pontini, quando hanno ritenuto, si sono rivolti al fornitore di servizi volta per volta più gradito, purtroppo di solito anche relativamente più costoso – tantomeno con riferimento alla “tempistica” dei pagamenti “ordinaria” (già concordata in passato con tutti i comuni conferenti senza obiezioni). Tempistica che si uniforma semplicemente agli standard europei sui pagamenti della P.A. (30 gg.) e che, comunque, è necessitata dal fatto che la RIDA, a differenza delle discariche, è un impianto “intermedio” il quale, dopo il trattamento dei RSU, deve conferire i propri flussi in uscita ai termovalorizzatori e alle discariche che impongono altrettanta puntualità nei pagamenti, pena l’interruzione delle loro prestazioni con le conseguenze sull’intera filiera di gestione (blocco totale) che ognuno può immaginare da sé.
Sotto tale profilo è paradossale che si imputi alla RIDA di voler applicare pedissequamente le disposizioni legislative in materia – poste a garanzia del buon andamento, dell’imparzialità e della trasparenza della P.A. – da parte di chi nulla obiettava di fronte all’accumularsi in passato di ingentissimi debiti nei confronti delle discariche. Il che avveniva all’oscuro dei cittadini, ponendo poi le amministrazioni comunali in condizioni di oggettiva “minorità” di fronte alle pretese, quelle sì, “monopolistiche” dei gestori delle medesime discariche, verso le quali, però, non abbiamo mai sentito sollevare analoghe obiezioni.
La puntualità e la trasparenza che la RIDA impone ai suoi contraenti consente invece ai cittadini di avere sempre il polso della situazione finanziaria pubblica (senza che si accumulino mai debiti incontrollati e pericolosi per l’autonomia decisionale dell’Ente locale) e di poter quindi esercitare un controllo democratico e diffuso sull’imparzialità, efficacia ed efficienza delle amministrazioni locali che li rappresentano.
In conclusione, Signor Direttore, la RIDA ha come sempre rispettato soltanto la legge e – dopo che la Commissione europea, il Ministero dell’ambiente, l’Autorità Antitrust, il TAR e la Magistratura penale lo hanno in varie sedi accertato per quanto di rispettiva competenza – non dovrebbe essere consentito ancora dubitarne.
Quanto al Partito delle Discariche, che dopo i rovesci recentemente inflitti dalla Magistratura penale è probabilmente in fase di riorganizzazione e si esercita in nuove strategie, abbiamo un annuncio: nonostante tutti i suoi sforzi, siamo ancora in piedi e non abbiamo alcuna intenzione di mollare
”.

                                 

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